Il business delle auto rubate porta arresti negli Emirati Arabi tra Italia, Spagna e Belgio con il riciclaggio tramite criptovalute
- 7 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Non si tratta di episodi isolati, bensì di un circuito criminale stabile e ben organizzato: venivano selezionati modelli molto richiesti, come SUV e supercar, sottratti rapidamente grazie a tecniche elettroniche sofisticate, quindi intestati a soggetti fittizi con documentazione falsa per “pulirne” telaio e storia. A seguito di queste operazioni, i veicoli venivano esportati verso hub stranieri. È proprio questa organizzazione strutturata e transfrontaliera che ha portato all’adozione delle misure cautelari, confermando come i furti si configurassero come un’impresa criminale con un giro d’affari milionario.
Cooperazione europea e rotte d’esportazione
L’indagine, avviata a Reggio Emilia, ha interessato inoltre Italia, Spagna e Belgio, svolgendosi in stretta collaborazione con la Guardia Civil – UCO spagnola e la Polizia Federale belga, con il supporto di Europol ed Eurojust. Questa coordinazione internazionale e lo scambio di informazioni giudiziarie rappresentano un elemento fondamentale per dimostrare la natura transnazionale della rete: senza la collaborazione simultanea e la condivisione di atti investigativi, il flusso illecito dal furto al riciclaggio e all’esportazione non sarebbe stato interrotto.
Le accuse principali
Al centro dell’inchiesta vi è l’accusa di associazione per delinquere di stampo transnazionale, con contestazioni relative a furto aggravato, riciclaggio e autoriciclaggio. Sono stati inoltre rilevati falsi documentali indispensabili per presentare come “pulite” vetture in origine rubate. Le misure restrittive mirano a bloccare ruoli, canali di approvvigionamento e finanziamenti, interrompendo così l’esportazione delle supercar verso i mercati extra-UE.