Nuova Transizione 5.0 e Zes rifinanziate, più risorse ma niente svolta
- 23 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il disegno di legge di bilancio, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri e prima di approdare al Parlamento, non sembra delineare una rotta nuova per la politica industriale italiana: le misure annunciate appaiono prevalentemente come rimodulazioni e rifinanziamenti di strumenti già esistenti, più che come innovazioni di sistema.
Quadro generale della proposta
Tra gli elementi che emergono dallo schema approvato, il fronte degli incentivi agli investimenti in beni strumentali è quello che subisce le modifiche più evidenti: il meccanismo proposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy arriva nella manovra con il nome di Piano Transizione 5.0, che sostituisce in buona parte gli strumenti degli anni precedenti senza, però, mutarne in modo radicale la filosofia di fondo.
Strumenti fiscali: dal credito d’imposta ai maxi-ammortamenti
La trasformazione più significativa riguarda la forma fiscale dell’agevolazione: si abbandonano i crediti d’imposta per tornare a meccanismi di deduzione fiscale potenziata, i cosiddetti maxi-ammortamenti, che consentono di ridurre l’imponibile attraverso quote di ammortamento maggiorate. Sul piano pratico si tratta di una differente modalità di beneficio fiscale—con effetti di liquidità e di bilancio distribuiti in modo diverso rispetto ai crediti immediati.
Dal punto di vista degli obiettivi, tuttavia, poco cambia: rimangono incentivi di carattere orizzontale, legati all’acquisto di beni e non alla selezione di settori strategici. È previsto un premio aggiuntivo per gli investimenti che incidono sulla riduzione dei consumi energetici, a sottolineare l’attenzione alla transizione ecologica più che alla riorganizzazione settoriale delle filiere produttive.
Dotazione finanziaria e tempistiche
Sul piano delle risorse si registra un evidente ridimensionamento rispetto al quadro precedente: la manovra stanzia complessivamente circa 4 miliardi di euro per spese effettuate nel 2026, con una finestra prolungata per consegne e installazioni completate entro il 30 giugno 2027. Questo profilo finanziario suggerisce vincoli stringenti sia in termini di capacità di spesa che di programmazione degli investimenti aziendali.
La disponibilità ridotta implica che il supporto per singola impresa potrebbe essere inferiore rispetto agli anni più generosi: ciò rischia di rallentare il processo di modernizzazione per chi non è già pronto a investire o per gli investimenti più consistenti e specializzati, che richiedono stanziamenti più rilevanti e continui nel tempo.
Impatto sulle imprese e sulla politica industriale
Per le imprese, e in particolare per le piccole e medie imprese, il ritorno ai maxi-ammortamenti può rappresentare un vantaggio fiscale nel medio periodo ma offre meno liquidità immediata rispetto ai crediti d’imposta. Questo ruolo della forma fiscale pesa sulle decisioni di investimento e sulla capacità di favorire una più rapida transizione tecnologica e ambientale.
Sul piano della politica industriale, la scelta di strumenti sostanzialmente orizzontali mantiene una logica non selettiva: se da un lato semplifica l’accesso, dall’altro può risultare insufficiente per sostenere settori ad alta tecnologia o filiere ritenute strategiche a livello nazionale ed europeo. Un’azione più mirata avrebbe potuto combinare incentivi per beni strumentali con interventi specifici per ricerca, formazione e infrastrutture critiche.
La transizione dalla fase di proposta a quella parlamentare sarà cruciale: il Parlamento può intervenire con emendamenti per rimodulare priorità, destinazione delle risorse e criteri di accesso, inserendo elementi di targeting o prevedendo stanziamenti aggiuntivi per investimenti strategici.
Osservazioni conclusive
Nel complesso, la manovra così come delineata sembra privilegiare la continuità rispetto alla discontinuità: misure riformulate e risorse ridotte indicano una fase di contenimento fiscale più che di rilancio industriale ambizioso. Per orientare efficacemente la politica industriale sarà necessario monitorare l’attuazione del Piano Transizione 5.0, valutare l’efficacia dei meccanismi di incentivo e considerare interventi aggiuntivi che possano sostenere investimenti strategici, innovazione e capacità produttiva nazionale.