Le azioni restano sovrane negli investimenti a lungo termine, dice Deutsche Bank
- 28 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Se l’orizzonte di investimento è a lungo termine, i dati storici indicano che le azioni tendono a offrire i rendimenti più elevati. Uno studio sui rendimenti a lungo termine condotto da Deutsche Bank, che ha analizzato serie storiche di 56 economie risalenti all’Ottocento, rileva che le azioni hanno fornito rendimenti reali medi annui pari al 4,9% nel corso di due secoli.
Un portafoglio tradizionale 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni) si è avvicinato a questo risultato con un rendimento reale medio annuo del 4,2%, mentre i titoli di stato hanno reso il 2,6% e l’oro, spesso considerato rifugio, ha inciso solo per lo 0,4% annuo.
Jim Reid e Galina Pozdnyakova di Deutsche Bank hanno scritto:
“La storia mostra che gli investitori sono stati ricompensati in modo consistente per aver assunto rischio e per aver capitalizzato dividendi e cedole disponibili in azioni e obbligazioni.”
Il ruolo delle valutazioni iniziali
Oltre alla classe di attivo scelta, lo studio sottolinea che le valutazioni iniziali esercitano un’influenza decisiva sui rendimenti futuri. I mercati che partono da quotazioni contenute tendono a generare rendimenti molto più solidi nel lungo periodo, mentre quelli con valutazioni elevate spesso sottoperformano.
Nel periodo degli ultimi 70 anni, portafogli costruiti su azioni a bassa valutazione hanno sovraperformato quelli basati su azioni a valutazione elevata di quasi 9 punti percentuali all’anno in termini reali.
Il mercato degli Stati Uniti è stato un’eccezione recente, offrendo rendimenti superiori alla media globale nonostante valutazioni elevate: l’indice S&P 500 ha registrato un rialzo significativo nel 2025.
Deutsche Bank ha osservato:
“Si tratta dell’eccezione, non della regola, sia a livello internazionale sia nel lungo periodo.”
Crescita economica e ancoraggio dei rendimenti
Lo studio identifica il PIL nominale — la combinazione tra crescita reale e inflazione — come l’elemento di ancoraggio più importante per i rendimenti a lungo termine. Nel secolo scorso il PIL mondiale è cresciuto in media del 5,7% annuo, fenomeno che ha sostenuto performance robuste di azioni e obbligazioni.
Tra i paesi presi in esame, Svezia e Stati Uniti hanno registrato le migliori performance azionarie storiche, con rendimenti reali medi annui rispettivamente attorno al 7,5% e al 7,2%. Al contrario, Italia ha mostrato la performance azionaria reale più contenuta del campione, intorno al 2,5% annuo, influenzata da periodi prolungati di instabilità politica e crescita economica debole.
Negli ultimi anni la dinamica del PIL globale si è indebolita: nei mercati sviluppati il PIL nominale è tornato a livelli osservati nel XIX secolo. Ne consegue che, già entro la fine del 2024, i rendimenti azionari reali a 25 anni nelle economie avanzate erano scesi ai livelli più bassi da oltre un secolo.
Demografia, produttività e prospettive future
Il quadro demografico e i guadagni di produttività sono elementi centrali per valutare le prospettive dei rendimenti futuri. Una crescita demografica più lenta e progressi produttivi modesti potrebbero rendere il prossimo secolo meno generoso rispetto al precedente.
Deutsche Bank indica che 32 paesi potrebbero vedere una riduzione della popolazione in età lavorativa, mentre 21 paesi potrebbero registrare un calo della popolazione complessiva entro il 2050, con implicazioni negative per la crescita potenziale e la domanda aggregata.
Che cosa significa per gli obbligazionisti
Per gli investitori in obbligazioni il livello iniziale dei rendimenti è determinante. Storicamente, quando i rendimenti dei titoli a 10 anni scendono sotto il 3% tendono a produrre rendimenti reali negativi nel lungo periodo.
Questo è un elemento di attenzione perché buona parte del debito governativo in Europa continua a trattare intorno a quei livelli, mentre i rendimenti negli Stati Uniti, pur essendo più alti, potrebbero scendere se la Federal Reserve riducesse i tassi di riferimento nel prossimo futuro.
Il ruolo dell’oro e degli asset che generano reddito
L’oro ha registrato un rendimento annuo medio del 7,45% dal 2000, ma il metallo mostra una performance storica complessiva meno convincente se confrontato con asset che generano flussi di reddito come azioni e obbligazioni.
Per gli investitori, la capacità di ricevere dividendi o cedole è spesso cruciale per i rendimenti reali a lungo termine, poiché questi flussi possono essere reinvestiti e contribuire alla capitalizzazione complessiva del portafoglio.
Implicazioni pratiche per gli investitori
Le evidenze storiche suggeriscono alcune regole pratiche: mantenere un orizzonte temporale esteso, privilegiare la diversificazione tra classi di attivo e aree geografiche, prestare attenzione alle valutazioni di partenza e considerare l’importanza dei flussi di reddito prodotti dagli investimenti.
Inoltre, dato il possibile ritorno a rendimenti reali più contenuti a livello globale, la selezione degli asset, la gestione del rischio e la pianificazione fiscale diventano strumenti essenziali per perseguire obiettivi di rendimento reali nel lungo periodo.
In sintesi, la storia premia chi accetta rischio misurato e beneficia dell’effetto di capitalizzazione dei flussi, ma il contesto iniziale — valutazioni, crescita economica, dinamiche demografiche e livelli dei tassi — rimane determinante per i risultati futuri.