La community di Polkadot sostiene la proposta per lo stablecoin algoritmico garantito da DOT pUSD

La comunità di Polkadot ha avviato una votazione su una proposta relativa a pUSD, una stablecoin nativa garantita interamente da token DOT, tramite un referendum di governance attualmente in corso sulla piattaforma nella sezione denominata “Wish for Change”.

La proposta, descritta nel documento RFC-155 e redatta da Bryan Chen, prevede il lancio della stablecoin su Polkadot Asset Hub utilizzando il protocollo Honzon, lo stesso adottato in precedenza dal progetto aUSD di Acala, fallito nel suo intento.

Al momento della scrittura, il voto esprime un 74,62% favorevole (Aye) e un 25,40% contrario (Nay), contro una soglia di approvazione fissata all’80,40%.

L’iniziativa mira a ridurre la dipendenza di Polkadot dalle stablecoin USDT e USDC, che attualmente predominano nell’ecosistema con una capitalizzazione di mercato combinata di 74,05 milioni di dollari, di cui USDC detiene il 56,79%.

La proposta ha suscitato notevole dibattito a causa del suo legame con Acala, la cui stablecoin aUSD è crollata in seguito a un attacco hacker nel 2022, un episodio che ha scosso la fiducia all’interno dell’intero ecosistema.

Molti membri influenti della comunità hanno espresso voto contrario, motivando la scelta soprattutto con la preoccupazione legata all’influenza di Acala sul progetto.

TheGlobedotters ha affermato che “nessun membro di Acala dovrebbe mai più essere coinvolto nella gestione o nella creazione di stablecoin all’interno dell’ecosistema, specialmente se si tratta di un progetto strategico come questo”, aggiungendo che il fallimento di aUSD è stato causato più da una cattiva configurazione del pool di liquidità che da difetti del protocollo Honzon.

The White Rabbit ha espresso simili dubbi, votando contro la proposta ma sostenendo in linea di principio l’idea di una stablecoin nativa per Polkadot. Ha sottolineato due condizioni cruciali per un possibile sostegno futuro: una chiara esclusione del coinvolgimento dei membri del team Acala nello sviluppo e un controllo esplicito da parte del Technical Fellowship sulla governance e sulla gestione del rischio.

Un altro partecipante alla comunità ha commentato che “Acala è ormai morto a causa di aUSD” e ha avvertito che un’implementazione affrettata potrebbe danneggiare la reputazione di Polkadot.

Visione di Gavin Wood sulla stablecoin di Polkadot

Il 10 settembre, il fondatore di Polkadot Gavin Wood ha condiviso la sua prospettiva riguardo all’approccio della rete rispetto alle stablecoin, anticipando la proposta pUSD. Wood ha sottolineato come Polkadot non possa prescindere dall’avere una stablecoin nativa, indicando alcuni requisiti fondamentali: completa collateralizzazione con DOT, gestione della governance ancorata a Polkadot e garanzie di sicurezza comparabili a quelle offerte da DAI.

Wood ha espresso il suo supporto per la stablecoin HOLLAR, in arrivo da Hydration, pur sostenendo che sia necessario sviluppare a livello protocollo una stablecoin garantita direttamente da DOT per ragioni strategiche. Ha inoltre introdotto il concetto di asset DOT “stabile quanto basta”, un’opzione capace di tollerare una certa volatilità ma senza i costi elevati legati alla collateralizzazione rigida.

Questa soluzione intermedia, che si pone tra la volatilità estrema di DOT e i rigidi ancoraggi al dollaro, punta a mitigare le oscillazioni di prezzo per chi desidera una stabilità parziale senza sostenere costi eccessivi. Finché non sarà disponibile una stablecoin pura garantita da DOT, Wood preferisce HOLLAR rispetto a USDT e USDC, anche se riconosce che stablecoin centralizzate possono ancora essere utili per le remunerazioni dei validatori e altre integrazioni pratiche.

Cambiamenti nella tokenomics e contesto del mercato globale

La proposta pUSD si inserisce in un momento di profonde modifiche alla tokenomics di Polkadot. A settembre, con il Referendum 1710, la comunità ha approvato un tetto massimo di 2,1 miliardi di DOT con un consenso dell’81%. La rete sta abbandonando il modello inflazionistico basato su un’emissione annuale di 120 milioni di DOT, passando a un ritmo decrescente che entro gli anni ’30 porterà l’emissione al di sotto di 20 milioni all’anno.

Attualmente l’offerta circolante è pari a 1,6 miliardi di DOT, mentre si prevede che il totale si stabilizzi intorno a 1,91 miliardi nel 2040 secondo il nuovo schema.

Il dibattito su pUSD avviene nel quadro di un’espansione globale delle stablecoin, con la capitalizzazione complessiva del mercato che ha superato per la prima volta i 300 miliardi di dollari a settembre.

Lo stesso mese ha visto il debutto alla borsa NYSE della società Circle, emittente di USDC, con un aumento del valore delle azioni del 400% dopo l’IPO e una valutazione complessiva di 30 miliardi di dollari. Parallelamente Tether ha lanciato una sua stablecoin compatibile con le normative statunitensi, cercando di raccogliere un finanziamento di 500 miliardi.

Il mercato delle stablecoin cresce rapidamente: il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent prevede un aumento del valore fino a 3 trilioni di dollari entro il 2028, man mano che queste si integreranno nei sistemi di pagamento globali e nella finanza decentralizzata.

Citigroup, da parte sua, stima che entro il 2030 la capitalizzazione delle stablecoin si possa attestare tra 1,6 e 3,7 trilioni di dollari, trainata da regolamentazioni più chiare e dall’ingresso di investitori istituzionali. La banca ha inoltre messo in guardia sul fatto che i principali emittenti di stablecoin potrebbero diventare tra i maggiori detentori di titoli di Stato americani entro la fine del decennio, incidendo sul sistema bancario tradizionale attraverso la sostituzione dei depositi.

Il GENIUS Act, firmato a luglio, ha implementato un quadro di vigilanza federale sugli emittenti di stablecoin, favorendo questo sviluppo.

Nel frattempo, un consorzio di nove banche europee, tra cui ING, UniCredit e Deutsche Bank, sta esplorando il lancio di una stablecoin denominata in euro con l’obiettivo di competere con la supremazia del dollaro.

Mark Aruliah di Elliptic ha commentato che le banche europee devono “muoversi rapidamente per adottare e scalare stablecoin credibili denominate in euro” per non rischiare di perdere terreno rispetto agli attori statunitensi e asiatici.