Intelligenza artificiale in Italia metà del paese più preoccupata che entusiasta
- 21 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’atteggiamento degli italiani verso l’intelligenza artificiale (IA) è caratterizzato da una combinazione di interesse e diffidenza. Un recente rapporto del Pew Research Center, pubblicato il 15 ottobre e basato su oltre 28.000 interviste condotte in 25 Paesi, mostra che nel nostro Paese prevale nettamente la preoccupazione rispetto all’entusiasmo riguardo all’uso crescente della IA nella vita quotidiana. Circa metà degli italiani manifesta infatti un sentimento “più preoccupato che entusiasta”, mentre una minoranza si dichiara ottimista. Il resto degli intervistati esprime percezioni ambivalenti, oscillando tra speranza e timore.
In Europa, solo la Grecia e la Francia evidenziano un livello di ansia paragonabile a quello degli italiani. Le principali fonti di preoccupazione riguardano la possibile perdita del controllo umano, i rischi per l’occupazione e l’intrusività della tecnologia nelle decisioni pubbliche. La IA viene percepita come una forza potente ma difficile da gestire, con la questione centrale che rimane quella della fiducia nei soggetti incaricati di governarla.
I dati su questo punto sono particolarmente espressivi: solo il 41% degli italiani crede che il proprio governo sarà in grado di regolamentare efficacemente l’intelligenza artificiale, un valore più basso rispetto alla media globale del 55%. Ancora più scettico è il giudizio relativo all’Unione Europea, dove soltanto quattro italiani su dieci ritengono che Bruxelles possa fissare norme equilibrate e trasparenti per l’utilizzo della IA. Ciò avviene nonostante l’AI Act rappresenti uno dei quadri regolatori più articolati e ambiziosi a livello mondiale. Questo dato pone l’Italia tra i Paesi con maggiore diffidenza nel continente, insieme a Grecia e Polonia.
Percezioni interne e differenze demografiche
Analizzando le differenze all’interno del tessuto sociale italiano, emerge una lieve variazione delle percezioni. I giovani adulti, in particolare coloro sotto i 35 anni, si dichiarano più informati e propensi ad accogliere l’innovazione tecnologica. Quasi il 60% di questa fascia anagrafica afferma infatti di essere “molto informato” sull’intelligenza artificiale, a fronte di meno del 30% tra gli over 50.
Inoltre, il livello di istruzione e l’uso frequente di internet influenzano significativamente la percezione della IA. Coloro che hanno un titolo universitario oppure navigano in rete “quasi costantemente” tendono a dimostrarsi più fiduciosi e meno intimiditi dal progresso tecnologico rispetto a chi ne ha una conoscenza più limitata.
La dimensione di genere: sfide e diffidenze
Un ulteriore elemento di polarizzazione emerge nel confronto tra generi. Le donne appaiono generalmente più diffidenti rispetto agli uomini nei confronti della tecnologia, mostrando meno fiducia nelle istituzioni e manifestando maggiori preoccupazioni sulle conseguenze sociali dell’automazione. Questo scenario evidenzia un dibattito ancora immaturo, nel quale la conoscenza concreta dell’intelligenza artificiale rimane superficiale, mentre i timori si accompagnano a un senso di esclusione tecnologica.
In conclusione, la diffidenza degli italiani verso l’IA richiama l’importanza di promuovere una maggiore trasparenza e una regolamentazione chiara, che possa contribuire a consolidare la fiducia pubblica e a favorire un uso responsabile dell’intelligenza artificiale, ponendo attenzione agli impatti sociali e occupazionali.