L’Fmi alla Ue propone uno zar per completare il mercato unico
- 8 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
«Uno zar» per rilanciare l’Europa: questa è la proposta, o forse la provocazione, della direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, volta a scuotere un’Unione Europea considerata troppo passiva e a rischio di restare indietro nel nuovo e complesso scenario internazionale.
In vista dei consueti incontri di ottobre del Fmi e della Banca Mondiale, previsti per la settimana successiva, Georgieva ha rivolto un severo monito all’Europa: «Basta con la retorica su come aumentare la competitività, sapete cosa bisogna fare. È tempo di agire». Ha quindi suggerito di valutare «la nomina di uno zar del mercato unico», una figura dotata di «reale autorità – ha rimarcato la direttrice del Fondo – per portare avanti le riforme necessarie».
Le riforme auspicabili sono quelle da tempo indicate dal Fmi: eliminare le barriere al lavoro transfrontaliero, semplificare il commercio di beni e servizi, garantire un migliore coordinamento nei settori dell’energia e della finanza. Ha inoltre sottolineato l’urgenza di «costruire un sistema finanziario unico europeo» e «realizzare un’unione energetica».
In sintesi, l’appello è di portare a compimento il progetto europeo, colmando il ritardo accumulato rispetto al dinamismo del settore privato degli Stati Uniti. Sebbene non abbia nominato direttamente, è evidente il riferimento ai piani elaborati da Mario Draghi e Enrico Letta, ampiamente discussi e spesso lodati.
Un’immagine eloquente che ha richiamato è quella delle sette grandi aziende statunitensi, nate negli ultimi cinquant’anni, che per capitalizzazione di mercato superano di gran lunga le controparti europee.
Solo due giorni prima, la presidente della BCE Christine Lagarde, ex direttrice del Fmi, aveva a sua volta ammonito l’Unione Europea nel corso di un intervento al Parlamento Europeo. Ricordando che, a un anno dalla pubblicazione del report Draghi sulla competitività, le riforme sono rimaste sostanzialmente inattuate.
Christine Lagarde aveva inoltre dichiarato il 30 settembre che «un incremento del 2% nel commercio interno all’Eurozona varrebbe più della perdita di esportazioni verso gli Stati Uniti, causata dai dazi applicati». Ha quindi ribadito che i governi europei devono impegnarsi nell’attuazione delle riforme delineate nei rapporti di Draghi e Letta.