È tempo che l’industria della crypto prenda sul serio la minaccia dell’intelligenza artificiale e del calcolo quantistico

Se un sistema di intelligenza artificiale dovesse mai riuscire ad attaccare o compromettere la crittografia di una blockchain affermata – anche solo in un contesto di ricerca white hat – tutte le crisi di vendita che il mondo crypto ha conosciuto fino a quel momento sembrerebbero insignificanti. Nel caso in cui un computer quantistico riuscisse a violare una blockchain, sarebbe come chiudere definitivamente tutto. Il valore stesso delle blockchain verrebbe minato in modo irreversibile.

La buona notizia è che esiste una tabella di marcia tecnica ben definita per prevenire questo scenario. Alcuni protocolli, anche se non abbastanza, la stanno già implementando. Ma perché molte realtà stanno invece facendo passi indietro?

Questa rappresenta una minaccia concreta e imminente che l’intero settore crypto sta ignorando a suo rischio e pericolo. Per tutelare il futuro della tecnologia decentralizzata, è imprescindibile un aggiornamento urgente dell’infrastruttura, che preveda una collaborazione attiva con le industrie che rappresentano il maggior pericolo: l’intelligenza artificiale e il calcolo quantistico.

Che sia per orgoglio, protezionismo o competitività, le collaborazioni cross-settoriali e le attività di adeguamento tecnico per garantire una resilienza futura stanno procedendo a un ritmo insufficiente. Di conseguenza, la tecnologia pensata per migliorare la condizione umana si sta rendendo sempre più vulnerabile proprio rispetto alle infrastrutture che la influenzeranno maggiormente.

La tecnologia blockchain, infatti, sta finalmente offrendo sistemi sicuri, trasparenti e autonomi su scala globale. Tuttavia, le minacce provenienti dall’intelligenza artificiale – e in futuro anche dal calcolo quantistico – evidenziano come il settore crypto non stia facendo abbastanza per proteggere ciò che ha costruito finora.

Minacce dall’intelligenza artificiale

Uno studio recente dell’Università di Cornell ha analizzato come gli agenti basati su AI collegati a protocolli blockchain possano essere manipolati da attori malevoli che alterano la loro memoria o il contesto operativo. Questi individui possono inserire dati falsi o comandi non autorizzati, provocando trasferimenti non legittimi o violazioni del protocollo, trasformando così gli agenti crypto guidati dall’AI in strumenti di attacco.

Parallelamente, l’AI nelle mani degli aggressori sta già alimentando una crescita di cybercrimini. Attacchi di phishing potenziati dall’AI, malware sofisticati e exploit zero-day si diffondono rapidamente, mentre le difese tradizionali faticano a tenere il passo.

La minaccia del calcolo quantistico

Tuttavia, è altrettanto urgente affrontare il problema della quasi totale insensibilità mostrata dall’industria crypto nei confronti del calcolo quantistico. Pur essendo ancora a circa un decennio dall’essere in grado di violare le blockchain, il rischio che comporta è molto più grave di un attacco informatico generato dall’AI.

Gli esperti avvertono che entro dieci anni macchine quantistiche potenti potrebbero essere in grado di decifrare le chiavi crittografiche che proteggono fino al 25% di tutti i Bitcoin, soprattutto quelli conservati in wallet tradizionali con chiavi pubbliche esposte.

Ricerche recenti hanno già dimostrato la vulnerabilità della crittografia a chiave pubblica tradizionale, che rappresenta la base dei protocolli blockchain, agli algoritmi quantistici esistenti oggi. Gli standard di crittografia post-quantistica (PQC) stanno emergendo grazie a enti di sicurezza governativi come il NIST e l’ENISA, ma l’industria crypto non sta ancora adottando tali indirizzi con la dovuta serietà.

Ritardi e rischi di inattività

Il problema principale è che molti operatori privilegiano una crescita rapidissima rispetto a un’espansione responsabile e non si stanno muovendo né con la necessaria tempestività né in collaborazione con esperti di AI e calcolo quantistico per fornire un’effettiva protezione futura ai sistemi attuali.

Solo pochi progetti blockchain, come Sui, Ethereum e Algorand, stanno lavorando attivamente allo sviluppo e al testing di algoritmi post-quantistici, con Sui che ha persino risolto il problema della compatibilità con gli account più vecchi, non predisposti per la crittografia quantistica. Nonostante i progressi negli standard NIST, molte tra le reti più importanti al mondo continuano ad utilizzare ECDSA senza aggiornamenti quantistici.

Le ricerche evidenziano una diffusa impreparazione tra le piattaforme principali, aumentando così l’esposizione a rischi sistemici.

Le conseguenze della mancata azione sono concrete. Se l’AI penetrasse nelle blockchain, gli attacchi potrebbero diventare invisibili, subdoli e di vasta portata. Agenti dotati di memorie false potrebbero spostare il denaro in maniera illegittima, compromettere la sicurezza dei contratti o sabotare i protocolli DeFi.

Inoltre, se il calcolo quantistico arrivasse prima della completa adozione di algoritmi quantisticamente sicuri, gli aggressori potrebbero ricostruire chiavi private, riscrivere storie delle transazioni e minare i wallet degli utenti, compromettendo così la fiducia faticosamente conquistata dall’intero ecosistema.

Fortunatamente c’è ancora tempo per mitigare questi rischi sistemici, ma la migrazione verso tecnologie resistenti al futuro e la creazione di partnership strategiche devono iniziare subito. Ogni attore del settore crypto ha dunque la responsabilità di agire con determinazione e lungimiranza per preservare il valore e la sicurezza delle tecnologie decentralizzate.

È fondamentale che ogni protocollo di criptovaluta esamini attentamente il proprio inventario crittografico e cominci a pianificare un’implementazione graduale della crittografia post-quantistica, ben prima delle scadenze suggerite dalle agenzie di sicurezza. Rimandare non rappresenta una strategia valida, poiché potrebbe facilmente verificarsi un salto innovativo nella computazione quantistica o nell’intelligenza artificiale, accelerato proprio dall’IA, che anticiperebbe di anni la tempistica della minaccia.

Oltre all’assenza di azioni concrete per rendere i blockchain resilienti a livello di protocollo, le collaborazioni significative tra aziende del settore crypto, dell’intelligenza artificiale e della computazione quantistica sono ancora limitate. Non vi è un numero sufficiente di realtà AI che sviluppano insieme a quelle crypto framework sicuri di agenti operanti nel mondo delle criptovalute, né una collaborazione adeguata fra l’industria blockchain e il mondo accademico quantistico.

Per questo motivo, operatori crypto e ricercatori nell’ambito di IA e tecnologia quantistica dovrebbero congiuntamente sviluppare modelli di coesistenza. Ciò include la creazione di meccanismi in cui le blockchain proteggano le uscite dell’intelligenza artificiale, come registri immutabili, storie decisionali trasparenti e governance affidabili.

Un miglior coinvolgimento con i regolatori è altresì indispensabile. Collaborare con enti come il NIST (National Institute of Standards and Technology) e l’ENISA (Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza informatica) per testare e contribuire a perfezionare gli standard emergenti di crittografia post-quantistica è determinante. Chi partecipa alla definizione di ciò che costituisce un protocollo resistente al quantum è anche più propenso a implementarlo in modo corretto e sicuro.

Un approccio collaborativo e integrato porterà a misure di sicurezza più efficaci, in grado di proteggere governi, imprese, individui e tecnologie che guidano il progresso globale. Ancora più importante, l’integrazione tra crypto, IA e computazione quantistica offre numerose opportunità per migliorare la società qualora lavorassero in sinergia. Integrazioni più profonde tra settori non solo accrescono la sicurezza, ma rafforzano anche l’economia mondiale.

Grazie alle collaborazioni tra tecnologia quantistica e crypto, si potrebbe immaginare l’esistenza di reti che integrano firme e crittografie sicure contro gli attacchi quantistici sin dal loro avvio. Ed è proprio qui che emergono possibilità entusiasmanti: queste reti potrebbero conservare dati scientifici di nuova generazione – come scoperte mediche, ricerche genomiche e modelli climatici – garantendo che neanche gli avversari più evoluti dell’era quantistica possano alterare la verità storica. I progressi quantistici, così, diventerebbero alleati anziché minacce.

Solo attraverso una collaborazione proattiva con le comunità dell’intelligenza artificiale e della computazione quantistica, il settore crypto potrà mantenere fede alla sua promessa. Potrà costruire sistemi non solo sicuri contro le minacce future, ma capaci anche di potenziare il potenziale umano. Al contrario, se il comparto non riuscirà a instaurare partnership efficaci con altri settori, né a prendere iniziative autonome per mitigare i rischi, molte delle innovazioni di cui oggi si parla con entusiasmo rischieranno di svanire completamente.