Perché le azioni salgono anche mentre l’economia si indebolisce
- 6 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Negli ultimi giorni i mercati finanziari hanno registrato performance straordinarie, ma spiegare queste dinamiche è tutt’altro che semplice. Le azioni continuano a segnare nuovi massimi, il Bitcoin sta vivendo una fase di forte crescita, mentre l’oro, da sempre considerato un rifugio sicuro, ha guadagnato quasi il 50% dall’inizio dell’anno, in un contesto in cui molti investitori stanno riducendo il loro posizionamento sul dollaro statunitense.
Tuttavia, il governo degli Stati Uniti rimane ancora parzialmente fermo a causa di uno shutdown, con centinaia di migliaia di dipendenti federali che non ricevono più lo stipendio. Inoltre, la pubblicazione di nuovi dati su occupazione e inflazione è stata sospesa. I dati disponibili, pur essendo limitati, non mostrano segnali di forza nell’economia: a settembre, il settore privato ha perso 32.000 posti di lavoro, secondo l’ADP, con un impatto maggiore sulle piccole imprese, spesso considerate un indicatore precoce dello stato generale dell’economia.
Come è possibile che i dati economici indichino segnali così contraddittori, allineando da un lato l’entusiasmo dei mercati e dall’altro la difficoltà dell’economia reale?
La spiegazione più semplice potrebbe essere che ormai coesistono due economie distinte negli Stati Uniti. Da una parte c’è quella in cui vive la maggior parte della popolazione, dove la mancanza di uno stipendio può causare gravi difficoltà nel far fronte alle spese quotidiane; dall’altra, c’è l’economia finanziaria, dove il capitale continua a circolare e a crescere indipendentemente dalla situazione politica e dalle difficoltà economiche percepite dalla maggioranza.
Questo divario si è probabilmente consolidato nel corso degli anni, ma lo shutdown federale rende più evidente questa separazione. I mercati azionari non sono in aumento perché gli investitori ignorano la crisi economica, bensì perché il denaro che li alimenta appartiene per lo più a individui e istituzioni strutturalmente distaccati dal disagio economico.
Oggi, il 20% più ricco degli americani rappresenta oltre la metà della spesa dei consumatori. Una parte consistente del capitale investibile è detenuta da grandi istituzioni e famiglie ad alto patrimonio, la cui sensibilità è più legata ai tassi d’interesse e alle innovazioni tecnologiche che alle difficoltà di famiglie e lavoratori, come ad esempio i mancati pagamenti da parte di dipendenti TSA o problemi nel sostenere un mutuo.
Quando i ricchi accumulano ulteriore ricchezza, i loro capitali non rimangono fermi, ma confluiscono nei mercati azionari, in fondi privati, capitali di rischio e altre categorie di investimento che, agendo insieme, spingono costantemente verso l’alto gli indici di borsa e altri indicatori finanziari. Questo meccanismo spiega come Wall Street possa continuare a raggiungere nuovi record anche mentre Main Street, ovvero l’economia reale, affronta difficoltà crescenti.
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla mancanza di informazioni ufficiali. Lo shutdown ha silenziato molte delle agenzie governative incaricate di diffondere dati cruciali per i mercati, come occupazione, inflazione, commercio e settore immobiliare.
In teoria, questa sospensione delle informazioni potrebbe generare incertezza tra gli investitori. In pratica, però, finora ha avuto un impatto minimo, probabilmente perché le grandi istituzioni finanziarie si sono dotate di propri sistemi di raccolta dati, che vanno dall’analisi delle spese con le carte di credito alle rilevazioni satellitari del trasporto merci. Sebbene manchi il quadro pubblico ufficiale, i professionisti dispongono ancora di informazioni dettagliate e aggiornate sullo sviluppo economico.
In questo contesto, la combinazione di una possibile “espansione senza occupazione” e i progressi nel campo dell’intelligenza artificiale stanno probabilmente contribuendo ad ampliare i margini delle imprese, sostenendo così i rialzi dei mercati nonostante le difficoltà del tessuto economico reale.