Ken Fisher: la guerra all’inflazione è vinta
- 30 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Vincere la battaglia contro l’inflazione non significa necessariamente far diminuire i prezzi, ma piuttosto rallentare il ritmo con cui aumentano. L’inflazione in Italia ha toccato il suo massimo tra ottobre e novembre 2022, raggiungendo l’11,8% su base annua (12,6% calcolato in modo attualizzato), superando così l’indice dei prezzi al consumo dell’Eurozona che si attestava al 10,6%. Attualmente, il tasso d’inflazione in Italia è sceso a circa l’1,6% annuo (1,7% attualizzato), mentre quello dell’Eurozona si colloca intorno al 2,1%.
Anche gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno visto una diminuzione dei tassi d’inflazione, pur mantenendosi al di sopra degli obiettivi fissati dalle rispettive banche centrali. Fluttuazioni temporanee superiori al 2% continuano a essere considerate normali, dato che nessuna banca centrale è in grado di gestire con precisione ogni variazione economica nel breve termine. Avvicinarsi a questo obiettivo rappresenta comunque un risultato significativo, e dovrebbe bastare come motivo di soddisfazione.
Perché l’inflazione elevata non tornerà?
La spiegazione è chiara e si riassume in un fenomeno di squilibrio tra domanda e offerta: l’inflazione deriva da «troppa liquidità che insegue troppo pochi beni e servizi». Durante la pandemia, l’aggregato monetario M3 dell’Eurozona — il più completo indicatore della crescita della massa monetaria — aveva raggiunto un aumento del 12,5% su base annua. Il Regno Unito aveva toccato il 15%, mentre gli Stati Uniti avevano visto un’espansione addirittura del 30%.
Contemporaneamente, i periodi di lockdown avevano rallentato drasticamente la produzione e il commercio, creando una situazione in cui molta più liquidità si è trovata a competere per acquisti su un mercato con offerta fortemente ridotta. Questo ha spinto i prezzi verso l’alto in modo rapido e marcato.
Oggi la situazione è molto diversa. L’M3 dell’Eurozona relativo a luglio è cresciuto solo del 3,4% su base annua, un valore inferiore ai tassi registrati prima della pandemia. Negli Stati Uniti, l’aggregato M4 è aumentato del 4,4% a luglio, mentre nel Regno Unito si è attestato al 3,9%. Questi dati non suggeriscono affatto la presenza di una pressione inflazionistica persistente e elevata come quella vista negli ultimi anni.