Il ritiro storico degli ETF della Bank of Japan scatena vendite di mercato e calo delle criptovalute

La Banca del Giappone (BOJ) ha sorpreso i mercati venerdì annunciando l’intenzione di iniziare il disinvestimento dai fondi negoziati in borsa (ETF) e dai Real Estate Investment Trusts giapponesi (JREIT), per un valore complessivo di 250 miliardi di dollari. Questi asset erano stati accumulati dal 2010 nell’ambito della politica monetaria estremamente accomodante adottata dalla banca centrale.

Il piano prevede la vendita di ETF per un valore contabile di 330 miliardi di yen (circa 2,2 miliardi di dollari) all’anno, corrispondenti a 620 miliardi di yen (circa 4,2 miliardi di dollari) ai prezzi di mercato. Il governatore della BOJ, Kazuo Ueda, ha sottolineato che la cessione avverrà a un ritmo molto lento, affermando che occorrerà più di un secolo per smobilizzare completamente queste posizioni.

L’annuncio è stato accompagnato dalla decisione di mantenere il tasso di riferimento al 0,5%, con una votazione divisa 7 a 2. L’incertezza sulla prossima decisione sui tassi, con due membri favorevoli a un rialzo immediato, ha alimentato le aspettative di un inasprimento già a ottobre. Nel mese di agosto, l’inflazione core in Giappone è salita al 2,7%, superando ampiamente l’obiettivo del 2% fissato dalla BOJ.

In seguito a queste decisioni, il Nikkei ha perso oltre l’1% venerdì, mentre il rendimento del titolo di Stato decennale giapponese (JGB) ha raggiunto l’1,64%. Anche il settore delle criptovalute ha risentito della situazione, con il bitcoin che è sceso a poco più di 116.000 dollari dopo aver sfiorato quota 118.000 nelle ore precedenti.

Questa manovra arriva in un contesto economico delicato. Come evidenziato dalle analisi recenti, il rapporto debito/PIL del Giappone si attesta vicino al 240%, mentre i rendimenti obbligazionari toccano livelli massimi da decenni. L’aumento dei costi di indebitamento potrebbe rappresentare un rischio significativo per la sostenibilità fiscale del Paese.

Implicazioni della politica monetaria

La strategia di riduzione graduale degli asset ricomprati riflette l’intenzione della BOJ di normalizzare la politica monetaria in modo prudente per evitare turbolenze sui mercati finanziari. Tuttavia, questo processo si colloca in un quadro macroeconomico complesso, caratterizzato da una crescita contenuta e da pressioni inflazionistiche persistenti.

Il mantenimento del tasso di interesse a livelli storicamente bassi evidenzia le difficoltà incontrate dalla banca centrale nel trovare un equilibrio tra stimolo economico e controllo dell’inflazione. Le opinioni divergenti all’interno del consiglio della BOJ indicano un dibattito interno acceso sulle tempistiche e sulla portata degli interventi futuri.

Inoltre, la vendita programmata di ETF e JREIT potrebbe influire sulla liquidità del mercato finanziario giapponese e sulla valutazione degli asset, richiedendo una calibratura attenta da parte della banca centrale per evitare effetti destabilizzanti.

Rischi e prospettive per il sistema economico giapponese

L’alto livello del debito pubblico rappresenta un punto critico per la salute finanziaria del Giappone. Il progressivo innalzamento dei rendimenti dei titoli di Stato rende più costoso il rifinanziamento del debito, aumentando il carico sui futuri bilanci pubblici e limitando lo spazio di manovra fiscale.

È fondamentale monitorare attentamente le dinamiche dei tassi e la risposta dell’economia reale per valutare l’impatto delle decisioni della BOJ sul lungo periodo. Una stretta monetaria troppo rapida potrebbe rallentare la crescita, mentre una politica troppo accomodante rischierebbe di alimentare ulteriormente l’inflazione.

Infine, il calo delle criptovalute in corrispondenza delle decisioni della BOJ suggerisce un’influenza sempre più marcata delle politiche monetarie tradizionali anche sui mercati digitali, la cui stabilità rimane comunque molto dipendente da fattori esterni e dalla fiducia degli investitori.