La Lega unisce Vannacci e Zaia e lancia la campagna per il Veneto
- 15 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
In seguito alla significativa sconfitta elettorale in Toscana, dove la Lega è scesa al di sotto del 5%, pochi sono stati i membri del partito a mostrare solidarietà verso il generale Vannacci, responsabile principale della campagna elettorale e della composizione delle liste. A lui viene attribuita la deludente percentuale, frutto secondo molti dell’esclusione di esponenti con maggiore esperienza e radicamento nel territorio, come l’europarlamentare Susanna Ceccardi.
I malumori si manifestano soprattutto tra i dirigenti della cosiddetta “vecchia guardia”, legati da tempo alle battaglie autonomiste e federaliste, anche se il confronto pubblico resta contenuto e privo di polemiche. Tra i pochi a esprimersi pubblicamente sull’esito del voto c’è il segretario lombardo Massimiliano Romeo, che evitando riferimenti diretti a Vannacci, ha sottolineato come «è importante il contributo di chi può aggiungere valore, ma se si perde l’identità, il legame con il territorio e la militanza, poi non ci si può sorprendere per un calo di fiducia».
Dopo tre anni dalle elezioni politiche, il dilemma irrisolto della Lega rimane: continuare come un partito regionale, focalizzato su istanze autonomiste e rappresentanza territoriale, oppure trasformarsi in un partito nazionale con una forte impronta ideologica di destra.
Vannacci: avanti con ancora maggiore determinazione
Vannacci, esponente della seconda linea del partito, non mostra segni di autocritica, ma rilancia con fermezza. Ha dichiarato:
«Chi non ha votato non dovrebbe poi lamentarsi». Ha inoltre definito il calo di consensi come «solo un punto di partenza» e ha aggiunto: «Noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo».
Non sembra quindi intenzionato a retrocedere: «Chi pensa che mi fermerò non mi conosce, chi spera che mi scoraggi sbaglia». Al contrario, ha assicurato che proseguirà «con ancora maggiore determinazione».
La campagna elettorale di Stefani in Veneto
Chi invece incarna con chiarezza le istanze autonomiste e territoriali è Alberto Stefani, candidato designato a succedere a Luca Zaia. Stefani è impegnato nella preparazione della sua campagna elettorale per la corsa a Palazzo Balbi, sede della presidenza della Regione Veneto. Nel partito molti tirano un sospiro di sollievo per il fatto che Vannacci non abbia un ruolo diretto nella strategia elettorale nel territorio veneto, tradizionalmente guidato dal Doge.
Questa sera il candidato inaugurerà la sua campagna dal Gran Teatro Geox di Padova. Accanto a lui, prenderà la parola oltre al segretario Matteo Salvini – che, sostenendo Vannacci, gli ha assegnato un ruolo di rilievo in Toscana – anche il presidente uscente, la cui guida del Veneto volge al termine dopo 15 anni consecutivi.
L’irritazione di Zaia
Il governatore Luca Zaia ha espresso il proprio disappunto per il veto imposto inizialmente sulla sua lista e successivamente sul suo nome nel simbolo della Lega. Quest’ultimo blocco, soprattutto da parte di Fratelli d’Italia, è stato motivato dall’intenzione di evitare un’impennata di consensi del Carroccio in una regione dove Fdi è diventato il primo partito alle consultazioni politiche ed europee.
Si attende che questa sera Zaia chiarisca il significato della sua dichiarazione enigmatica: «Se sono un problema, cercherò di renderlo reale, questo problema. Mi organizzerò affinché possa rappresentare pienamente i veneti».
Nel territorio si ritiene comunque probabile che Zaia sarà il capolista in tutte le circoscrizioni. All’evento di Padova sono attese circa 2000 persone, ma si verificherà anche l’assenza di alcuni esponenti della coalizione di centrodestra, che hanno già annunciato impegni alternativi. La scelta del candidato è stata infatti segnata da un lungo e complesso confronto, tra la volontà di assicurare continuità al buon governo della Lega e l’influenza cresciuta di Fratelli d’Italia in seguito ai risultati elettorali.