Un gigante della tecnologia cerca la licenza bancaria negli Usa per emettere la propria stablecoin
- 16 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Sony ha sorpreso Wall Street annunciando che la sua divisione bancaria, Sony Bank, ha presentato una domanda all’U.S. Office of the Comptroller of the Currency (OCC) per istituire una banca nazionale dedicata alle criptovalute tramite la sua controllata “Connectia Trust.”
Questa iniziativa colloca il colosso tecnologico giapponese tra le prime grandi aziende globali a emettere uno stablecoin ancorato al dollaro statunitense attraverso un’istituzione regolamentata a livello federale.
La domanda descrive i piani per emettere uno stablecoin collegato al valore del dollaro USA, mantenere le riserve necessarie a garantirlo e offrire servizi di custodia e gestione di asset digitali.
Con questa richiesta, Sony si unisce a un ristretto gruppo di compagnie, tra cui Coinbase, Circle, Paxos, Stripe e Ripple, che attendono l’approvazione dell’OCC per operare come banche digitali nazionali.
Se la domanda sarà accettata, Sony diventerebbe la prima grande azienda tecnologica a ottenere una licenza bancaria negli Stati Uniti specificamente per l’emissione di stablecoin.
Questo passo testimonia la crescita degli stablecoin, che da fenomeno marginale nel mondo delle criptovalute si sono affermati come strumenti finanziari di rilievo, in particolare dopo l’approvazione del GENIUS Act negli Stati Uniti, una legge che ha istituito un quadro normativo federale unificato per gli emittenti di stablecoin, imponendo la copertura totale delle monete con liquidità o titoli di Stato e garantendo i diritti di rimborso ai possessori dei token.
Secondo la documentazione presentata da Sony, Connectia Trust intende emettere uno stablecoin ancorato al dollaro, mantenere riserve equivalenti in contanti o titoli di Stato e fornire servizi di custodia e gestione fiduciaria di asset digitali.
L’azienda ha specificato che tali attività rientrano nell’ambito delle operazioni bancarie nazionali consentite dall’OCC.
Sony Bank ha scritto nella sua domanda:
“Durante la sua fase iniziale, Trust Bank prevede di svolgere attività legate agli asset digitali riconosciute come ammissibili dall’OCC nel quadro delle competenze legali nazionali bancarie esistenti. Queste includono l’emissione di stablecoin ancorati al dollaro, il mantenimento delle riserve corrispondenti, i servizi di custodia fiduciaria non fiduciaria di asset digitali e la gestione fiduciaria degli asset per le affiliate.”
Attualmente, Anchorage Digital Bank è l’unica istituzione con un charter completo OCC specifico per crypto, anche se ha incontrato difficoltà di conformità che hanno portato a un ordine temporaneo di sospensione nel 2022, revocato nell’agosto successivo.
L’OCC, un ufficio indipendente del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, svolge un ruolo centrale in questo contesto come unico ente autorizzato a rilasciare licenze bancarie nazionali, consentendo alle aziende di operare a livello federale in tutti gli stati con una singola autorizzazione.
Ottenere un charter OCC rappresenta un passaggio fondamentale verso la legittimazione, permettendo alle imprese crypto di accedere ai sistemi di pagamento della Federal Reserve e consolidare la propria credibilità con partner istituzionali.
Un approccio regolatorio più favorevole
L’OCC ha ricevuto oltre 15 richieste da parte di aziende fintech e crypto interessate a ottenere charters fiduciari, segno di un clima regolatorio più aperto sotto la guida di Jonathan Gould, confermato quest’anno come capo dell’agenzia.
Gould, ex dirigente legale presso Bitfury, ha sottolineato pubblicamente come l’OCC “non impone barriere generali” alle banche attive nelle attività su asset digitali.
La sua nomina ha segnato un cambio di rotta: a maggio, l’OCC ha emesso nuove linee guida che autorizzano esplicitamente le banche nazionali a comprare, vendere e custodire criptovalute per conto dei clienti, a condizione che rispettino criteri rigidi di sicurezza e gestione del rischio.
Questo mutamento ha trasformato l’OCC in un regolatore più amichevole verso le criptovalute rispetto al passato, superando anni di diffidenza. Di recente, l’agenzia ha concesso lo status nazionale condizionale a Erebor Bank, dimostrando una rinnovata apertura verso istituti digitali.
La maggiore chiarezza normativa ha innescato una crescita nelle richieste di charter da parte di società finanziarie e tecnologiche desiderose di sfruttare un settore crypto tra i più redditizi: la capitalizzazione totale del mercato degli stablecoin ha superato i 300 miliardi di dollari, dominata da Tether (USDT) e USD Coin (USDC), secondo dati di DefiLlama.
Il mercato potrebbe sottrarre fino a 1.000 miliardi di dollari dalle banche globali entro il 2028, rendendo l’entrata di Sony particolarmente tempestiva in un settore in rapida crescita dell’economia digitale. Se autorizzata, Connectia Trust diventerebbe una nuova generazione di banche digitali con charter federale per asset digitali. Le conseguenze di questa mossa superano l’ambito finanziario.
La Sony Bank, già nota per i profitti stabili derivanti da mutui e operazioni in valuta estera, si è espansa con decisione nel settore della banca digitale. All’inizio dell’anno ha lanciato un sistema bancario di nuova generazione insieme all’app Sony Bank CONNECT, progettata per integrare i servizi con altre piattaforme del Gruppo Sony e con infrastrutture Web3. Gli analisti ipotizzano che l’iniziativa della stablecoin possa costituire le basi per una strategia più ampia dell’ecosistema Sony.
Similmente a quanto avviene con JPM Coin, i token di Connectia Trust potrebbero inizialmente funzionare come asset di regolamento a circuito chiuso, utilizzati internamente per trasferimenti di tesoreria, pagamenti transfrontalieri tra controllate o transazioni digitali all’interno della rete di intrattenimento di Sony. Questo potrebbe tradursi in pagamenti supportati da stablecoin su piattaforme come PlayStation, Sony Music e Sony Pictures, oppure in regolamenti istantanei tra filiali internazionali di Sony.
Un’integrazione di questo tipo conferirebbe a Sony un vantaggio nelle applicazioni di moneta programmabile, allineando la sua divisione finanziaria alle attività globali di intrattenimento e gaming, un primato potenziale per un colosso tecnologico di consumo.
È rilevante notare che Sony è attiva da tempo nel settore blockchain. A gennaio, il Gruppo Sony ha lanciato Soneiun, una rete Ethereum layer-2 sviluppata in collaborazione con Startale Group, ampliando la sua presenza nelle infrastrutture decentralizzate.
L’azienda aveva anticipato il progetto nel 2023, e attualmente questa catena conta un valore totale bloccato superiore a 75,87 milioni di dollari.