Explainer che cos’è involution la tendenza alla competizione al ribasso in Cina
- 15 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
I vertici della Cina hanno promesso di porre fine alle riduzioni di prezzo aggressive messe in atto da alcune aziende cinesi, che secondo i regolatori stanno alimentando una competizione eccessiva, danneggiando l’economia nazionale.
La cosiddetta campagna “anti-involuzione” nasce dall’eccesso di capacità produttiva tra i produttori cinesi, risultato di passate strategie governative volte a stimolare l’economia, e da tagli ai prezzi applicati sia per smaltire scorte che per incentivare i consumi. Queste dinamiche hanno dato origine a vere e proprie guerre di prezzo in diversi settori, generando timori che la deflazione si radichi e ostacoli gli sforzi indirizzati alla stabilizzazione della seconda economia mondiale da 19 trilioni di dollari.
Che cos’è l’involuzione?
Il termine cinese per involuzione, “neijuan”, ha iniziato a diffondersi sui social negli anni 2020, usato soprattutto dai giovani per descrivere una competizione estenuante e spesso autodistruttiva verso gli indicatori tradizionali del successo.
Tra gli esempi citati c’era il dubbio sul senso di impegnarsi esclusivamente per entrare in una buona università se poi si finisce a lavorare orari massacranti come il “996” (dalle 9 del mattino alle 9 di sera, sei giorni a settimana) in aziende tecnologiche, con un mercato del lavoro caratterizzato da una forte disoccupazione giovanile.
Pur essendo meno diffuso in inglese, il termine involuzione deriva dal latino e significa “arrotolarsi o rivoltarsi verso l’interno”. È stato reso celebre dall’antropologo culturale americano Clifford Geertz negli anni ’60, in riferimento ai suoi studi sull’agricoltura giavanese, per indicare situazioni di stagnazione economica o culturale nonostante un aumento degli sforzi o della complessità.
Più recentemente, neijuan è diventato un’espressione sintetica per descrivere in Cina la fatica esasperante e spesso inefficace di una competizione ipertrofica e talvolta autodistruttiva.
Il concetto è ora associato anche alla trasformazione economica del paese, che sta passando da una crescita trainata dal settore immobiliare a un complesso industriale che rappresenta un terzo della produzione manifatturiera globale, dove le risorse investite aumentano senza un corrispondente miglioramento nei risultati. Si tratta di una corsa al ribasso.
Perché un’eccessiva competizione può danneggiare l’economia?
Una battuta frequente sui social cinesi recita più o meno così: in altri paesi i governi intervengono per evitare comportamenti anticoncorrenziali; in Cina invece l’intervento riguarda la limitazione stessa della competizione.
Il problema risiede nel fatto che il livello di competizione ha superato una soglia oltre la quale i ritorni economici non solo diminuiscono drasticamente, ma mettono a rischio la stabilità dell’intera economia nazionale.
Pechino si trova quindi a dover adottare misure contro l’eccesso di capacità produttiva, il sovraccarico competitivo e le spietate guerre di prezzo, mentre le pressioni deflazionistiche continuano ad aumentare nella seconda economia mondiale.
Il comportamento dei consumatori sta mutando in modo tale da esercitare ulteriori pressioni al ribasso sui prezzi, secondo gli economisti, alimentando il timore che la deflazione possa radicarsi a lungo termine e complicare ulteriormente l’azione delle autorità cinesi.
Combattere la deflazione è una sfida complessa poiché può avere conseguenze negative su occupazione e crescita economica, specialmente in un contesto reso ancor più fragile dalla disputa commerciale irrisolta con gli Stati Uniti, che riduce i margini delle industrie manifatturiere.
Pechino attribuisce grande importanza alla stabilità sociale, ritenuta strettamente legata alla tenuta dell’occupazione. Il settore delle esportazioni e persino quello statale stanno già registrando tagli occupazionali e salariali, mentre la disoccupazione giovanile si attesta al 17,8%.
I settori maggiormente coinvolti
La competizione eccessiva ha causato un drastico calo dei margini di profitto aziendale in molteplici comparti, quali i veicoli elettrici (EV), l’industria solare, le batterie al litio, l’acciaio, il cemento e i servizi di consegna alimentare.
Nel settore dei veicoli elettrici si è assistito a una cruenta guerra di prezzi nel più grande mercato automobilistico globale nel 2023, coinvolgendo decine di marchi tra cui BYD e Tesla. Nel mese di maggio, le autorità cinesi hanno ordinato la cessazione di continue riduzioni tariffarie nel settore.
I dati di LSEG su 33 produttori quotati con sede in Cina mostrano come il margine di profitto netto mediano sia sceso allo 0,83% nel 2024, rispetto al 2,7% registrato nel 2019.
Anche il settore solare cinese è stato bersaglio della campagna anti-involuzione. L’eccesso di capacità produttiva e le guerre di prezzo hanno provocato perdite nell’intera catena del valore fotovoltaico pari a 40 miliardi di dollari nel 2023, secondo il presidente di Trina Solar, Gao Jifan.
Nonostante siano iniziati processi di ristrutturazione per contenere l’eccesso di offerta, il percorso per allineare la produzione solare cinese alla domanda reale resta lungo. Secondo le stime degli analisti, la capacità combinata di wafer, celle e moduli prevista per il 2024 potrebbe coprire la domanda globale annuale fino al 2032.
Alcuni settori sono ancora coinvolti in questa transizione politica. Nel comparto delle consegne alimentari, grandi gruppi tecnologici come Alibaba, JD.com e Meituan hanno investito miliardi in una battaglia basata su sussidi per conquistare quote di mercato nel crescente segmento della “vendita al dettaglio istantanea”.
Si tratta di un investimento oneroso, basato sulla scommessa che le consegne entro un’ora saranno decisive per il futuro dell’e-commerce in Cina nel suo complesso. Gli analisti di Nomura hanno stimato che la perdita di liquidità del settore ha superato 4 miliardi di dollari solo nel secondo trimestre del 2024, un esborso destinato a comprimere ancora di più i profitti nel breve-medio termine.