Salis, martedì il primo verdetto sul filo il sì del Parlamento Ue all’immunità lei vuole essere processata in Italia
- 22 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Tensione e attenzione focalizzata sul gruppo dei Popolari: per Ilaria Salis è la vigilia del voto della commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo sulla richiesta avanzata dal governo Orbán per la revoca della sua immunità parlamentare, ma la situazione riguardante l’eurodeputata di Avs a Bruxelles resta ancora incerta. Il voto in commissione non sarà definitivo: la decisione conclusiva spetterà infatti all’Aula plenaria, che si riunirà molto probabilmente nella prima settimana di ottobre (si parla del 7 ottobre), indipendentemente dall’esito della votazione in commissione. Tradizionalmente, infatti, la plenaria conferma il parere della commissione, motivo per cui l’eurodeputata si gioca ora una partita decisiva.
Ilaria Salis è stata detenuta per quasi un anno in un carcere di massima sicurezza in Ungheria, accusata di violenza e lesioni, ma fu liberata in seguito alla sua elezione a Strasburgo.
I numeri nella commissione
Attualmente gli schieramenti non sembrano favorire la deputata: su 25 membri della commissione, 11 si sono dichiarati pronti a difendere la sua immunità. Tra questi figurano esponenti della Sinistra, inclusi il pentastellato Mario Furore, più rappresentanti dei Verdi, Liberali e Socialisti, come il deputato Brando Benifei del Partito Democratico. Al contrario sette membri della commissione, in particolare degli schieramenti sovranisti rappresentati dai gruppi Europa delle Nazioni Sovrane e Patrioti e dei conservatori di Ecr, tra cui il meloniano Mario Mantovani, sono quasi certi di votare per la revoca dell’immunità.
Il ruolo decisivo del Partito Popolare Europeo
L’ago della bilancia della votazione saranno dunque i sette eurodeputati del Ppe, che al momento sembrano orientati a favore della revoca, come indicato nella riservatissima relazione del relatore, lo spagnolo Adrián Vázquez Lázara, anch’egli membro del Partito Popolare. Questo documento, però, ha creato delle divisioni all’interno del Ppe: fonti vicine al dossier rilevano che basterebbero anche solo due defezioni nel gruppo per far prevalere la posizione a tutela di Salis. A suscitare dubbi è soprattutto una frase contenuta nella relazione che parla della «assenza di fumus persecutionis», ovvero della mancanza di evidenze di persecuzione politica, che ha scatenato perplessità, soprattutto dopo la diffusione di un tweet con le coordinate di un carcere ungherese, pubblicato dal portavoce di Viktor Orbán.
Le implicazioni politiche ungheresi
L’elemento politico ungherese complica ulteriormente il destino di Ilaria Salis. Il voto sull’immunità dell’eurodeputata di Avs avverrà infatti in concomitanza con quello relativo alla revoca dell’immunità dell’eurodeputato popolare ungherese Péter Magyar, ex ministro e attualmente leader dell’opposizione, con un ampio vantaggio nei sondaggi rispetto a Orbán, in vista delle elezioni di aprile. Dal punto di vista del Ppe, sarebbe strategico unire i due voti per esprimere un giudizio critico sul sistema giudiziario ungherese e riconoscere implicitamente la tesi della persecuzione politica. Tuttavia, alcune fonti interne al Partito Popolare segnalano un timore: qualora Magyar e Salis conservassero la loro immunità, Orbán potrebbe sfruttare questa circostanza in chiave euroscettica durante la campagna elettorale.
La posizione di Salis: vuole essere processata in Italia
Ilaria Salis ha dichiarato nei giorni precedenti il voto in commissione:
«Non voglio sottrarmi al processo. Anzi, desidero essere giudicata. Ma non in Ungheria, dove sarebbe un procedimento politico e dove la sentenza è già scritta. Voglio affrontare il processo nel mio paese, in Italia. Ho fiducia nella magistratura italiana.»
Ha poi aggiunto:
«Sono preoccupata e agitata, ma allo stesso tempo fiduciosa. Sono convinta che il governo possa garantire che il processo si svolga in Italia e questa è una richiesta che sostengo con forza.»