Il patrimonio immobiliare più importante di internet viene trascurato
- 5 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Un piccolo imprenditore possiede un dominio premium come organic.shop. Dopo mesi di ricerca, non riesce a trovare un acquirente disposto a pagare il prezzo richiesto. Nel frattempo, qualcuno dall’altra parte del mondo ha appena acquistato una frazione di un appartamento a Manhattan tramite la tokenizzazione immobiliare in meno di cinque minuti.
Questo confronto mette in evidenza una notevole incoerenza nell’economia digitale attuale. Mentre il mercato della tokenizzazione degli asset reali (RWA) corre verso un valore indirizzabile di 400 trilioni di dollari, l’industria dei domini resta bloccata nell’illiquidità tipica del Web2, nonostante gestisca 360 milioni di domini registrati e un segmento premium da 10 miliardi di dollari.
Il rifiuto del settore dei domini di adottare la tokenizzazione rischia di compromettere miliardi di valore e consegnare il predominio del mercato a sistemi di denominazione Web3 come ENS. Azioni, immobili e crediti di carbonio hanno invece abbracciato la liquidità offerta dalla blockchain, mentre i domini rischiano di diventare i dinosauri illiquidi di internet.
La rivoluzione della tokenizzazione che i domini stanno perdendo
La tokenizzazione ha rivoluzionato profondamente il modo in cui gli asset di valore vengono scambiati a livello globale. I titoli di stato tokenizzati superano oggi i 7 miliardi di dollari, offrendo una liquidità immediata a strumenti tradizionalmente lenti come i titoli governativi. Le piattaforme che consentono la proprietà frazionata permettono a piccoli investitori di acquistare quote di grattacieli a Manhattan o di portafogli di brevetti, prima accessibili solo a enti istituzionali.
I contratti intelligenti eliminano la necessità di mediatori, servizi di deposito a garanzia e la burocrazia che tradizionalmente rallentano le trasferimenti di asset. Le transazioni si concludono in pochi minuti anziché in settimane. Inoltre, i mercati globali operano 24 ore su 24, sette giorni su sette, superando i limiti degli orari commerciali e delle differenze di fuso orario.
La tecnologia per rivoluzionare immediatamente il commercio dei domini è già disponibile. Il vero interrogativo è perché un settore fondato sull’innovazione digitale continui a tollerare un sistema ancorato a procedure obsolete.
L’economia antiquata del mercato dei domini
Vendere un dominio oggi è un’esperienza molto simile a quella del 1999. La vendita media impiega da tre a sei mesi, e ciò soltanto nel caso in cui si arrivi al completamento dell’operazione. I broker applicano commissioni tra il 15% e il 30%, a differenza di meno dell’1% già visto negli asset tokenizzati.
Barriere geografiche e finanziarie limitano artificialmente il numero di potenziali acquirenti. Un imprenditore innovativo a Lagos potrebbe avere una visione perfetta per sviluppare un dominio premium, ma senza accesso ai sistemi di pagamento tradizionali o ai crediti richiesti abitualmente dai broker di domini.
Questi attriti producono un risultato drammatico: meno dell’1% dei domini registrati viene scambiato ogni anno. Ciò genera una notevole inefficienza economica in un mercato che, in teoria, potrebbe valere centinaia di miliardi di dollari.
La situazione appare ancor più paradossale considerando che i domini sono asset puramente digitali, che dovrebbero essere infinitamente più liquidi rispetto a immobili fisici o titoli cartacei, ma che invece vengono scambiati meno efficacemente di entrambe le categorie.
Il costo dell’inerzia
Questa crisi di liquidità provoca effetti a catena ben oltre il semplice allungamento dei tempi di vendita. I domini premium rappresentano un valore considerevole, bloccato inutilmente, che potrebbe invece alimentare l’innovazione se fosse sbloccato attraverso infrastrutture finanziarie moderne.
Le startup non possono usare i domini come garanzia per prestiti decentralizzati (DeFi) perché i sistemi bancari tradizionali non riconoscono gli asset digitali. Inoltre, i protocolli DeFi non riescono a verificare la proprietà dei domini tramite i sistemi di registrazione legacy. Questa lacuna finanziaria limita le opportunità imprenditoriali legate al patrimonio digitale di qualità.
La vendita di Voice.com per 30 milioni di dollari nel 2019 è un esempio emblematico. L’operazione ha richiesto mesi di trattative e ha escluso offerte frazionate potenzialmente più alte da parte di investitori più piccoli che, messi insieme, avrebbero potuto attribuire un valore superiore all’acquirente singolo.
I sistemi di denominazione Web3 come ENS stanno guadagnando terreno anche grazie all’integrazione nativa con la blockchain, caratteristica che i domini tradizionali non possiedono. Si tratta di una pressione competitiva esercitata da alternative tecnicamente meno avanzate ma economicamente più efficienti, in grado di risolvere i problemi di liquidità per progetto, non come dopopensiero.
Costruire un’infrastruttura moderna per i domini
La tokenizzazione dei domini richiede la risoluzione di sfide tecniche che altre categorie di asset reali hanno già affrontato con successo. Puntare sull’adozione di infrastrutture blockchain potrebbe trasformare il mercato dei domini, favorendo la creazione di piattaforme più trasparenti, liquide e accessibili a investitori di ogni dimensione.
Un’azione concertata tra operatori del settore, investitori e regolatori potrebbe dare nuova vita al mercato, evitando che domini e asset digitali rilevanti continuino a rimanere ancorati a processi obsoleti e scarsamente efficienti, perdendo così occasioni fondamentali per l’innovazione digitale globale.
Il modello fondamentale prevede la conversione dei domini in NFT commerciabili che mantengono la conformità con ICANN, consentendo però la proprietà frazionata e la liquidazione immediata delle transazioni.
La liquidità crosschain permette lo scambio di domini attraverso le reti di Ethereum, Solana e altre piattaforme, basando la scelta degli utenti sulla preferenza individuale piuttosto che su limitazioni tecnologiche.
Le DAO potrebbero detenere collettivamente domini di pregio, con i token di governance che rappresentano le quote di proprietà frazionata e i diritti di voto sulle decisioni di sviluppo.
Il percorso regolamentare sembra più delineato per i domini rispetto ad altre categorie di RWA (Real World Assets), poiché i domini rappresentano già una proprietà digitale consolidata con quadri di proprietà ben definiti, riconosciuti da ICANN e dal diritto internazionale.
I primi ad adottare la tokenizzazione dei domini otterranno un vantaggio sproporzionato grazie agli effetti di rete che premiano il dominio della piattaforma. I primi registrar che implementeranno correttamente questa tecnologia attrarranno domini premium in cerca di liquidità, a loro volta appetibili per i trader alla ricerca di asset di qualità.
Il mercato mostra già segnali di cambiamento
Il settore dei domini evidenzia già le prime pressioni competitive provenienti da alternative native blockchain. I sistemi di denominazione Web3 stanno guadagnando terreno nonostante le limitazioni tecniche, poiché risolvono problematiche di liquidità trascurate dai domini tradizionali.
Il capitale di investimento si orienta sempre più verso asset tokenizzati che offrono proprietà frazionata e integrazione con la finanza decentralizzata (DeFi). Questo mutamento genera costi opportunità per chi investe in domini premium che non dispongono di tali caratteristiche.
Le piattaforme di trading tradizionali per domini rischiano una significativa disruption a favore di soluzioni basate su blockchain che potrebbero proporre esperienze utente superiori. I vantaggi di essere i primi ad adottare la tokenizzazione dei domini potrebbero risultare difficilmente superabili per i player storici una volta che il mercato muterà le sue preferenze verso alternative più liquide.
Un passaggio inevitabile
La tokenizzazione dei domini rappresenta un’evoluzione piuttosto che una rivoluzione. L’infrastruttura necessaria è già presente, la domanda è stata confermata in altre categorie di RWA, e gli incentivi economici favoriscono chiaramente una maggiore liquidità rispetto alla permanenza nelle attuali modalità di scambio caratterizzate da attriti.
Le aziende che abbracceranno per prime questo cambiamento acquisiranno vantaggi di piattaforma difficilmente replicabili con l’espandersi del mercato. Al contrario, chi si opporrà sarà destinato a confrontarsi con proposte di valore sempre meno competitive e rapidamente superate.
Senza un’evoluzione, i domini rimarranno l’unica grande classe di asset ancora vincolata a meccanismi di scambio propri del Web2. I registrar pionieri nella corretta implementazione della tokenizzazione domineranno la prossima epoca della proprietà digitale, offrendo la liquidità che i possessori di domini hanno auspicato per decenni.
Il settore dei domini ha costruito il sistema di indirizzamento di Internet. Ora deve unirsi all’evoluzione finanziaria della rete prima di essere completamente escluso da essa.
Opinione di Fred Hsu, co-fondatore e CEO di D3. Questo articolo è esclusivamente a scopo informativo e non deve essere considerato come consulenza legale o finanziaria. Le opinioni espresse sono personali e non riflettono necessariamente quelle di altre entità.