Borse Ue positive e Trump rassicura sulla Cina, a Milano rimbalza Stellantis

Le borse europee aprono in territorio positivo grazie alle rassicurazioni fornite dal presidente americano Donald Trump riguardo alle tensioni commerciali con la Cina. In vista degli sviluppi imminenti, il tycoon ha dichiarato che con Pechino «andrà tutto bene», sottolineando che gli Stati Uniti non vogliono danneggiare il gigante asiatico, nonostante le recenti restrizioni imposte da Pechino sulle esportazioni di terre rare.

Solo pochi giorni prima, Trump aveva annunciato l’intenzione di raddoppiare i dazi commerciali nei confronti della Cina come risposta alle nuove limitazioni sul settore delle terre rare, una mossa che aveva innervosito i mercati e gli investitori.

A livello macroeconomico, l’attenzione rimane concentrata sugli interventi delle banche centrali: martedì 14 ottobre è previsto il discorso del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, sulla politica monetaria, mentre la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, interverrà al meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), in programma dal 13 al 18 ottobre.

Tra i dati economici più attesi ci sono quelli sull’inflazione negli Stati Uniti, la cui pubblicazione mercoledì potrebbe però subire ritardi a causa dello shutdown ancora in corso nei servizi governativi americani.

Sul fronte geopolitico, si segnala il rilascio di ostaggi israeliani e palestinesi nell’ambito della «prima fase» del piano di pace promosso dagli Stati Uniti in Medio Oriente. Proprio in giornata, Donald Trump si recherà a Sharm-el-Sheikh per proseguire le trattative diplomatiche.

Lo scenario globale influisce positivamente anche sui mercati azionari: il rimbalzo dei futures di Wall Street, soprattutto in vista dell’avvio della stagione delle trimestrali, cominciata con i bilanci delle principali banche americane, favorisce l’aumento degli indici europei, incluso il FTSE MIB di Milano, dove il titolo Stellantis recupera dopo la debolezza registrata venerdì scorso.

Sul mercato valutario l’euro rimane stabile contro il dollaro, attestandosi poco sopra quota 1,16 dollari (in chiusura venerdì era a 1,1626).

Nel settore energetico, si osserva un calo del gas naturale che si avvicina a 31 euro al megawattora, mentre il petrolio mostra un rimbalzo: il Brent supera i 63 dollari al barile, e il WTI si avvicina alla soglia dei 60 dollari dopo i cali provocati dal nervosismo di venerdì legato alle negoziazioni di pace in Medio Oriente e alle preoccupazioni per l’economia globale, innescate dalle minacce tariffarie di Trump.

Prosegue la corsa dell’oro, che stabilisce un nuovo record toccando quota 4.072 dollari l’oncia, spinto dalla crescente domanda di beni rifugio in un contesto di rinnovate tensioni tra Cina e Stati Uniti, con il rischio di un consistente aumento dei dazi sui prodotti cinesi, in seguito alle restrizioni sulle esportazioni di minerali rari introdotte da Pechino e definite «ostili» da Trump.

Da parte sua, il governo cinese ha giustificato le misure adottate, sottolineandone la legittimità, ma senza procedere a ulteriori contromosse tariffarie sui prodotti americani.

Un record storico raggiunge anche l’argento, che supera i 51 dollari l’oncia, toccando i massimi livelli degli ultimi decenni. A sostenere la domanda di metalli preziosi contribuiscono altresì le preoccupazioni per l’indipendenza della Federal Reserve e la paralisi parziale del governo americano a causa dello shutdown, ormai in corso da più di una settimana.