Le simulazioni Cgil: il taglio Irpef in manovra vale solo 3 euro al mese per chi guadagna 30mila euro annui
- 9 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% per redditi fino a 50mila euro — definita dal governo come l’elemento principale della prossima legge di Bilancio — porterebbe benefici limitati a gran parte dei contribuenti. Infatti, per il 70% delle dichiarazioni dei redditi, che risultano inferiori a 28mila euro, tale intervento non comporterebbe alcun vantaggio annuale. Per chi percepisce 30mila euro lordi, il risparmio ammonterebbe a soli 3,3 euro al mese (circa 40 euro l’anno), salendo a un massimo di 36,7 euro mensili (circa 440 euro all’anno) per chi si trova al limite massimo di 50mila euro di reddito imponibile.
Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ha definito questa misura “quasi una presa in giro”, denunciando un sistema fiscale che grava in modo progressivo solo su lavoro dipendente e pensionati, mentre i redditi da rendite finanziarie, immobiliari, profitti e altre forme di guadagno sono soggetti a tassazioni inferiori e a un’aliquota fissa. “Questa situazione è una follia”, ha sottolineato.
Disparità nella tassazione per tipologia di reddito
L’ufficio economia della CGIL ha condotto delle analisi simulando il carico fiscale su diverse categorie di contribuenti con un reddito di 35mila euro nel 2025. Secondo queste simulazioni, un lavoratore dipendente sarebbe soggetto a un’imposta di 6.898 euro, un pensionato pagherebbe 8.413 euro, un autonomo beneficiario della flat tax 4.095 euro, mentre chi percepisce rendite finanziarie si fermerebbe a 4.375 euro. Questi dati evidenziano una significativa disparità nel trattamento fiscale a parità di reddito, dove dipendenti e pensionati risultano fortemente penalizzati rispetto a professionisti, autonomi o chi trae reddito da investimenti.
In un ulteriore esempio, la CGIL ha preso in considerazione un professionista con un reddito lordo di 85mila euro. Grazie alla flat tax, questo contribuente verserebbe all’Erario poco più di 7mila euro, mentre se fosse tassato con l’Irpef ordinaria il pagamento salirebbe a 19mila euro. Queste differenze mostrano chiaramente come il sistema favorisca alcune categorie a discapito di altre.
Il peso del fiscal drag sulle tasche di lavoratori e pensionati
Un altro fattore che ha aggravato la situazione fiscale di lavoratori e pensionati è l’effetto del cosiddetto fiscal drag, amplificato da un’inflazione cumulata del +16,4% fra il 2022 e il 2024. Questo fenomeno consiste nell’aumento della pressione fiscale dovuto alla progressività delle aliquote Irpef, che porta i contribuenti a scalare scaglioni superiori di pagamento a causa dell’incremento nominale del reddito, senza un corrispondente aumento del potere d’acquisto reale.
In sostanza, i contribuenti finiscono per pagare più tasse anche se il loro reddito reale non è cresciuto, subendo così una diminuzione del potere di acquisto. Tra il 2022 e il 2024 il costo complessivo di questo effetto per lavoratori e pensionati è stimato in oltre 25 miliardi di euro.