L’oro supera per la prima volta in 30 anni i titoli del tesoro USA

Per la prima volta dalla metà degli anni Novanta, le banche centrali straniere detengono più oro che Treasury statunitensi, un segnale significativo di cambiamento nella percezione globale di sicurezza, liquidità e affidabilità degli asset di riserva.

Dati e tendenza degli acquisti

I dati confermano un’inversione storica: le statistiche raccolte da Barchart mostrano il sorpasso, mentre le banche centrali proseguono una serie di acquisti record che si estende nel 2025.

Secondo il World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato un netto di 19 tonnellate ad agosto, dopo averne aggiunte 10 a luglio; l’andamento porta il totale annuo su una traiettoria che può avvicinarsi a circa 900 tonnellate. Si tratterebbe del quarto anno consecutivo in cui gli acquisti globali superano oltre il doppio della media di lungo periodo.

Il Kobeissi Letter ha segnalato che le banche centrali acquistano oro da 16 anni consecutivi, la serie più lunga mai registrata, dopo averne venduto per oltre due decenni prima del 2010.

Kobeissi ha scritto:

“Le banche centrali non possono smettere di acquistare oro.”

Motivi e meccanismi dietro il movimento

Le ragioni di questo spostamento vanno oltre il semplice timore dell’inflazione. Ricercatori macroeconomici osservano che la recente ascesa dell’oro è legata al crollo dei saldi di reverse repo della Federal Reserve, l’insieme di strumenti attraverso i quali la liquidità in eccesso viene parcheggiata in modo sicuro per brevi periodi.

Sunil Reddy ha spiegato:

“Quando quei saldi sono quasi scomparsi, l’oro è salito verticalmente… Il capitale cerca ciò che non può fallire — la moneta dura. L’oro non è più soltanto un rifugio contro l’inflazione; sta diventando un collaterale pristino — l’asset dell’ultima fiducia.”

In parallelo, indicatori di finanza pubblica mostrano che il governo degli Stati Uniti destina una quota crescente delle entrate al servizio del debito, una dinamica che erode la fiducia estera nei Treasury in presenza di stallo politico e aumento dell’indebitamento.

Alcuni analisti sottolineano che non è cambiato l’oro in sé, ma il metro di riferimento: dalla metà degli anni Settanta le valute principali, come la sterlina britannica e il franco svizzero, hanno perso tra il 70% e il 90% del loro valore se misurate rispetto all’oro.

Concorrenti digitali e reazioni di mercato

La crescita dell’interesse verso l’oro si accompagna a discussioni sulla possibile migrazione di parte del capitale verso asset digitali. Il commento di alcuni investitori in criptovalute mette in relazione fluttuazioni di breve periodo dell’oro con movimenti di Bitcoin e altri asset digitali.

Lark Davis ha osservato:

“Se BTC assorbe anche solo una frazione della capitalizzazione di mercato dell’oro, potrebbe iniziare un rally notevole… 1% corrisponde a 134.000$, 3% a 188.000$.”

Mister Crypto ha scritto:

“L’oro digitale è il prossimo.”

Chi osserva i mercati fa notare però che il recente calo dell’oro è stato in gran parte meccanico: una grande operazione su un ETF ha attivato scatti algoritmici, amplificando la volatilità intraday. Durante la correzione, alcuni ETF legati all’oro in Cina hanno addirittura aumentato l’esposizione.

Un analista ha commentato:

“Nessuno di rilievo ha venduto.”

Implicazioni per politica monetaria e mercati

Il passaggio delle banche centrali dal ruolo di venditore a quello di acquirente seriale di oro ridefinisce la gestione delle riserve ufficiali e influisce sulla progettazione delle politiche monetarie e fiscali. Un aumento della componente in metalli preziosi nei bilanci ufficiali modifica la natura del collaterale accettato nei mercati e può influenzare i tassi di interesse, la stabilità valutaria e gli equilibri geopolitici legati alla sovranità monetaria.

Crypto Jargon ha osservato:

“Se coloro che controllano la macchina della moneta stanno accumulando oro, cosa dovremmo accumulare noi?”

Per gli operatori e le autorità la lezione è chiara: monitorare l’evoluzione delle composizioni patrimoniali ufficiali, la dinamica dei flussi verso metalli e asset digitali, e le possibili ricadute su mercati del credito e politiche macroeconomiche. Il comportamento delle banche centrali potrebbe infatti segnare i prossimi anni sia per i mercati finanziari sia per la definizione stessa del concetto di moneta.