È il momento giusto per comprare azioni Oracle?
- 20 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Dopo un notevole rialzo legato a notizie entusiasmanti sull’intelligenza artificiale e sul cloud, Oracle (NYSE: ORCL) ha perso parte dei guadagni accumulati venerdì. Le azioni sono diminuite di circa il 7% dopo i forti aumenti registrati nei giorni precedenti, dovuti alle prospettive ambiziose a lungo termine e ai report su impegni cloud di grande entità.
Il colosso dei database e delle applicazioni enterprise è stato uno dei principali beneficiari della crescita dell’intelligenza artificiale (AI) nel 2024, in un contesto in cui le aziende cercano di assicurarsi capacità di calcolo adeguate. Il dibattito attuale riguarda se questa recente correzione rappresenti una concreta opportunità di ingresso o semplicemente un fisiologico riequilibrio del mercato.
Oracle è storicamente noto per i suoi database e le applicazioni aziendali, ma oggi il motore di crescita è la sua piattaforma di cloud computing hyperscale, Oracle Cloud Infrastructure, che supporta sia il training che l’inferenza di modelli AI, oltre ai carichi di lavoro tradizionali. Dalle recenti dichiarazioni aziendali emerge un business con un’insolita visibilità sulla domanda futura. Tuttavia, per trasformare questa domanda in ricavi profittevoli su larga scala sarà necessario un consistente investimento di capitale e una performance impeccabile nell’esecuzione. Inoltre, pur avendo una solida previsione della domanda, rimangono dei rischi legati a potenziali cambiamenti nel mercato.
Lo scenario alla base della flessione di venerdì si basa sul report del primo trimestre fiscale, pubblicato il mese scorso, nel quale Oracle ha segnalato un aumento significativo della Remaining Performance Obligation (RPO), ovvero il valore dei contratti già sottoscritti ma non ancora riconosciuti come ricavi. La direzione ha comunicato un balzo del 359%, arrivando a 455 miliardi di dollari, grazie alla firma di diversi accordi plurimiliardari. Questi dati spiegano sia il rally azionario in occasione dell’annuncio sia la mutata percezione degli investitori, che ora considerano Oracle non solo come un vendor software maturo, ma come una piattaforma cloud in rapida espansione con ricavi pluriennali già assicurati.
Nei giorni successivi, l’azienda ha organizzato un evento dedicato all’AI per gli analisti, svelando ambiziosi obiettivi a lungo termine riguardanti i ricavi da infrastrutture cloud e la crescita complessiva. La direzione prevede di raggiungere 166 miliardi di dollari di ricavi dalla cloud infrastructure entro il 2030 fiscale e un fatturato totale di 225 miliardi di dollari nello stesso periodo, con un utile rettificato per azione di 21 dollari.
È stato inoltre comunicato che, nell’arco di trenta giorni, Oracle ha registrato nuovi impegni per 65 miliardi di dollari, inclusi 20 miliardi siglati con Meta Platforms. Questi contratti derivano da clienti diversi da OpenAI, a conferma che la domanda è effettivamente concreta, la durata dei rapporti è lunga e il portafoglio clienti si sta diversificando oltre il principale cliente di riferimento.
Interpretare il calo delle azioni dopo le relazioni ottimistiche
La domanda a questo punto è: perché le azioni sono scese venerdì nonostante una prospettiva così incoraggiante? Le aspettative erano già elevate dopo l’annuncio sull’RPO e la forte performance dei mesi precedenti, e i dettagli svelati durante la giornata per gli analisti hanno acceso nuove preoccupazioni sulle spese necessarie per realizzare una capacità così ampia in tempi brevi. È ragionevole nutrire dubbi riguardo agli investimenti in capitale e alla pressione sul flusso di cassa libero nel breve termine, mentre Oracle costruisce nuovi data center, acquista hardware e finanzia contratti a lunga durata.
Un flusso di cassa negativo per uno o due anni non comprometterebbe la narrazione a lungo termine, tuttavia aumenterebbe i rischi e influenzerebbe il giudizio degli investitori sulla tempistica e sull’entità del ritorno economico.
Questi elementi aiutano a capire il contesto della vendita di venerdì. Nonostante la flessione, la capitalizzazione di mercato di Oracle si attesta intorno agli 830 miliardi di dollari, rispetto ai meno di 500 miliardi di un anno fa, a testimonianza del significativo riprezzamento di quest’anno dovuto alle aspettative di una crescita sostenuta e redditizia nel cloud. È vero che il titolo resta sotto il picco raggiunto a settembre, dopo la sorprendente crescita dell’RPO, ma il valore rimane nettamente più alto rispetto a dodici mesi fa, a un livello che sembra già riflettere una valutazione elevata.
Considerata la complessità degli investimenti necessari e la natura incerta dell’evoluzione tecnologica e della domanda, per gli investitori potrebbe risultare più prudente assumere una posizione contenuta e ben calibrata, invece di puntare con decisione su Oracle.
L’espansione della capacità legata all’intelligenza artificiale comporta rischi specifici per l’esecuzione aziendale che devono essere valutati con attenzione. Il cosiddetto RPO (Revenue Performance Obligation) non corrisponde a un flusso di cassa garantito: diventerà ricavo e flusso di cassa solo nel momento in cui Oracle attiverà la nuova capacità e i clienti aumenteranno l’utilizzo. Inoltre, il mercato è altamente competitivo, con concorrenti ben finanziati che puntano anch’essi ad acquisire quote nel settore in rapida crescita dei carichi di lavoro AI.
Un aspetto cruciale riguarda anche il finanziamento dell’espansione. Se la crescita della capacità dovesse essere sostenuta da un aumento dell’indebitamento o di altre forme di credito, ciò potrebbe comportare rischi per il bilancio e comprimere i margini di redditività. Infatti, l’agenzia di rating Moody’s ha recentemente evidenziato i rischi associati ai contratti AI di Oracle, stimati intorno ai 300 miliardi di dollari, sottolineando le preoccupazioni legate all’alto leverage derivante da ingenti investimenti in capitale.
Per gli investitori interessati a valutare il titolo a seguito della recente flessione del prezzo, potrebbe risultare strategico iniziare con una posizione contenuta. Il volume degli ordini accumulati e la crescente lista di clienti importanti confermano una prospettiva pluriennale favorevole per Oracle Cloud Infrastructure. Tuttavia, le aspettative sono elevate e il capitale necessario per mantenere la promessa di questi accordi sarà significativo.
Questo scenario suggerisce di adottare una strategia prudente: aprire una piccola posizione e considerare aumenti progressivi in base al raggiungimento di risultati concreti o a eventuali ulteriori correzioni del mercato, anziché investire l’intero capitale in una sola soluzione. Se Oracle riuscirà a trasformare efficacemente la domanda contrattuale in ricavi con margini solidi e a portare a termine l’espansione della capacità prevista, il calo odierno del titolo potrebbe rivelarsi un’opportunità nel medio-lungo termine.
Prima di procedere all’acquisto delle azioni di Oracle, è importante considerare un ulteriore elemento di riflessione: il team di analisti di uno stimato servizio di consulenza finanziaria ha recentemente identificato le dieci migliori azioni da acquistare ora, e Oracle non figura tra queste. Le società selezionate sono ritenute in grado di generare rendimenti eccezionali nei prossimi anni.
Un esempio storico supporta questa analisi: quando la società Netflix fu inclusa nella lista il 17 dicembre 2004, un investimento di 1.000 dollari al momento della segnalazione avrebbe oggi un valore di oltre 646.000 dollari. Analogamente, per Nvidia, entrata nella lista il 15 aprile 2005, lo stesso investimento sarebbe salito a oltre 1,1 milioni di dollari.
Vale la pena sottolineare che la media complessiva dei rendimenti generati dalle azioni consigliate da questo servizio supera il 1.000%, una performance nettamente superiore rispetto al ritorno del 189% dell’indice S&P 500. Per chi è interessato a un possibile aggiornamento sulla nuova lista top 10, il servizio di consulenza offre un’ampia community di investitori individuali e strumenti dedicati.