I grandi produttori petroliferi americani si espandono mentre i piccoli produttori si ritirano sotto la pressione dei prezzi

La produzione di petrolio degli Stati Uniti ha continuato a mostrare una crescita costante nel corso dell’anno, nonostante i prezzi del greggio siano scesi ai livelli più bassi degli ultimi anni. Secondo i dati raccolti dall’Energy Information Administration (EIA), la produzione americana ha raggiunto un livello record di 13,58 milioni di barili al giorno (mb/g) a giugno 2025, superando il precedente picco stabilito a ottobre 2024 di 50 mila barili al giorno (kb/g) e superando anche il massimo pre-pandemia di novembre 2019 di 582 kb/g.

Gli esperti di materie prime di Standard Chartered prevedono che la produzione negli USA continuerà a salire, toccando un massimo di 14,34 mb/g previsto per marzo 2026.

Tuttavia, il settore petrolifero statunitense mostra segnali evidenti di rallentamento nella crescita, con un incremento anno su anno di soli 328 kb/g registrato a giugno. In particolare, la produzione in Texas, la principale regione produttrice del Paese, è diminuita di 33 kb/g su base annua ed è ora inferiore di 109 kb/g rispetto al picco di ottobre 2024, che aveva raggiunto i 5,832 mb/g.

Questa tendenza però non è uniforme: se da un lato i piccoli produttori americani vedono un calo, dall’altro i grandi gruppi petroliferi e gli operatori indipendenti continuano a espandersi. Secondo la società di consulenza energetica globale FGE, la produzione totale degli USA è cresciuta durante la prima metà del 2025 nonostante la contrazione delle realtà più piccole.

Questo andamento conferma la previsione di FGE, secondo cui la riduzione dei prezzi del greggio avrebbe colpito maggiormente i piccoli produttori, caratterizzati da costi più elevati.

Il calo dei piccoli produttori e la crescita dei grandi

Secondo il consulente energetico, la crescita dei piccoli produttori statunitensi ha raggiunto un plateau a metà 2024 e ha iniziato a diminuire nella seconda metà dello stesso anno a causa del calo dei prezzi del petrolio.

Con i prezzi del greggio attualmente inferiori di circa 15 dollari al barile rispetto al picco del 2025, il declino si è accentuato, e si stima che la produzione da parte delle realtà più piccole diminuirà tra 200 e 250 kb/g su base annua nella seconda metà dell’anno.

Al contrario, la crescita sostenuta dalle grandi compagnie petrolifere statunitensi sarà sufficiente a compensare ampiamente questa diminuzione.

Inoltre, FGE ha rivisto al rialzo le sue stime di produzione globale di petrolio, aumentando di 130 kb/g la previsione per il 2025 a 109,1 mb/g e di 230 kb/g quella per il 2026, che ora è fissata a 110,4 mb/g.

Nell’ultimo Short Term Energy Outlook (STEO), l’EIA ha confermato le sue previsioni secondo cui la produzione di greggio e condensati negli USA diminuirà da 13,57 mb/g a dicembre 2025 a 13,16 mb/g a dicembre 2026, nonostante la produzione di giugno sia risultata superiore di 100 kb/g rispetto alle stime.

L’EIA attribuisce tale calo principalmente ai bassi prezzi del petrolio, che hanno indotto i produttori a rallentare le attività di perforazione e completamento dei pozzi.

L’aumento dell’offerta di OPEC+ e le compensazioni

Domenica, i membri di OPEC+ hanno deciso di aumentare la produzione di petrolio a partire da ottobre di 137.000 barili al giorno, un incremento molto più contenuto rispetto ai 555.000 barili al giorno previsti per agosto e settembre e ai 411.000 barili al giorno di giugno e luglio.

Questa decisione segna l’inizio dello smantellamento anticipato della seconda tranche di tagli alla produzione di 1,65 milioni di barili al giorno, previsto più di un anno prima del calendario originale, mentre la prima tranche di 2,5 milioni di barili al giorno è stata completamente ritirata dall’aprile scorso.

Nonostante l’annuncio, i mercati petroliferi hanno reagito in modo timido: il Brent con consegna a ottobre ha recuperato terreno passando dai 65,50 dollari al barile della settimana precedente ai 66,99 dollari della seduta di sabato, mentre il WTI è salito da 61,62 a 62,69 dollari al barile.

Gli analisti di Standard Chartered hanno sottolineato che il mercato potrebbe già scontare il fatto che pochi, se non nessun, barili aggiuntivi verranno immessi nelle forniture globali, poiché i tagli compensativi di alcuni membri di OPEC+ sono sufficienti a bilanciare ogni possibile aumento della produzione complessiva del gruppo.

Secondo Standard Chartered, l’incremento di 137 kb/g equivale a una distribuzione uniforme del totale di 1,65 milioni di barili al giorno spalmata su dodici mesi, segnalando quindi che non ci si aspettano altri grandi aumenti nel prossimo futuro.

OPEC+ ha inoltre precisato che i barili prodotti in più “potranno essere reintrodotti in parte o totalmente, in modo graduale e in base all’evoluzione delle condizioni di mercato”. I commentatori di Standard Chartered hanno confermato l’importanza di adottare una strategia prudente mantenendo la piena flessibilità per sospendere o invertire eventuali ulteriori aggiustamenti produttivi, inclusi quelli volontari di 2,2 milioni di barili al giorno annunciati nel novembre 2023.