Attenti ai greci che portano doni
- 10 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
I nuovi prodotti finanziari portano con sé rischi ben conosciuti, e i fondi d’investimento emessi tramite blockchain non ne sono immuni. Gli asset detenuti da fondi basati su blockchain sono quasi triplicati nell’arco di un anno, passando da 11,1 miliardi di dollari a quasi 30 miliardi. Player emergenti come VanEck, Fidelity, BNP Paribas e Apollo hanno recentemente inaugurato fondi d’investimento on-chain, e altri sono in arrivo.
I prodotti finanziari digitali nativi basati su blockchain rappresentano un potenziale trend rilevante per gli investimenti futuri, sfruttando questa tecnologia per offrire soluzioni più rapide, economiche ed efficienti. Tuttavia, l’esperienza passata insegna che gli investitori devono restare vigili per non cadere nelle stesse trappole che hanno contraddistinto manie finanziarie precedenti.
Le ondate speculative attorno ai SPAC, ai REIT non quotati e alle ICO nel mondo delle criptovalute avevano tutte promesso un accesso più ampio e una democratizzazione finanziaria, ma in molti casi hanno lasciato gli investitori con risultati deludenti. Questi episodi mettono in luce una lezione importante da tenere a mente: quando nuove modalità di distribuzione si fondono con un eccesso di entusiasmo, spesso si introducono prodotti più rischiosi, costosi e meno trasparenti rispetto alle alternative tradizionali.
Il vero rischio per chi investe nei mercati digitali risiede nell’impiego che verrà fatto della nuova tecnologia. La blockchain offre la possibilità di ridurre i costi, aumentare la trasparenza e aprire la strada a strumenti d’investimento innovativi. Tuttavia, con l’ingresso dei fondi basati su blockchain nel circuito mainstream, la stessa tecnologia potrebbe venire utilizzata per riciclare strategie inefficaci o per giustificare commissioni elevate spacciandole per “innovazione digitale”. In questo modo potrebbero nascere prodotti che non apportano reali miglioramenti rispetto ai loro equivalenti tradizionali o, peggio ancora, che gravano gli investitori di costi maggiori e di minori garanzie.
Gli investitori dovrebbero tenere bene a mente un antico monito: Timeō Danaōs et dōna ferentēs – “Temo i Greci anche quando portano doni”. I veicoli veramente nativi della blockchain possono rappresentare un avanzamento concreto, con pricing più efficiente e rendimenti continui, ma è fondamentale mantenere un approccio prudente verso prodotti che si limitano a sfruttare il fascino della blockchain per rivestire strutture finanziarie già note senza offrire reali vantaggi.
La sfida per gli investitori è quindi distinguere il progresso autentico dal cavallo di Troia di Ulisse.
Il ruolo delle commissioni come indicatore
Un elemento chiave per valutare la qualità di un prodotto finanziario blockchain-based è la struttura delle commissioni. I processi post-trade eseguiti su infrastrutture blockchain dovrebbero ridurre o eliminare gli intermediari, comportando una diminuzione dei costi complessivi. Se il rapporto totale di spesa (TER) risulta superiore a quello di prodotti tradizionali analoghi, è opportuno esercitare cautela. Il noto critico degli asset digitali Stephen Diehl ha calcolato:
“Il fondo monetario tokenizzato di BlackRock applica agli investitori commissioni di gestione tra i 20 e i 50 punti base. La versione non tokenizzata addebita costi bassissimi, pari a 0,12 punti base. Questo significa che il fondo tokenizzato è fino a 42 volte più costoso.”
Gli investitori non dovrebbero pagare di più soltanto per l’effetto moda di alcune parole chiave.
Valutare la motivazione dietro la tokenizzazione
Va analizzato con attenzione quali prodotti migrano verso la blockchain e per quali ragioni. L’emittente tokenizza un asset perché questa trasformazione offre benefici tangibili a tutte le parti coinvolte, o sfrutta semplicemente il canale digitale come nuovo mezzo di distribuzione per prodotti eccessivamente complessi e poco trasparenti? Fondi privati precedentemente esclusi dal mercato retail non dovrebbero improvvisamente ricomparire come “offerte blockchain esclusive” con costi elevati a livello istituzionale, pur basandosi su asset illiquidi.
Per queste ragioni, molte prime innovazioni hanno riguardato strutture semplici come i fondi monetari.
I prodotti che promettono rendimenti insolitamente elevati o che nascondono strategie d’investimento opache meritano un’attenzione ancora più accurata.
Importanza della struttura dei prodotti
La struttura stessa del prodotto racconta molto sul suo valore aggiunto. Un titolo emesso nativamente su blockchain all’origine dovrebbe essere più efficiente, abbattendo i costi operativi. Viceversa, un titolo tokenizzato rappresenta un asset esistente duplicato sulla blockchain, che spesso mantiene i costi tradizionali riflettendo i processi off-chain. Gli emittenti devono fornire chiarezza sulla configurazione dei loro prodotti on-chain, spiegando le implicazioni su costi, diritti degli azionisti e liquidità.
Una reale democratizzazione dei mercati finanziari dovrebbe tradursi in un accesso più ampio e in barriere più basse per gli investitori, senza sacrificare le tutele necessarie. Non bisogna fidarsi solo delle parole del settore: occorre osservare una reale riduzione dei costi e l’ingresso di istituzioni consolidate e affidabili.
Un esempio recente in tal senso è la partecipazione di agenzie di rating creditizio riconosciute.
L’agenzia Moody’s sta sperimentando un progetto pilota volto a integrare le sue valutazioni sul credito delle obbligazioni municipali all’interno di titoli tokenizzati. È stato realizzato un esempio di obbligazione municipale tokenizzata, a cui è stata associata una valutazione creditizia direttamente collegata all’asset sulla blockchain, dimostrando come dati esterni alla catena (off-chain) possano supportare una maggiore trasparenza e scalabilità nei prodotti finanziari on-chain.
Questo approccio consente l’integrazione di un sistema di rating riconosciuto a livello industriale all’interno di un prodotto innovativo, offrendo agli investitori un riferimento affidabile e familiare. Tale connubio tra finanza tradizionale e tecnologia blockchain rappresenta un passo significativo verso la modernizzazione dei mercati finanziari.
Ad aprile 2025, il presidente della SEC, Paul Atkins, ha sottolineato l’importanza di “sfruttare la tecnologia blockchain per aggiornare aspetti cruciale del nostro sistema finanziario” e ha evidenziato le sue aspettative riguardo ai “grandi vantaggi derivanti dall’innovazione di mercato in termini di efficienza, riduzione dei costi, trasparenza e mitigazione del rischio”.
Ha inoltre precisato che tali innovazioni devono essere perseguite mantenendo come priorità la tutela degli investitori, missione primaria della SEC. In settembre, la SIFMA ha ribadito l’importanza di preservare queste tutele, anche nel contesto dell’ammodernamento dei mercati.
Nonostante le applicazioni iniziali della blockchain promettano miglioramenti significativi e mercati più efficienti in termini di costi, questa tecnologia non rappresenta una soluzione totale ai problemi legati alla presenza di soggetti opportunisti o agenti di cattiva fede all’interno del mercato.
Gli investitori sono chiamati a mantenere su questi mercati digitali la stessa attenzione e rigore che adottano nei mercati tradizionali: è fondamentale leggere con attenzione i prospetti dei fondi, analizzare i rapporti di spesa e richiedere che terze parti neutrali garantiscano l’autenticità dei dati di mercato e la fiducia, elementi fondamentali per il corretto funzionamento di ogni mercato finanziario.
Se emittenti, investitori e partecipanti al mercato sapranno mantenere questi standard durante la trasformazione digitale, i mercati digitali potranno fornire quell’efficienza e innovazione autentica che le dinamiche di “democratizzazione” hanno promesso di realizzare.