La stagione degli utili del terzo trimestre si apre sotto pressione macroeconomica
- 13 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
La stagione degli utili ha abbassato le aspettative, ma ciò non significa che per le aziende sia diventato più facile superarle. Gli analisti prevedono che le società statunitensi registreranno una crescita degli utili più contenuta nel terzo trimestre, circa la metà rispetto all’impennata primaverile, poiché i margini generosi lasciano spazio alle rigidità dei costi. Il settore Big Tech continua a trainare i risultati, ma per tutte le altre aziende la definizione di “domanda dei consumatori resiliente” comincia a sembrare una sfida difficile da mantenere.
Dopo due trimestri con incrementi a doppia cifra, la crescita degli utili dell’indice S&P 500 dovrebbe rallentare a circa l’8,8% su base annua, contro circa il 13% del secondo trimestre e l’11% del primo. Escludendo il settore petrolifero e del gas, la crescita attesa sale leggermente al 9,6%, ma la dinamica resta simile: il motore dei profitti è ancora acceso, seppur a ritmo ridotto. Gli investitori cercano conferme che la prossima fase rialzista possa poggiare su fondamentali solidi.
Il contesto macroeconomico non appare particolarmente favorevole. L’indicatore GDPNow della Federal Reserve di Atlanta stima una crescita del PIL nel terzo trimestre intorno al 3,1%, segnalando un momentum ancora presente ma in rapido raffreddamento. L’inflazione a agosto si è mantenuta intorno al 2,9%, in leggero aumento rispetto al 2,7% di luglio, mentre il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni si è stabilizzato poco sopra il 4%, mantenendo le valutazioni tendenzialmente tese e i nervi degli investitori più accesi. Si tratta di un mix che non suggerisce un imminente shock, bensì di un mercato dove anche risultati ordinari possono assumere connotati di segnali di allerta.
Settori in crescita e aree di rischio
Il rallentamento non è distribuito in maniera uniforme tra i diversi comparti. Secondo dati di FactSet, il settore dell’informazione tecnologica rimane il principale motore della crescita, con una stima di aumento degli utili di circa il 21%, seguito dai servizi di comunicazione e dal settore finanziario. Al contempo, il settore tecnologico mostra tra le revisioni al rialzo più significative e le aspettative di crescita più elevate, il che lo rende un elemento cruciale: ogni passo falso in questo settore avrebbe ripercussioni amplificate su tutto il mercato.
Sul versante opposto, i comparti dell’energia e dei beni di prima necessità sono attesi in contrazione, vittime di oscillazioni nei prezzi delle materie prime e di costi ancora elevati. Questo crea una dinamica di mercato sbilanciata, dove le azioni in rialzo devono mantenere il loro slancio, mentre quelle difensive non possono permettersi cali.
In particolare, il settore energetico mostra maggiore vulnerabilità: la discesa del prezzo del petrolio e margini di raffinazione irregolari spingono gli analisti a ridurre le previsioni con frequenza settimanale. ExxonMobil, che renderà noti i suoi risultati a fine mese, ha recentemente avvertito nel suo ultimo documento 8-K che ogni variazione di pochi dollari nel prezzo del petrolio può influenzare i profitti per centinaia di milioni di dollari. I beni di prima necessità affrontano invece una sfida più graduale: l’inflazione sui costi di input e la stanchezza dei consumatori. Gli aumenti dei prezzi che hanno sostenuto gli utili lo scorso anno ora rischiano di allontanare gli acquirenti, configurando uno scenario in cui anche trimestri positivi potrebbero essere accolti con indifferenza.
Nomi sottovalutati e indicazioni dal mercato
Goldman Sachs indica una ventina di titoli “trascurati” – tra cui Celsius Holdings, Cameco, Wynn Resorts e Broadcom – che potrebbero registrare picchi significativi. In un mercato dominato da pochi titoli di grande visibilità, i protagonisti meno evidenti potrebbero sorprendere con le maggiori reazioni positive nel terzo trimestre. La nota di Goldman sottolinea che lo scorso trimestre si sono registrati i movimenti azionari più erratici nelle giornate di pubblicazione dei risultati dal 2009; a muovere i prezzi è stata più la convinzione che la grandezza delle variazioni.
Tuttavia, il vero indicatore non verrà tanto dai numeri quanto dal tono delle comunicazioni aziendali, dalle cautele adottate e dalla fiducia – o dalla sua assenza – percepita in ogni commento riguardo al potere di determinare i prezzi o alla “disciplina strategica”. Con lo stallo politico a Washington che continua a rallentare la pubblicazione dei dati economici, le previsioni delle aziende potrebbero assumere un ruolo da indicatori macroeconomici affidabili. Quando Delta Airlines ha superato le attese recentemente e ha sottolineato la solidità della clientela premium, il mercato ha premiato più il clima positivo trasmesso che i dati effettivi.
Valutazioni attente e pressione sulle marginalità
Le valutazioni attuali rendono la posta in gioco particolarmente alta. Il rapporto prezzo-utili (P/E) a termine dell’indice S&P 500 si aggira intorno a 23 volte, ben sopra la media degli ultimi dieci anni. Questo non significa necessariamente che i titoli siano “carissimi”, ma indica che non c’è margine per errori o dati deludenti. Nel frattempo, le previsioni di crescita dei ricavi rimangono prudenti: il consenso degli analisti stima una crescita intorno al 5,9% per il terzo trimestre, obbligando le società a proteggere i margini solo per mantenere i risultati attesi.
Al venerdì, 23 aziende dell’indice S&P 500 avevano già pubblicato i loro risultati, con il 78,3% delle società che ha superato le stime, un dato leggermente superiore alla media storica. Altre 35 società sono attese per la settimana seguente, che vedrà come protagonisti principali le banche. JPMorgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley inaugureranno la serie, offrendo un primo test sulla concreta ripresa nel settore delle fusioni e acquisizioni, ancora spesso citata ma non sempre effettivamente consolidata.
Se il settore dell’investment banking dovesse davvero riprendersi, potrebbe contribuire a compensare il rallentamento del settore energetico e la stanchezza dei consumatori che si riflettono nel resto dell’indice. Tra le aziende in arrivo ci sono anche Johnson & Johnson e BlackRock, che offriranno un primo sguardo sul potere di determinazione dei prezzi nel settore sanitario e sulla propensione alla raccolta di asset. Le prossime due settimane saranno cruciali nel definire il tono del trimestre e, molto probabilmente, influenzeranno le revisioni previste per il resto dell’anno. Più ristretto è il gruppo di risultati aziendali esaminati, più rapidamente il sentiment può cambiare nel caso in cui i leader del mercato mostrino segnali di cedimento.
Questa stagione dei risultati non punta a record eccezionali, ma a mantenere la credibilità. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la fase di pausa dei consumi e il rallentamento dell’energia si riuniscono in una singola domanda di controllo narrativo: possono i manager dimostrare che gli investimenti effettuati lo scorso anno e il potere di fissare i prezzi siano ancora efficaci? Oppure stiamo entrando in un’epoca di mediocrità gestita con cura e precisione?
Aggiungendo gli effetti negativi del contesto macroeconomico, l’esame non riguarda più tanto l’eccellenza, quanto la capacità di resistere. Un mancato raggiungimento degli obiettivi non porterà al crollo di un’azienda; a minarne la solidità sarà piuttosto una strategia poco chiara o incoerente. Se il secondo trimestre è stato caratterizzato dalla rapidità, il terzo si concentra sulla credibilità. La crescita rallenta, la pazienza degli investitori diminuisce e la capacità di attenzione del mercato è più breve che mai.
Un trimestre con risultati puliti, un tono sicuro e un pizzico di realismo saranno probabilmente le uniche sorprese ancora apprezzate. I protagonisti di questo periodo non saranno chi si fa notare per eccessi o clamori, ma coloro che riusciranno a comunicare con efficacia il proprio rallentamento senza perdere il sostegno del mercato.
In un contesto in cui l’ottimismo è già stato completamente valorizzato, la credibilità può diventare l’ultimo bene scambiato a un valore elevato.