Sono troppo tardi per investire in crypto? La risposta sorprendente di una banca di Wall Street

Jefferies durante un incontro con grandi investitori istituzionali.

La banca d’investimento, che ha esteso la propria copertura al settore degli asset digitali a partire da settembre, ha rilevato un interesse forte e variegato da parte dei suoi clienti. Tra le domande più frequenti raccolte dagli analisti, guidati da Andrew Moss, vi è: “È troppo tardi per investire?” Alla quale è stata data questa risposta:

“Rispetto all’evoluzione di Internet, per l’ecosistema degli asset digitali siamo ancora al 1996, e la prossima fase di crescita è appena iniziata.”

L’analogia con il 1996 richiama un periodo preciso di Wall Street, in cui Internet cominciava solo a conquistare il grande pubblico. In quegli anni, Netscape Navigator era in competizione con Internet Explorer, Amazon era una piccola libreria online ancora lontana dall’IPO, e il motore di ricerca di Google non era ancora stato inventato.

L’argomento centrale della banca d’investimenti è che, ad oggi, solo pochi fondi tradizionali detengono esposizione nel mondo crypto, ma questo sta rapidamente cambiando, un segnale positivo per il settore.

Andrew Moss ha spiegato in una nota di ricerca: “Molti stanno sviluppando strategie d’investimento e definendo come allocare fondi fra token, ETF, società di tesoreria digitale (DAT) e aziende quotate con esposizione al settore.”

Oltre Bitcoin: un’opportunità più ampia

Dove intravedono, dunque, gli analisti di Jefferies il potenziale per gli investitori istituzionali? Non si tratta soltanto di bitcoin o del primo utilizzo della tecnologia blockchain per i pagamenti. Il consiglio degli esperti è infatti di guardare oltre.

Gli analisti sottolineano:

“Un’eccessiva concentrazione su bitcoin e sul prezzo di BTC rischia di distogliere l’attenzione dal potenziale dirompente della tecnologia blockchain in diverse industrie.”

La clientela sta valutando strumenti come gli exchange-traded funds e le società di tesoreria digitale (DAT) per ottenere esposizione settoriale. Questi ultimi potrebbero favorire la domanda di token, poiché acquistano in modo continuo asset digitali per i quali hanno raccolto capitale, mentre gli ETF potrebbero rappresentare la porta d’accesso definitiva per gli investimenti istituzionali.

Il mercato pubblico da 1 trilione

Oltre a ETF e DAT, Jefferies identifica altre possibilità di crescita più strutturale nel settore degli asset digitali: la tokenizzazione e le offerte pubbliche iniziali (IPO).

Man mano che le istituzioni finanziarie adottano forme di tokenizzazione per permettere transazioni 24/7 e regolamenti in tempo reale, gli analisti prevedono un cambiamento di paradigma nell’attività delle reti blockchain, con volumi di transazioni crescenti e un aumento del valore per i detentori di token. Questo potrebbe accelerare la crescita futura del mercato digitale.

Inoltre, le IPO nel settore stanno guadagnando impulso in questo ciclo, con diverse società come Circle, Bullish (la società madre di CoinDesk) e Gemini che sono già diventate pubbliche.

La previsione di Jefferies è che nelle prossime 18-24 mesi si assisterà a un’intensificazione di questo fenomeno e che nei prossimi cinque anni il mercato pubblico salirà fino a raggiungere un valore di oltre 1 trilione di dollari. Se inizialmente le borse sono state le prime ad andare in borsa, la banca intravede ora un’opportunità di quotazione per sviluppatori di registri distribuiti, piattaforme di tokenizzazione, custodi, piattaforme per l’integrazione dei token, emittenti di stablecoin, aziende di analisi, piattaforme istituzionali di trading e staking, gestori di fondi e prime brokers.

Gli analisti concludono:

“Confermando le nostre aspettative per 10-15 IPO nei prossimi 18-24 mesi, prevediamo un settore pubblico da 1 trilione di dollari entro i prossimi cinque anni.”

Lezione dal passato: selettività ed utilità duratura

Richiamando la metafora dell’era Internet del 1996, il consiglio di Jefferies agli investitori è di adottare un approccio selettivo e concentrarsi su casi di utilizzo sostenibili e rilevanti.

Nel concreto, solo sei token tra i primi venti del gennaio 2018 sono ancora nella top 20 attuale, un’evoluzione paragonabile a quella delle aziende dell’era dot-com, dove leader iniziali come AltaVista e Lycos sono poi scomparsi.

Secondo Jefferies, la differenziazione più ampia del mercato proseguirà, con risorse finanziarie che si sposteranno da asset speculativi a token che supportano applicazioni concrete. Il metodo suggerito è quello di analizzare i token con la stessa attenzione dedicata alle startup tecnologiche in fase iniziale, privilegiando metriche quali “adozione, sviluppo, utilizzo e casi d’uso” rispetto a semplici picchi temporanei di ricavi.