Moda ecco i rischi dell’ultra fast fashion e come il governo vuole reagire
- 15 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La cosiddetta “ultra fast fashion” rappresenta un fenomeno di vendita di moda a prezzi estremamente bassi, prevalentemente attraverso canali online. Tuttavia, questa realtà solleva questioni importanti riguardo alla sua natura e ai suoi impatti, che meritano un’analisi approfondita. Negli ultimi anni, le spedizioni di articoli di piccole dimensioni e costo contenuto, acquistati via piattaforme digitali e diretti verso l’Unione Europea, hanno registrato una crescita esponenziale.
Secondo una recente comunicazione della Commissione Europea sull’e-commerce, nel solo 2024 sono stati importati 4,6 miliardi di prodotti a basso valore economico, cioè al di sotto dei 150 euro. Un dato che si confronta con i 2,3 miliardi del 2023 e gli 1,4 miliardi del 2022, traducendosi in un volume di circa 12 milioni di pacchi al giorno. Tra i protagonisti di questo fenomeno figurano in modo rilevante rivenditori online cinesi come Temu e Shein.
In risposta a questa situazione, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha elaborato un emendamento al disegno di legge annuale per la concorrenza, con l’obiettivo di imporre obblighi ambientali più stringenti a queste aziende. Inoltre, si sta valutando un intervento più deciso in materia fiscale, anche se con cautela, considerando che la competenza principale su questi aspetti rimane nelle mani della Commissione Europea.
Il contesto europeo
Il Parlamento Europeo ha segnalato come alcuni prodotti venduti attraverso negozi online potrebbero non rispettare gli standard dell’Unione in materia di sicurezza, eco-design e tutela ambientale. Queste mancanze possono comportare rischi per la salute pubblica e per l’ambiente. Inoltre, la presenza massiccia di articoli low cost, ma non conformi alle norme, rappresenta una concorrenza sleale per le imprese europee che operano rispettando rigorosamente le regole e che faticano a competere sui prezzi.
Le criticità del commercio elettronico sono state esplicitamente menzionate nelle linee guida politiche della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per il mandato 2024–2029. Tra le misure proposte, spicca la riforma del Codice Doganale UE già avanzata nel maggio 2023. La comunicazione del febbraio 2025 ha invece proposto l’introduzione di un contributo di gestione pari a 2 euro per ogni spedizione diretta verso l’Europa, unito a nuove norme per rafforzare il controllo sulla sicurezza dei prodotti immessi sul mercato.
Le preoccupazioni del settore tradizionale
Da anni, le associazioni rappresentative delle imprese di moda hanno espresso crescente preoccupazione riguardo al modello economico dell’ultra fast fashion. Questa strategia si basa su prezzi estremamente bassi che, di fatto, incentivano un consumo usa e getta, con conseguenze negative sul piano della sostenibilità ambientale. Vengono frequentemente impiegate materie prime e processi di rifinitura poco ecologici, oltre a generare un’impronta climatica rilevante derivante dai trasporti e a trascurare i principi dell’economia circolare.
Ulteriori rischi emergono sul fronte della sicurezza dei prodotti per la salute dei consumatori. Indagini preliminari commissionate dalla Commissione Europea nei confronti di Temu, estese anche a giocattoli ed elettronica, hanno rilevato l’utilizzo di sostanze non conformi alle normative vigenti. La quantità notevole e rapida di capi di abbigliamento messi in commercio, con incrementi giornalieri che possono superare le 3.000 nuove referenze supportate anche dall’intelligenza artificiale, crea forti distorsioni concorrenziali. A risentirne sono le aziende tradizionali, sia quelle impegnate nel settore delle novità sia quelle attive nel mercato dell’usato, mettendo a rischio la sostenibilità della forza lavoro locale.