Italia leader nell’economia circolare, ma resta indietro sulla biodiversità
- 28 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’analisi congiunta dei principali rapporti ambientali europei e nazionali delinea un quadro sfaccettato per Italia: da un lato emergono punti di forza nella gestione dei materiali e nelle energie rinnovabili; dall’altro permangono criticità rilevanti sulla conservazione delle specie, l’uso del suolo e la vulnerabilità climatica.
Ispra e SNPA hanno osservato:
“Non si tratta di studi separati, ma di una cornice conoscitiva unica basata su indicatori ambientali ufficiali, aggiornati costantemente dalle istituzioni competenti.”
Italia protagonista nell’economia circolare
I confronti con i dati europei mostrano che Italia si posiziona fra i paesi più virtuosi per quanto riguarda il riutilizzo e la valorizzazione dei materiali. Il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha raggiunto il 20,8% nel 2023, quasi il doppio della media della UE (11,8%), collocando il Paese fra i primi nella graduatoria europea.
Questi risultati contribuiscono a una minore dipendenza dalle risorse vergini e sostengono l’efficacia delle politiche di economia circolare, con benefici potenziali in termini di riduzione dei costi energetici e di impatto ambientale.
Sul fronte delle emissioni, l’Italia ha ridotto le emissioni di gas serra del 26,4% tra il 1990 e il 2023. Parallelamente cresce l’impegno verso l’agricoltura biologica e l’uso di energie rinnovabili, che hanno superato gli obiettivi previsti per il 2020 e puntano a raggiungere il 38,7% di consumo energetico da rinnovabili entro il 2030.
Biodiversità: una sfida ancora aperta
Nonostante la ricchezza biologica del territorio, lo stato di conservazione complessivo della biodiversità in Italia resta preoccupante. Solo l’8% degli habitat naturali è in condizioni favorevoli di conservazione; inoltre il 28% delle specie di vertebrati e il 24% delle piante vascolari valutate risultano a rischio di estinzione.
Il consumo di suolo è una criticità che pesa sulla capacità di tutela degli habitat: nel 2024 sono stati persi 7.850 ettari, equivalenti a 21,5 ettari al giorno, con impatti che si ripercuotono sulla connettività ecologica e sulla resilienza degli ecosistemi.
Gli indicatori climatici aggravano il quadro: il 2024 è risultato il più caldo dall’inizio delle serie storiche (1961), i ghiacciai alpini perdono massa a ritmo sostenuto e il livello del mare continua a innalzarsi di alcuni millimetri l’anno, fenomeni che richiedono politiche di adattamento mirate e programmate nel lungo periodo.
Le conseguenze economiche degli eventi climatici estremi sono cresciute in maniera significativa: le perdite economiche pro capite legate a tali eventi sono aumentate fino a quintuplicare in sette anni e, dal 2017, Italia si colloca stabilmente oltre la media europea, con implicazioni per la gestione del rischio e per la pianificazione territoriale.
Per rafforzare la risposta alle criticità individuate, le istituzioni nazionali e locali sono chiamate a integrare azioni di conservazione della biodiversità, strategie di contenimento del consumo di suolo, investimenti in infrastrutture resilienti e misure di contrasto al cambiamento climatico, utilizzando gli indicatori ufficiali come base per il monitoraggio e la valutazione delle politiche.