A 49 anni la catena di pizzerie preferita si rifugia nel capitolo 11

Il settore delle pizzerie negli Stati Uniti è tra i comparti della ristorazione più competitivi, con due grandi catene di pizza che compaiono tra le prime otto catene di fast food per numero di punti vendita nel 2025.

Le catene con il maggior numero di locali erano: Subway (19.502), Starbucks (16.935), McDonald’s (13.559), Dunkin’ (9.768), Taco Bell (7.604), Domino’s (7.014), Burger King (6.701) e Pizza Hut (6.557).

Leader di mercato e obiettivi di espansione

Domino’s si conferma tra i principali operatori e ha dichiarato l’intenzione di aggiungere nuove unità in franchising nel corso dell’anno fiscale, consolidando così la propria presenza capillare sul territorio.

Sandeep Reddy ha dichiarato:

“Ritengo che l’appetito da parte dei franchisee rimanga molto forte, motivo per cui la visibilità sul pipeline di aperture quest’anno è, francamente, leggermente migliore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e siamo molto fiduciosi sulle 175 nuove sedi di cui parliamo per quest’anno.”

Questa strategia di crescita riflette la fiducia nella domanda dei franchisee e nella capacità del modello franchising di sostenere l’espansione nonostante le sfide macroeconomiche.

Difficoltà economiche e impatto sulle catene

Negli ultimi anni molte catene di pizzerie hanno dovuto fronteggiare venti contrari: concorrenza intensa, aumenti dei costi del lavoro e delle materie prime, oltre a canoni di locazione elevati. Questi fattori hanno spinto diverse aziende a ristrutturazioni extra-giudiziali, chiusure di punti vendita e, in alcuni casi, a richieste di protezione fallimentare ai sensi del Chapter 11.

La catena con base a Seattle Mod Pizza, che nel 2024 contava circa 500 locali, ha chiuso una parte dei punti vendita prima di essere ceduta a un gruppo di ristorazione californiano. Anche dopo la cessione, la società ha continuato a ridimensionare la propria presenza fisica.

Operare tramite il modello franchising espone i singoli franchisee a rischi finanziari particolari: alcuni operatori dei marchi più noti hanno presentato istanza di Chapter 11. Tra questi si segnalano operatori collegati a Domino’s e a Little Caesars, che hanno avviato procedure per ristrutturare debiti e rimodulare le attività operative.

Piccole catene locali, meno in grado di assorbire aumenti di costo e cali di traffico, hanno frequentemente fatto ricorso alla procedura di Chapter 11. Nel 2025 diverse insegne con dozzine di punti vendita hanno avviato pratiche concorsuali per cercare soluzioni che consentano la continuità aziendale o una riorganizzazione ordinata.

Un esempio di ridimensionamento è quello di Fired Pie, catena nata a Phoenix nel 2013 che aveva raggiunto circa 20 locali prima della pandemia. La società ha depositato istanza di Chapter 11 in un periodo recente, riducendo il proprio numero di punti vendita nello stato dell’Arizona e concentrandosi su mercati locali.

Il caso di Streets of New York

Una delle catene locali di rilievo in Phoenix, la pizzeria familiare Streets of New York Inc., ha presentato una petizione per la protezione in base al Chapter 11 presso il tribunale fallimentare federale del distretto dell’Arizona.

Nella domanda la società ha riportato un intervallo patrimoniale e debitorio compreso tra 100.000 e 1.000.000 di dollari. Tuttavia, il tribunale ha evidenziato alcune carenze documentali e ha emesso una comunicazione di mancanza di elementi necessari per proseguire la pratica; di conseguenza il giudice capo ha disposto il rigetto della procedura, invitando la società a eventualmente ripresentare la petizione con la documentazione completa per riattivare il processo di riorganizzazione.

Eddward P. Ballinger è il giudice che ha firmato l’ordine di chiusura del fascicolo, sulla base delle mancanze riscontrate negli atti presentati.

Streets of New York, fondata nel 1976 e a conduzione familiare, gestisce sedici locali, quindici dei quali nello stato dell’Arizona e uno a Las Vegas. La proposta gastronomica si basa su pizze in stile newyorkese e piatti tradizionali della pizzeria: calzoni, lasagne, baked ziti, ravioli al formaggio, pollo alla parmigiana, spaghetti con polpette, una selezione di panini farciti, zuppe, insalate, antipasti e dolci.

Implicazioni per il settore e prospettive future

Le ricorrenti difficoltà finanziarie tra operatori della ristorazione rapida evidenziano alcune tendenze strutturali: pressione sui margini dovuta ai costi operativi, necessità di innovazione nei formati di servizio (consegna, asporto, digitale), e sensibilità dei consumatori a prezzi e qualità. Per i franchisee il rischio principale rimane la rigidità dei contratti di locazione e la volatilità dei ricavi.

Dal punto di vista degli investitori e dei proprietari immobiliari, la riduzione del numero di punti vendita può portare a negoziazioni sui canoni e a una riconfigurazione degli spazi commerciali, mentre per i consumatori si possono verificare concentrazioni di offerta nei mercati più densamente popolati.

Nel medio termine è prevedibile una maggiore selezione naturale: catene con modelli operativi più resilienti, controllo dei costi e capacità di adattamento alle nuove abitudini di consumo saranno più propense a espandersi, mentre gli operatori con marginalità ridotte potrebbero cercare soluzioni di consolidamento o ristrutturazione.

Per le autorità e gli stakeholder del settore, comprendere e monitorare l’impatto delle dinamiche di costo, dei contratti di locazione e delle condizioni del credito sarà fondamentale per favorire una transizione ordinata e mitigare gli effetti sociali legati a chiusure e riorganizzazioni.