Mezzogiorno, salvare la Zes unica con l’appello di un gruppo di economisti del Sud
- 27 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
«Il modello della Zes Unica ha dato risultati positivi. Sarebbe un errore abolirlo o modificarlo». Questo è l’appello lanciato da economisti e studiosi del Mezzogiorno in occasione del Convegno Internazionale «Divari regionali, politiche di sviluppo e impatti economici in Italia», organizzato dalla Università Vanvitelli. Le riflessioni arrivano a seguito dell’approvazione da parte del Governo di un emendamento al decreto sulla Terra dei Fuochi, che istituisce il Dipartimento per il Sud con il compito di gestire la Zes Unica.
Claudio De Vincenti, ex ministro per il Mezzogiorno, docente alla Università La Sapienza e presidente onorario di Merita, ha commentato:
«L’emendamento al momento non fornisce indicazioni sufficientemente chiare. Occorre una valutazione approfondita. Mi auguro che il passaggio in Senato, che crea il Dipartimento Sud, non comporti la soppressione della struttura di missione della Zes Unica, perché questo comprometterebbe una componente essenziale della governance di cui c’è grande necessità».
Una posizione condivisa da Luca Bianchi, direttore generale della Svimez, che ha sottolineato:
«Ancora manca una politica industriale definita. In questo contesto, la Zes Unica ha introdotto un approccio efficace, partendo dall’adozione di un piano strategico e dalla selezione puntuale di settori prioritari. Questi elementi non devono andare persi».
Nicola Rossi, docente all’Università Tor Vergata, ha messo in luce un ulteriore aspetto positivo del progetto:
«La Zes Unica ha operato una disintermediazione decisa, escludendo gli enti locali dal processo valutativo degli investimenti. Tale scelta ha prodotto risultati apprezzabili, soprattutto in combinazione con il credito d’imposta, che è basato su procedure automatizzate. Questo ha permesso di autorizzare investimenti in soli 35 giorni, superando così le lungaggini burocratiche tipiche italiane».
Amedeo Lepore, docente della Università Vanvitelli e promotore del convegno, ha espresso a sua volta alcune preoccupazioni:
«Confido che il decreto del Governo coordini efficacemente le attività di attrazione degli investimenti, evitando di indebolire la struttura di missione della Zes Unica».
Ha poi aggiunto una nota di critica:
«La Zes ha dimostrato un’attività intensa, ma inizialmente era stata concepita per favorire investimenti di grandi dimensioni in aree molto circoscritte. Nel tempo, però, l’orientamento è mutato verso investimenti di portata significativamente inferiore, anche della sola entità media di quattro milioni di euro. Ritengo che questo aspetto meriti di essere riconsiderato».
Il ruolo strategico della Zes Unica nella governance territoriale
La Zes Unica rappresenta un modello innovativo di governance per lo sviluppo del Sud Italia. La struttura di missione ha fornito un quadro unitario e snello, evitando frizioni tra enti e accelerando gli investimenti produttivi. La sua importanza emerge non solo nella semplificazione normativa ma anche nella capacità di attrarre capitale e favorire settori strategici grazie a un piano industriale condiviso.
La creazione del Dipartimento per il Sud, se adeguatamente coordinata, potrebbe rafforzare l’azione pubblica rafforzando le sinergie tra livelli istituzionali diversi: la Regione, lo Stato e gli attori economici. Tuttavia, l’eventuale dissoluzione della struttura esistente rischierebbe di interrompere un percorso di sviluppo intrapreso con cura, vanificando i risultati raggiunti.
Efficienza amministrativa e attrazione di investimenti
Uno degli aspetti più apprezzati della Zes Unica riguarda la capacità di semplificare procedure e snellire i tempi autorizzativi. La rimozione degli enti locali dal processo decisionale, pur se controversa, ha accelerato l’erogazione delle risorse, mentre il credito d’imposta ha favorito la stabilità e la certezza degli incentivi. Questo modello ha portato a tempi medi di approvazione degli investimenti di appena 35 giorni, un traguardo significativo in un contesto tradizionalmente afflitto da lentezza burocratica.
Restare fedeli a questa metodologia potrebbe rappresentare un punto di forza per la politica industriale del Mezzogiorno e un esempio replicabile per altre aree italiane con difficoltà simili.
Le sfide future per gli investimenti
Un punto di riflessione riguarda la dimensione degli investimenti incentivati dalla Zes. La deviazione verso operazioni di entità più modesta, individualmente inferiori alla soglia di grandi progetti, ha sollevato interrogativi sull’efficacia complessiva della strategia. È auspicabile un riequilibrio che favorisca investimenti maggiori e più strutturati, capaci di generare valore e occupazione con un impatto duraturo sul territorio.
La combinazione di governance snella, politiche industriali mirate e condizioni di investimento competitive potrebbe rappresentare la chiave per un rilancio stabile e sostenibile del Mezzogiorno, contribuendo a ridurre significativamente i divari storici con il resto d’Italia.