Bankitalia conferma crescita del Pil dello 0,6% nel 2024 e rivede al ribasso le previsioni per il 2026
- 17 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Banca d’Italia conferma la previsione di una crescita del Pil pari allo 0,6% per l’anno in corso, ma rivede al ribasso le proiezioni per il 2026, stimando un aumento anch’esso dello 0,6%, inferiore rispetto alle stime diffuse a giugno. Nel rapporto macroeconomico pubblicato oggi, si evidenzia che nel secondo trimestre il Pil italiano ha registrato una leggera contrazione, dovuta soprattutto al marcato calo delle esportazioni.
Durante l’estate, l’economia nazionale sarebbe tornata a una modesta espansione, sostenuta principalmente dalla ripresa degli investimenti e da un lieve incremento dei consumi.
Il comportamento prudente delle famiglie nei consumi nel 2025
La Banca d’Italia sottolinea una tendenza di cautela da parte delle famiglie in vista del 2025 riguardo alla spesa per consumi. Nel bollettino economico si rileva come “tra i nuclei familiari che segnalano una riduzione dei consumi, l’elevato livello dei prezzi rappresenta la motivazione principale”.
In particolare, nelle famiglie con minori disponibilità economiche, oltre al costo elevato dei beni, incide anche un calo del reddito disponibile. Al contrario, nei nuclei più abbienti prevalgono ragioni di natura precauzionale.
Le intenzioni di spesa per i mesi a venire restano infatti influenzate dall’incertezza legata al contesto internazionale, soprattutto tra le fasce più vulnerabili della popolazione. Tuttavia, le previsioni riflettono in misura crescente un’espansione del reddito disponibile.
Rallenta la crescita delle retribuzioni ma rimangono sopra l’inflazione
La crescita delle retribuzioni in Italia registra un rallentamento, pur mantenendosi al di sopra del tasso di inflazione. Dal bollettino economico emerge che nel secondo trimestre i salari contrattuali del settore privato non agricolo sono cresciuti del 3,2% su base annua, in diminuzione rispetto al 4,4% del periodo precedente.
Considerando un quadro di debolezza ciclica, anche le retribuzioni orarie effettive hanno proseguito il loro incremento, seppure a ritmi più contenuti, passando dal 4,1% al 2,8%.
L’istituto centrale osserva che in termini reali, sia i salari contrattuali sia quelli effettivi risultano ancora inferiori ai livelli raggiunti nel secondo trimestre del 2021, rispettivamente del 6,9% e dell’8,5%. Al contrario, nell’area dell’euro la retribuzione effettiva ha quasi pienamente recuperato il terreno perduto.
Il rallentamento della dinamica salariale, presente sia nel settore manifatturiero sia in quello dei servizi, ha contribuito a moderare l’incremento del costo del lavoro per unità di prodotto.
La decelerazione delle retribuzioni contrattuali è proseguita anche nei mesi di luglio e agosto, attestandosi al 2,6%, e si prevede che continuerà nella seconda metà dell’anno in base agli accordi contrattuali attualmente vigenti.
Tuttavia, l’andamento complessivo delle retribuzioni dipenderà anche dall’esito delle trattative in corso, in particolare quella riguardante il comparto metalmeccanico. Questo contratto, scaduto a giugno dello scorso anno, interessa quasi l’80% dei lavoratori del settore privato non agricolo e attende ancora il rinnovo.