I pagamenti degli interessi renderanno le stablecoin più interessanti?
- 18 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
A livello globale, le stablecoin stanno iniziando a essere regolate da un quadro normativo piuttosto omogeneo e convergente. Queste devono essere garantite da asset reali di alta qualità, sottoposte a verifiche regolari e gli emittenti non possono offrire interessi sui saldi detenuti in stablecoin. Il divieto di pagamento degli interessi è presente nel GENIUS Act negli Stati Uniti, nella regolamentazione Markets in Crypto-Assets (MiCA) nell’Unione Europea e in leggi analoghe adottate a Hong Kong e Singapore.
Tuttavia, applicare efficacemente questo divieto di pagamento degli interessi potrebbe rivelarsi complesso. Uno degli argomenti più discussi a sostegno di questa proibizione è che essa aiuti a mantenere la liquidità all’interno del sistema bancario tradizionale, dove le autorità di regolamentazione e supervisione hanno un controllo più accurato sulla gestione dei rischi. Indipendentemente dalla validità del ragionamento, è improbabile che tale misura sia realmente efficace e, peggio ancora, le iniziative volte a eludere il divieto potrebbero generare conseguenze indesiderate.
Anche se non definiscono esplicitamente “interessi”, alcune piattaforme di scambio di criptovalute stanno già offrendo “ricompense” che somigliano a tassi di interesse per il semplice possesso di asset in stablecoin. Inoltre, se non sono previsti premi, è molto semplice spostare rapidamente i propri fondi in soluzioni con rendimenti come AAVE. Alcuni servizi di pagamento, come la carta di debito Mastercard di Metamask, eseguono addirittura queste operazioni in modo istantaneo e automatico durante gli acquisti, permettendo così di mantenere sempre il capitale investito in strumenti che generano interesse.
In Europa, le norme contenute nel regolamento MiCA concedono alle autorità più ampi poteri per vietare forme di elusione del divieto di pagamento degli interessi, come i premi o la gestione automatizzata del portafoglio. Ciò comporterebbe il divieto per i fornitori di stablecoin di offrire tali servizi o di raggrupparli in pacchetti. Tuttavia, le stablecoin sono considerate asset al portatore, simili al contante, nei principali mercati globali e questo implica, tra l’altro, che gli utenti possono spostarle liberamente e utilizzarle a proprio piacimento. Al contrario, i depositi bancari rimangono in parte sotto il controllo dell’istituto presso cui sono versati.
In termini pratici, questo significa che le autorità di vigilanza possono vietare agli emittenti di stablecoin di pagare interessi, ma non possono impedire ai possessori di utilizzare quei fondi in protocolli di finanza decentralizzata (DeFi) che offrono rendimenti.
Attualmente, con tassi d’interesse negli Stati Uniti e in Europa attorno al 3-4% anche per i conti base, pagare una piccola commissione per investire i propri fondi in protocolli DeFi con rendimento è comunque vantaggioso. Guadagnare un tasso annuo del 4% su 1.000 dollari per 28 giorni produce circa 3,07 dollari, importo superiore ai costi di conversione da e verso stablecoin sulle blockchain più efficienti. Naturalmente, se dovessimo tornare a un contesto di tassi zero, tale opportunità di guadagno perderebbe gradualmente di valore.
Se gli utenti continueranno a spostare fondi tra stablecoin e asset a interesse variabile, un potenziale problema futuro potrebbe essere il verificarsi di movimenti monetari improvvisi e di ampia portata tra stablecoin e conti di rendimento. È possibile immaginare grandi liquidazioni mensili per pagare bollette, seguite da acquisti altrettanto massicci all’arrivo dello stipendio.
Attualmente, il rischio di tali fluttuazioni è ridotto, dato che il valore complessivo degli asset e il volume delle transazioni on-chain è ancora limitato rispetto al sistema bancario tradizionale. Tuttavia, questa situazione potrebbe mutare nei prossimi anni. L’ecosistema della blockchain, infatti, cresce continuamente e la capacità di eseguire milioni (se non miliardi) di transazioni automatiche appare sempre più realistica. L’ecosistema Ethereum elabora già circa 400.000 complesse transazioni DeFi al giorno e, grazie ai numerosi Layer 2 che operano sopra la mainnet, è disponibile una grande capacità residua pronta a sostenere nuovi carichi.
Qualora si arrivasse a una concreta attuazione del divieto di pagamento degli interessi sulle stablecoin, un possibile beneficiario nel mondo on-chain potrebbe essere rappresentato dai deposit token, o token di deposito. Questi ultimi, sebbene meno noti rispetto alle stablecoin, costituiscono un’idea promossa da istituti come JPMorgan Chase (JPMC). A differenza delle stablecoin, che sono asset al portatore, un token di deposito rappresenta un diritto specifico sulla somma depositata.
È interessante notare che i dibattiti sul pagamento di interessi sui depositi bancari non rappresentano una novità. Dopo il crollo del mercato azionario del 1929, il governo degli Stati Uniti impose normative finanziarie e bancarie molto stringenti. Tra queste, il Banking Act del 1933, noto anche come Glass-Steagall, proibì il pagamento di interessi sui conti correnti.
Questa restrizione rimase in vigore fino al 1972, anno in cui la Consumer Savings Bank di Worcester, Massachusetts, introdusse un conto “Negotiable Order of Withdrawal”, un prodotto ibrido tra conto di deposito e conto corrente, che garantiva un interesse automatico sui risparmi collegato al conto di deposito. Nel giro di pochi anni, tali conti divennero ampiamente disponibili in tutto il territorio statunitense.
Il motivo per cui i banchieri impiegarono così tanto tempo per ideare questa soluzione risiede nella mancanza di informatizzazione diffusa nel sistema bancario dell’epoca – un ostacolo che non si pone in un contesto basato sulla tecnologia blockchain.
In ogni caso, il divieto di corrispondere interessi agli utenti di stablecoin appare facilmente aggirabile. Questo suscita una riflessione: perché ripetere gli errori del passato, invece di trarne insegnamento e consentire ai fornitori di stablecoin di offrire interessi allo stesso modo delle banche tradizionali?