Case green, la roadmap a rischio: mancano 15mila professionisti per l’edilizia sostenibile
- 28 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Entro la fine dell’anno Italia, come gli altri Stati membri della Unione europea, dovrà consegnare la prima bozza del programma nazionale di ristrutturazione del patrimonio edilizio previsto dalla direttiva Case Green, che stabilisce obiettivi e scadenze per la transizione energetica degli edifici.
Green Building Council Italia, la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e l’Accademia Italiana di Biofilia (Aib) segnalano però un rischio significativo: la carenza di figure professionali altamente specializzate nel settore dell’edilizia sostenibile — stimata in circa 15mila unità — potrebbe ritardare l’attuazione del piano nazionale e il rispetto delle scadenze comunitarie.
Scadenze e obiettivi principali
Le disposizioni comunitarie fissano tappe precise per il miglioramento energetico del patrimonio edilizio. A partire dal 1° gennaio 2028 gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno rispettare lo standard “zero emissioni”, esteso a tutti i nuovi immobili a partire dal 1° gennaio 2030.
Per gli edifici residenziali è prevista una riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Per gli immobili non residenziali è richiesta la riqualificazione del 16% degli edifici con peggiori prestazioni entro il 2030, con estensione al 26% entro il 2033. Infine, entro il 31 dicembre 2040 è programmata la completa eliminazione delle caldaie a combustibili fossili.
Impatto economico stimato
La transizione verso un parco edilizio più efficiente rappresenta una trasformazione strutturale che comporta investimenti significativi: secondo stime recenti l’Italia potrebbe dover sostenere circa 85 miliardi di euro entro il 2030 per le riqualificazioni energetiche, con un potenziale giro d’affari complessivo di circa 280 miliardi di euro considerando impatti diretti, indiretti e indotto (dato Centro Studi geometri italiani).
Le analisi di settore indicano inoltre che oltre il 60% degli edifici residenziali italiani è stato costruito prima del 1976, ossia prima della prima normativa sul risparmio energetico, e che una quota rilevante del patrimonio si trova nelle classi energetiche meno performanti: nel 2024 il 45,3% degli edifici residenziali risultava nelle classi energetiche inferiori (F-G), come evidenziato da dati ENEA-CTI.
Il fabbisogno di competenze lungo la filiera
La trasformazione del patrimonio edilizio richiede nuove competenze che coprano tutta la filiera: progettazione integrata, tecnologie impiantistiche ad alta efficienza, materiali a basso impatto, gestione della performance energetica, rendicontazione di sostenibilità e strumenti finanziari dedicati. Al momento, però, si registrano difficoltà rilevanti nel reperimento di figure specializzate.
In alcuni comparti critici, come l’impiantistica elettrica, il gap di offerta di competenze specializzate può arrivare fino al 75%. Complessivamente si stima l’assenza di circa 15mila professionisti “green”: progettisti e consulenti per la qualità e la salute negli edifici, specialisti in decarbonizzazione, esperti per la rendicontazione di sostenibilità e certificatori accreditati per standard quali Leed, Breeam, Well e Gbc.
Rischi per l’attuazione della direttiva
La mancanza di professionisti qualificati può tradursi in ritardi nell’attuazione delle normative nazionali di recepimento, nell’esecuzione dei lavori di riqualificazione e nella certificazione delle prestazioni. Questi ritardi avrebbero impatti a catena su obiettivi climatici, costi di investimento e tempi di ritorno economico delle opere.
Misure necessarie per colmare il divario
Per ridurre il gap di competenze è necessario un approccio coordinato tra istituzioni pubbliche, sistema formativo e mercato del lavoro. Tra le azioni prioritarie vanno considerate l’ampliamento e la specializzazione dei percorsi universitari e ITS, programmi di formazione continua rivolti a tecnici e imprese, e la creazione di certificazioni professionali riconosciute a livello nazionale.
È importante inoltre rafforzare gli strumenti finanziari che incentivino la domanda di lavori di riqualificazione: meccanismi di garanzia per prestiti verdi, obblighi di efficienza negli appalti pubblici, fondi di cofinanziamento e incentivi fiscali possono stimolare investimenti e creare mercato per i professionisti specializzati.
Il ruolo delle politiche regionali e locali è cruciale per organizzare percorsi di upskilling, anticipare il fabbisogno territoriale e coordinare i soggetti coinvolti — dalle amministrazioni comunali alle imprese del costruito — in modo da evitare concentrationi di domanda che aggraverebbero la carenza di competenze.
Prospettive e raccomandazioni
Per rispettare le scadenze imposte dalla direttiva Case Green e sfruttare le opportunità economiche della transizione, è necessario mettere in campo un piano nazionale di accompagnamento che combini formazione, regolazione e strumenti finanziari. Un intervento tempestivo sulla formazione professionale e sulla certificazione delle competenze può ridurre il rischio di ritardi e moltiplicare l’impatto occupazionale ed economico del processo di decarbonizzazione del settore edilizio.
Se non si interviene con misure strutturate e coordinate, il ritardo nell’entrata in servizio di professionisti qualificati potrebbe compromettere la capacità del Paese di conseguire gli obiettivi ambientali e di trarre pieno vantaggio dalle economie legate alla riqualificazione del patrimonio costruito.