I resi retail raggiungeranno 849,9 miliardi di dollari nel 2025

Le restituzioni nel settore retail rappresentano il 15,8% delle vendite annuali realizzate dai rivenditori quest’anno, una cifra in linea con il 16,9% dell’anno scorso, quando il valore totale dei resi al dettaglio ha raggiunto i 890 miliardi di dollari.

Katherine Cullen, vicepresidente per l’industria e le analisi dei consumatori presso la National Retail Federation (NRF), ha spiegato:

“Le restituzioni non sono più il punto finale di una transazione. Offrono invece ai rivenditori l’opportunità di creare un’esperienza positiva per i clienti e possono tradursi in fedeltà al marchio. I retailer sono in continua evoluzione per soddisfare le aspettative dei consumatori e riconoscono l’importanza del processo di reso.”

Nonostante il tasso generale di restituzione resti stabile, alcune categorie affrontano pressioni maggiori. Secondo il rapporto, si stima che nel 2025 il 19,3% delle vendite online sarà restituito.

Inoltre, l’influenza della Generazione Z si fa sentire anche nel fenomeno delle restituzioni: i consumatori tra i 18 e i 30 anni hanno effettuato in media 7,7 resi di acquisti online nell’ultimo anno, più di qualsiasi altra generazione.

Le aspettative dei consumatori riguardo le restituzioni sono in aumento. La gratuità dei resi rappresenta un elemento fondamentale per l’acquisto, indicato dal 82% degli intervistati, in crescita rispetto al 76% dell’anno precedente. L’immediatezza è un altro fattore decisivo, con il 76% dei consumatori che preferisce opzioni di reso che offrano un rimborso o uno scambio istantaneo.

Tuttavia, un’esperienza negativa durante il processo di reso può scoraggiare i clienti dal tornare ad acquistare. Circa il 71% degli acquirenti dichiara di essere meno propenso a fare acquisti da un rivenditore dopo un’esperienza deludente, un dato in aumento rispetto al 67% rilevato nel 2024. Inoltre, quattro consumatori su cinque affermano che condivideranno tale esperienza negativa con amici e familiari, amplificando l’impatto sul brand.

Priorità dei rivenditori e costi delle restituzioni

I rivenditori intervistati indicano come principali obiettivi per il 2026 l’aumento delle vendite online e la riduzione delle percentuali di reso. Le principali ragioni per cui i retailer applicano costi sui resi sono l’aumento delle spese operative per la gestione dei resi (40%), l’incremento dei costi di spedizione da parte dei corrieri (40%) e l’incertezza economica con possibili dazi doganali (33%). Complessivamente, quasi due terzi (64%) dei commercianti considerano prioritario aggiornare il processo di gestione dei resi entro i prossimi sei mesi.

Frodi e comportamenti dei consumatori

Un problema persistente nel settore rimane la frode legata ai resi, che rappresenta il 9% del totale. Parallelamente, i consumatori, in particolare i più giovani, adottano comportamenti che risultano costosi per i rivenditori. Circa due terzi degli intervistati ammettono di aver messo in pratica almeno una prassi di reso dispendiosa, come il “wardrobing” (usare un prodotto per un breve periodo prima di restituirlo) e il “bracketing” (acquistare diverse taglie o varianti con l’intento di restituire quelle non desiderate), o addirittura restituendo articoli differenti o scatole vuote.

Quasi la metà dei consumatori (45%) considera accettabile “distorcere la verità” nel processo di reso, particolarmente se non soddisfatti dell’acquisto.

David Sobie, cofondatore e CEO di Happy Returns, ha commentato:

“Le politiche di reso e i relativi processi si sono trasformati in un punto strategico cruciale per i retailer, influenzando il modo in cui i consumatori più giovani affrontano gli acquisti fin dall’inizio. Per rimanere competitivi in un contesto di crescenti tassi di reso e pratiche come il ‘bracketing’, i rivenditori devono modernizzare la logistica inversa, migliorare la soddisfazione dei clienti, ridurre le frodi e proteggere le loro operazioni nell’attuale panorama retail ad alta pressione.”