Il governatore della Bank of England dichiara guerra agli stablecoin non regolamentati e le aziende crypto si preparano all’impatto

I toni si fanno duri nel confronto sul regolamento delle criptovalute nel Regno Unito. Il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey, ha tracciato una linea netta l’1 ottobre, dichiarando che ogni stablecoin ampiamente utilizzata nei pagamenti nel Paese dovrà essere regolamentata come il denaro detenuto in una banca tradizionale, includendo protezioni per i depositanti e accesso alle strutture della banca centrale.

Questa presa di posizione rappresenta un importante inasprimento della politica regolatoria della BoE e ha portato i protagonisti dell’industria crypto a dover rivedere le proprie strategie, secondo quanto riporta il Financial Times.

Le parole di Bailey non sono semplici dichiarazioni di facciata, ma indicano un cambio di paradigma nel modo in cui la banca centrale britannica interpreta il rapporto tra criptovalute e sistema finanziario tradizionale. Le stablecoin dovranno essere dotate di assicurazione sui depositi, meccanismi di risoluzione in caso di crisi e la capacità di essere convertite in denaro contante senza dipendere dagli exchange di criptovalute, ha chiarito il governatore.

La Banca d’Inghilterra ha inoltre annunciato che nei prossimi mesi pubblicherà un documento di consultazione sulle stablecoin, anticipando così l’intenzione di sviluppare uno dei quadri regolatori più rigorosi al di fuori degli Stati Uniti, come riportato da Reuters.

Un punto cruciale è stato l’ipotesi avanzata da Bailey circa la possibile convivenza tra banche tradizionali e stablecoin, con un ruolo più marcato per queste ultime nella concessione di credito. Questo potrebbe significare una profonda trasformazione nel modo in cui il denaro circola all’interno dell’economia britannica.

Le reazioni dell’industria crypto non si sono fatte attendere. Alcuni attori del settore hanno espresso preoccupazione per la rigidità delle nuove proposte, evidenziando criticità come i limiti alla detenzione di stablecoin, la percentuale degli asset di copertura che può generare interessi e i criteri con cui la BoE determinerà quali stablecoin rientreranno nel suo ambito regolatorio.

Il momento della dichiarazione non potrebbe essere più delicato: la popolarità delle stablecoin è cresciuta rapidamente e la domanda è attesa in ulteriore aumento in seguito all’approvazione da parte degli Stati Uniti del GENIUS Act a luglio, che stabilisce regole federali specifiche per queste monete digitali. In un contesto in cui l’America si apre all’innovazione, il Regno Unito sembra invece voler porre un filtro decisamente più restrittivo.

Ciò che rende la posizione di Bailey particolarmente rilevante è il tono leggermente più morbido rispetto al passato. Reuters ha riportato come le sue osservazioni sul Financial Times rappresentino “un lieve cambio di tono” da parte del governatore, da sempre scettico verso le criptovalute, che ha affermato sarebbe sbagliato opporsi alle stablecoin in modo assoluto.

Andrew Bailey ha detto:

“Non sarebbe corretto condannare le stablecoin a priori come qualcosa di negativo.”

Nonostante ciò, Bailey ha sottolineato che l’uso prevalente delle stablecoin attualmente è legato semplicemente alla possibilità di entrare e uscire dalle posizioni in criptovalute, e questo non corrisponde a una vera funzione monetaria. In sostanza, se una stablecoin non agisce come moneta reale, non ha diritto ai privilegi associati al denaro.

In precedenti interviste, il governatore si era mostrato ancora più netto. In una conversazione con The Times of London a luglio, Bailey aveva espresso preoccupazione che queste tecnologie potessero sottrarre risorse dal sistema bancario tradizionale compromettendo la creazione di credito, scatenando reazioni e dibattiti all’interno della comunità cripto.

Queste valutazioni mostrano come la Banca d’Inghilterra stia avviando un percorso di regolamentazione rigoroso ma anche attento alle evoluzioni tecnologiche, con l’obiettivo di tutelare i consumatori e stabilizzare il sistema finanziario nazionale, evitando rischi sistemici derivanti dal rapido sviluppo delle valute digitali private.