4 grafici mostrano che il presidente della Fed Powell ha ragione sulle azioni valutate piuttosto alte
- 27 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
I commenti di Jerome Powell sulle valutazioni elevate del mercato azionario statunitense hanno causato una flessione dell’indice S&P 500 questa settimana. Il rapporto Shiller CAPE e altri indicatori confermano che, secondo il presidente della Federal Reserve, le quotazioni sono effettivamente alte. Tuttavia, valori elevati non implicano necessariamente un futuro negativo per gli investitori, soprattutto se gli utili restano solidi.
Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha attirato l’attenzione degli investitori martedì quando ha affermato che il mercato azionario statunitense è “relativamente sopravvalutato”.
Seppure non sia mai rassicurante sentire il capo della banca centrale assumere un tono meno ottimista, questa osservazione non giunge inattesa. D’altronde, Powell ha ragione, almeno in parte. Diverse metriche indicano infatti che il mercato azionario è storicamente caro. A sottolineare questa situazione è stata anche la Bank of America, che ha evidenziato come 19 su 20 indicatori di valutazione da lei monitorati segnalino prezzi elevati, di cui quattro sono addirittura ai livelli massimi di sempre.
Esaminiamo alcuni di questi parametri che testimoniano una sopravvalutazione.
Uno dei dati più osservati è il rapporto Shiller CAPE, che confronta il prezzo attuale dell’S&P 500 con la media mobile degli utili degli ultimi dieci anni. Questa settimana ha raggiunto il valore più alto dalla bolla delle dot-com.
Il Shiller CAPE è spesso interpretato come un indicatore predittivo per i rendimenti a lungo termine, tendendo a mostrare una correlazione negativa con i guadagni nei dieci anni successivi. Valutazioni elevate implicano che i potenziali guadagni futuri siano già scontati, portando generalmente a performance inferiori nel lungo periodo.
Tuttavia, il Shiller CAPE presenta alcune limitazioni. Poiché si basa su una media mobile decennale degli utili, risulta lento a integrare le condizioni attuali e potrebbe non essere un indicatore così preciso dell’andamento futuro, come sottolineato dall’economista di Yale, William Goetzmann.
William Goetzmann ha affermato:
“Ogni dato si sposta in avanti di un anno o un mese, quindi si ha un elevato grado di correlazione tra i dati successivi. È quindi difficile essere certi sull’affidabilità di questa analisi considerando l’overlapping dei dati su periodi di dieci o cinque anni.”
Anche Tom Essaye, fondatore di Sevens Report Research, ha evidenziato come il rapporto Shiller PE sia un ottimo indicatore ma non abbia un approccio proiettato al futuro.
Tom Essaye ha spiegato:
“Nel mercato conta solo ciò che accadrà, non ciò che è successo. Per questo motivo, gli investitori guardano soprattutto al rapporto prezzo/utili forward.”
Altri indicatori di valutazione confermano prezzi elevati
Le analisi basate sui multipli forward mostrano anch’esse un mercato particolarmente caro. Il rapporto prezzo/utili forward dell’S&P 500, che mette a confronto il prezzo attuale con gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, si attesta oggi intorno a 22,2 volte gli utili, valore che richiama quelli del 2021 e del periodo della bolla delle dot-com.
Un’altra misura è il rapporto prezzo/valore contabile dell’S&P 500, che compara il prezzo dell’indice al valore totale degli asset delle società che lo compongono. Questo indicatore ha recentemente superato il massimo storico raggiunto durante la bolla tecnologica.
Infine, il cosiddetto “indicatore Warren Buffett”, che misura la capitalizzazione complessiva del mercato azionario rispetto al PIL, si trova anch’esso al suo picco storico.
Valutazioni alte non implicano necessariamente una flessione futura
Valutazioni elevate sono spesso motivo di preoccupazione, ma non garantiscono un andamento negativo delle azioni. Se gli utili delle aziende migliorassero abbastanza rispetto al prezzo delle azioni, i multipli potrebbero ridursi.
La principale stratega azionaria statunitense della Bank of America, Savita Subramanian, ha scritto:
“Acquistare titoli a questi multipli può sembrare rischioso, ma ci sono vie positive (come un boom di vendite, utili o del PIL) e vie negative (come un calo dei prezzi) per risolvere questa situazione apparentemente insostenibile.”
Ha aggiunto inoltre come questa condizione potrebbe non essere necessariamente insostenibile, visto che l’indice S&P 500 si è evoluto significativamente rispetto agli anni ’80, ’90 e 2000. Forse dovremmo considerare i livelli attuali come il nuovo standard invece di aspettarci un ritorno ai valori storici.
Queste affermazioni ricordano quanto detto da Irving Fisher, l’economista di Yale noto per aver dichiarato poco prima del crollo del 1929 che il mercato azionario aveva raggiunto un “plateau permanentemente alto”.
Tuttavia, Subramanian sottolinea come l’S&P 500 di oggi presenti caratteri di maggiore qualità rispetto al passato: “In teoria gli investitori pagano di più per asset più prevedibili e sono compensati per l’incertezza. Il debito finanziario è una fonte di rischio, ma l’S&P 500 attuale presenta un rapporto debito/patrimonio netto inferiore rispetto ai decenni precedenti. Inoltre, la volatilità degli utili è diminuita: le aziende con classifiche di qualità elevate rappresentano oggi oltre il 60% dell’indice.”