L’impero dell’intelligenza artificiale di Oracle si basa su Nvidia ma i numeri non tornano

Oracle non teme di fare scommesse audaci. L’azienda ha costruito la propria carriera reinventandosi su larga scala, spesso investendo ingenti risorse ben prima che i concorrenti riescano anche solo a intuire le sue mosse. Ora, il mercato guarda con attenzione alla sua ultima trasformazione: un massiccio investimento nell’intelligenza artificiale sfruttando i chip all’avanguardia di Nvidia.

La collaborazione tra Oracle e Nvidia sembra una combinazione perfetta per la Silicon Valley e Wall Street. Oracle ottiene la capacità di fornire ai propri clienti, come OpenAI, potenza di calcolo dedicata all’IA, mentre Nvidia estende ulteriormente la sua presenza nel cloud aziendale. Tutti gli attori coinvolti stanno collaborando per costruire l’infrastruttura che, secondo il Chief Technology Officer di Oracle, Larry Ellison, rappresenta “la tecnologia più trasformativa del nostro tempo”.

Larry Ellison ha dichiarato agli investitori in settembre:

“Non stiamo semplicemente acquistando chip — stiamo costruendo la prossima rete di supercomputer mondiale. Questo è un cambiamento generazionale, e Oracle ha l’intenzione di guidarlo.”

Tuttavia, dietro alle grandi promesse e agli impegni miliardari si nasconde una realtà meno appariscente, che non riguarda l’hype o l’hardware, ma la matematica. Mentre Oracle si mostra sempre più determinata nel suo approccio all’IA, iniziano a emergere dubbi circa i costi reali di questo futuro e sul fatto che anche una delle realtà cloud in più rapida crescita possa sfuggire alle leggi della gravità finanziaria.

Margini sottili nell’alleanza Oracle-Nvidia

La partnership tra Oracle e Nvidia ha attirato notevole interesse, ma i margini derivanti dal cloud IA potrebbero essere più contenuti di quanto gli investitori immaginassero. Negli ultimi mesi, Oracle ha investito miliardi nella costruzione di supercluster GPU basati su hardware Nvidia, gli stessi componenti che alimentano il boom dell’intelligenza artificiale generativa in aziende come OpenAI e Anthropic.

La sfida è tanto rapida quanto costosa. Un recente report ha evidenziato come i margini nel cloud AI di Oracle siano probabilmente molto più sottili delle aspettative, nonostante il ritmo di crescita elevato di cui si parla frequentemente.

Secondo dati interni riportati nello studio, Nvidia ha generato circa 900 milioni di dollari nel trimestre appena trascorso, ma solo una frazione di questo ammontare ha impattato positivamente sul risultato netto.

Nel complesso delle finanze di Oracle, questa somma è quasi trascurabile, ma dimostra chiaramente quanto sia oneroso costruire un impero dell’intelligenza artificiale. Anche una realtà tecnologica esperta come Oracle sta capendo che la sola scala non assicura profitti, complici le elevate richieste energetiche dei data center, la carenza di chip e la pressione dei clienti a ridurre i prezzi.

Per ora, il messaggio di Oracle è di mantenere la pazienza: “prima crescita, poi profitti”. Tuttavia, in un mercato abituato a ricompense rapide, la pazienza rappresenta spesso la sfida più ardua da accettare.

Stargate: la scommessa strategica di Oracle

Stargate rappresenta il grande investimento di Oracle: un vasto progetto multi-sito negli Stati Uniti realizzato in collaborazione con OpenAI e SoftBank, capace di gestire una capacità di AI di portata gigawatt e di offrirla in affitto su scala estesa.

Se Oracle riuscirà a realizzare ciò che ha annunciato, questo progetto non solo incrementerà i ricavi, ma rivoluzionerà anche la curva dei costi, finora responsabile dei margini contenuti.

Il primo meccanismo di abbattimento dei costi è la scala: cluster più grandi permettono un utilizzo più efficiente, una gestione più facile degli orari di lavoro e meno tempi di inattività. Anche piccole ottimizzazioni, moltiplicate su migliaia di GPU, hanno un impatto significativo.

Il secondo meccanismo riguarda la composizione dell’offerta: una volta raggiunta la piena capacità, Oracle potrà vendere non solo la potenza di calcolo pura, ma anche software, soluzioni di storage, networking e servizi AI gestiti, tutti con margini superiori.

C’è inoltre un vantaggio strategico nell’acquisto: acquisire diversi lotti di generazioni di chip Nvidia in un’unica soluzione può aumentarne la disponibilità e ridurre il divario tra prezzo di listino e costo finale sostenuto. Nel medio termine, un’integrazione più stretta tra il database, il middleware e gli strumenti di intelligenza artificiale di Oracle potrà incrementare il ricavo medio per cliente senza necessità di aumentare il personale o adottare tecnologie più potenti.

Tuttavia, niente di tutto ciò si realizza automaticamente. L’intensità della spesa in conto capitale, i limiti energetici, le sfide nella costruzione e nella gestione di queste infrastrutture rimangono ostacoli da superare.

Oracle, così come la complessità nell’integrazione di nuove infrastrutture, gli orari operativi e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento, possono rallentare l’espansione prevista. Un ampliamento ritardato mantiene le marginalità bloccate senza progressi. Tuttavia, se Stargate riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati, Oracle potrà finalmente sfruttare appieno le sue risorse nella sua strategia legata all’intelligenza artificiale.

Gli investitori stanno mettendo alla prova la narrazione di Oracle sull’IA, monitorandone la capacità di crescere senza compromettere i profitti. Il portafoglio ordini dell’azienda è consistente, le collaborazioni sono solide, e gli obiettivi dichiarati sono ambiziosi, ma la pazienza di Wall Street comincia ad affievolirsi. L’interrogativo principale non riguarda tanto la domanda di capacità IA, quanto piuttosto i tempi necessari affinché arrivino ricavi soddisfacenti a livello di margini.

Oracle ha finora fatto leva sulla speranza nel breve termine: le prenotazioni cloud sono aumentate del 359% rispetto all’anno precedente e i manager hanno garantito un incremento dei tassi di utilizzo in concomitanza con l’attivazione di nuovi cluster. Tuttavia, gli investitori hanno già sentito simili promesse, e non tutte le aziende tecnologiche riescono a convertire la scala operativa in profitti concreti.

Alcuni fondi hanno iniziato a spostare capitali dalle aziende con elevati investimenti in capitale fisso (capex) nell’ambito AI verso società software più solide e con una minore esposizione al debito. Questo scenario pone Oracle in una posizione delicata: deve dimostrare che le entrate generate dall’intelligenza artificiale possano crescere più rapidamente dei conseguenti costi operativi.

Le implicazioni sono rilevanti: se Stargate avrà successo, Oracle diventerà uno dei pilastri fondamentali nell’infrastruttura globale dell’IA. Se invece il progetto non dovesse decollare, l’azienda potrebbe essere ricordata solo come un soggetto che ha contribuito allo sviluppo del futuro tecnologico senza però trarre profitti significativi da questa trasformazione.