Draghi: per l’Ue non c’è alternativa al federalismo pragmatico

Mario Draghi è tornato a intervenire sul futuro dell’Europa durante la cerimonia di consegna del Premio Princesa de Asturias per la Cooperazione Internazionale, tenutasi a Oviedo nel Teatro Campoamor. Il riconoscimento è stato motivato dalla giuria come attestazione del suo ruolo nella difesa dell’integrazione europea e nella promozione della cooperazione internazionale.

Premessa e contesto

L’intervento si è inserito in un dibattito più ampio sull’adeguatezza delle istituzioni dell’Unione Europea a fronte di uno scenario strategico in rapido cambiamento, tra tensioni geopolitiche, pressioni economiche e difficoltà nella formazione di posizioni comuni. La riflessione riprende temi già affrontati dall’ex presidente della BCE in precedenti occasioni pubbliche, incluse manifestazioni a Coimbra e al Cotec, dove era presente anche il presidente Sergio Mattarella.

Mario Draghi ha detto:

“Quasi ogni principio su cui si fonda l’UE è sotto attacco. Il mondo è cambiato e l’Europa fatica a rispondere.”

Il concetto di federalismo pragmatico

Dagli interventi di Draghi emerge la proposta di un federalismo pragmatico: non una rivoluzione istituzionale immediata, ma un percorso operativo che permetta all’Europa di agire su dossier strategici senza restare bloccata dai tempi lunghi e dagli ostacoli dell’unanimità formale. Questo approccio punta a coniugare efficacia decisionale e pluralità di velocità tra gli Stati membri.

Mario Draghi ha spiegato:

“Si tratta di un federalismo basato su temi specifici, flessibile e capace di agire al di fuori dei meccanismi più lenti del processo decisionale dell’UE. Sarebbe costruito da ‘coalizioni di volenterosi’ attorno a interessi strategici condivisi.”

Con l’espressione coalizioni di volenterosi si intende la possibilità che gruppi di Stati membri, anche non rappresentativi dell’intera Unione, avanzino iniziative comuni su difesa, energia, tecnologia o politica industriale, creando de facto percorsi di integrazione differenziata senza necessità di modifiche immediate ai trattati europei. Questa opzione implica però un equilibrio politico delicato: occorre garantire legittimità, coerenza con il mercato unico e meccanismi che evitino frammentazioni permanenti.

Divisioni e nodi aperti nell’UE

La proposta di Draghi giunge in un momento in cui le spaccature tra i Ventisette sono evidenti su più fronti. Nelle recenti conclusioni del Consiglio europeo l’intesa sulla posizione verso l’Ucraina è stata raggiunta da 26 Paesi, con l’assenza dell’Ungheria su alcuni punti. Allo stesso tempo, l’ipotesi di impiegare attività finanziarie russe confiscate per sostenere i prestiti di ricostruzione ha incontrato veti o riserve da parte di alcuni governi, tra cui il Belgio e capitali che esprimono dubbi, Roma inclusa.

I leader europei hanno inoltre messo in luce divergenze sul rapporto tra competitività economica e Green Deal, con visioni differenti su tempi, costi e strumenti per conciliare la transizione ambientale con la crescita industriale. Per affrontare questi temi è stato convocato un Consiglio europeo straordinario dedicato al dossier della competitività, al quale sono attese figure come Draghi e Enrico Letta, autore di un rapporto sul mercato unico.

Reagire alle crisi: responsabilità e politiche comuni

Nel suo discorso Draghi ha delineato le trasformazioni geopolitiche e i rischi per i pilastri che hanno sostenuto la prosperità europea: apertura commerciale, multilateralismo, diplomazia e leadership climatica. Ha richiamato la tradizione europea di risposta alle crisi — dalla crisi del debito sovrano al recupero dopo la pandemia — ma ha sottolineato che la natura delle sfide odierne è più complessa e richiede strumenti nuovi e una volontà politica forte.

Mario Draghi ha ricordato:

“Abbiamo costruito la nostra prosperità sull’apertura e sul multilateralismo: ora affrontiamo protezionismo e azioni unilaterali. Abbiamo creduto che la diplomazia potesse garantire la nostra sicurezza: ora vediamo il ritorno della potenza militare come strumento per affermare interessi. Abbiamo promesso leadership nella responsabilità climatica: ora alcuni si ritirano mentre noi sosteniamo costi crescenti.”

Alla platea di Oviedo Draghi ha posto una domanda cruciale sul piano politico e istituzionale: quale livello di gravità deve raggiungere una crisi perché i leader europei trovino la volontà di agire congiuntamente? La domanda invita a riflettere su inadeguatezze strutturali — regole decisionali, capacità di difesa comune, strumenti finanziari condivisi — e sulla necessità di costruire consenso politico per soluzioni effettive.

Il messaggio centrale è pragmatico: se la modifica formale delle regole è complessa e lenta, l’Unione Europea può comunque rafforzare la propria resilienza attraverso iniziative tematiche, accordi intergovernativi e pratiche di cooperazione rafforzata che preservino unità di fondo e rispetto delle istituzioni comunitarie. La sfida per i leader europei è combinare ambizione politica e strumenti operativi credibili per rispondere a una congiuntura internazionale più sfidante.



Author: Tony
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