La svolta del web3 e le paure sulla privacy scatenate dal controllo chat dell’Ue
- 21 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Mentre i legislatori dell’Unione Europea si avvicinano a una decisione sulla legge controversa denominata “Chat Control”, gli esperti di privacy mettono in guardia sul fatto che questa normativa potrebbe minare la fiducia pubblica nelle comunicazioni digitali e spingere gli utenti verso piattaforme basate sul Web3.
Al centro del dibattito si trova il Regolamento proposto dall’UE per la prevenzione e il contrasto degli abusi sessuali sui minori, che imporrebbe alle piattaforme di analizzare i messaggi privati alla ricerca di contenuti illegali prima che vengano criptati. Secondo i critici, questa misura rappresenta una sorta di porta di accesso nascosta ai sistemi di crittografia, contraddicendo gli stessi impegni dell’UE in materia di tutela della privacy.
Hans Rempel, cofondatore e amministratore delegato di Diode, ha commentato:
“Affidare a un’entità intrinsecamente vulnerabile una visibilità quasi illimitata sulla vita privata delle persone è incompatibile con un’onesta dichiarazione di valori riguardo alla privacy digitale.”
Rempel ha definito la proposta un pericoloso eccesso di controllo.
Elisenda Fabrega, responsabile legale di Brickken, ha evidenziato come la norma sia difficilmente giustificabile alla luce della giurisprudenza attuale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Ha citato gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che garantiscono la riservatezza delle comunicazioni e la protezione dei dati personali.
Fabrega ha spiegato:
“Lo scanning lato cliente consentirebbe di monitorare i contenuti sui dispositivi degli utenti prima della trasmissione, anche in assenza di qualsiasi indicazione di attività illecite.”
Attualmente, quindici Paesi membri sostengono la legge.
Un precedente pericoloso secondo gli esperti
Da un punto di vista legale e tecnologico, la regolamentazione sembra stabilire un precedente che mette a rischio fondamentali tutele.
Interrogato sulla possibilità che gli strumenti previsti possano essere abusati, Rempel ha risposto:
“Non esistono garanzie in merito. Oltre il 10% di tutte le violazioni di dati si verifica in sistemi governativi.”
Fabrega ha sollevato anche preoccupazioni riguardanti l’impatto più ampio che tale sorveglianza potrebbe avere sulla fiducia pubblica:
“La crittografia non è solo una funzione tecnica, ma una promessa agli utenti che le loro comunicazioni private rimarranno confidenziali.”
La perdita di fiducia nelle piattaforme di messaggistica tradizionali potrebbe spingere gli utenti ad orientarsi verso alternative decentralizzate basate su Web3, strutturate per proteggere i dati attraverso una crittografia progettata appositamente.
Rempel ha aggiunto:
“La battaglia di Web3 per la privacy si riassume nello slogan ‘Non le tue chiavi, non i tuoi dati’. Questo rappresenta la vera custodia autonoma dei dati.”
Secondo lui, è l’utente finale a mantenere la sovranità sui propri dati “dalla culla alla tomba”.
Fabrega ha condiviso questo punto di vista, sottolineando che “gli utenti attenti alla privacy esploreranno sempre più opzioni decentralizzate su Web3” nel caso in cui il “Chat Control” venga approvato.
Ha inoltre avvertito del rischio di una frammentazione del mercato digitale europeo e di un indebolimento dell’influenza dell’UE nella definizione di standard internazionali in materia di privacy.
La decisione chiave spetta alla Germania
Alla Germania, che detiene il voto decisivo, spetta ancora una presa di posizione definitiva.
Attualmente, 15 Stati membri appoggiano la proposta, ma non raggiungono la soglia del 65% della popolazione necessaria per l’approvazione.
Se la Germania voterà a favore, la legge sarà quasi certamente approvata; in caso contrario, il provvedimento rischia di essere respinto.
Rempel ha assunto una posizione cauta in merito alle possibilità di approvazione:
“Credo che la probabilità sia bassa, ma non sarà l’ultima volta che si tenterà di compromettere i diritti umani fondamentali nel nome della sicurezza.”