Extracosti e caos in dogana colpiti dai dazi Usa sui robot
- 17 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
L’impatto economico è significativo, con un aggravio di 350.000 dollari interamente a carico del cliente. Il centro di lavoro che l’azienda veneta Trevisan sta consegnando proprio in queste ore negli Stati Uniti rappresenta un esempio concreto delle conseguenze dei dazi Usa.
Questi dazi, per diversi prodotti tra cui i centri di lavoro, superano il 15% previsto dall’accordo quadro con la UE, raggiungendo il 50% sulla componente in acciaio o alluminio, elemento che deve essere valutato e prezzato separatamente.
Il direttore commerciale Massimo Marcolin sottolinea:
«L’incremento dei costi per il cliente rappresenta un problema, ma a questo si aggiungono le difficoltà legate all’incertezza doganale, dovuta all’assenza di regole precise e alla complessità delle valutazioni per i funzionari. Le prospettive generali non sono positive e molti progetti sono stati sospesi. I dazi, in ogni caso, ricadranno sui clienti perché noi non possiamo permetterci di assorbirli.»
La situazione si presenta complessa per i produttori di macchine utensili e si riflette nei dati relativi agli ordini raccolti nel terzo trimestre, resi noti da Ucimu-Sistemi per produrre. Nel complesso, si è registrata una crescita modesta dell’1,1% nel periodo luglio-settembre 2024, frutto di un aumento del 12,4% sul mercato italiano e una diminuzione di quasi otto punti percentuali all’estero.
Il co-CEO di Buffoli Transfer, Francesco Buffoli, spiega:
«Il mercato statunitense rappresenta per noi oltre il 30% del fatturato ma, da quando sono entrati in vigore i dazi, non abbiamo ricevuto nuovi ordini da Washington. Fortunatamente avevamo un backlog importante e confidiamo di rilanciare le trattative l’anno prossimo, ora ferme.»
Le sfide da affrontare sono numerose. Tra queste, la rinegoziazione dei contratti stipulati in passato per definire chi debba sostenere i nuovi dazi (finora quasi sempre i clienti) e le incertezze riguardanti i ricambi spediti negli Stati Uniti, dove alcune dogane applicano un dazio del 50% sulla parte in acciaio, mentre altre no.
Buffoli aggiunge:
«Abbiamo avuto pezzi bloccati per settimane e costi aggiuntivi per circa 250.000 euro, tra dazi, servizi extra e consulenze legali. L’impatto sui margini è chiaramente significativo.»
Le implicazioni economiche e strategiche dei dazi
L’introduzione di dazi supplementari nei confronti dei prodotti europei, oltre a inasprire le tensioni commerciali già esistenti, complica fortemente le strategie di aziende italiane e comunitarie che esportano negli Stati Uniti. Questi dazi, elevati spesso oltre la soglia concordata nelle trattative bilaterali, generano costi aggiuntivi che le imprese difficilmente possono assumere interamente, ricadendo quindi sui clienti.
Le difficoltà non riguardano solo i prezzi maggiorati ma anche la gestione amministrativa, a causa di normative doganali ambigue e applicazioni non uniformi, che rendono complicato il processo di sdoganamento e impattano negativamente sulla supply chain.
Questa situazione di incertezza determina un rallentamento dei progetti e investimenti, con potenziali ripercussioni sul piano occupazionale e sulla crescita del settore, fondamentale per l’industria manifatturiera italiana, che si fonda sulle esportazioni di macchinari altamente tecnologici.
Prospettive future e ipotesi di mediazione
Malgrado il quadro attuale non sia incoraggiante, molte aziende auspicano una possibile riapertura del dialogo commerciale tra UE e Stati Uniti che possa portare a una revisione o rimozione dei dazi in essere. Nel frattempo, i produttori devono adottare strategie di mitigazione del rischio, come la diversificazione dei mercati o la revisione degli accordi contrattuali per ripartire equamente gli oneri.
Le istituzioni italiane e comunitarie sono chiamate a sostenere il settore sia attraverso politiche di supporto sia tramite azioni diplomatiche per favorire una soluzione multilaterale che tuteli la concorrenza leale, elemento essenziale per la crescita economica e l’occupazione.