Economista veterano lancia verdetto a sorpresa sull’S&P 500

L’indice S&P 500 ha attraversato l’anno con una forza costante, segnando nuovi record e registrando un rialzo del 12% sul solo prezzo da inizio anno. Le grandi società tecnologiche sostenute dall’intelligenza artificiale continuano a trainare il mercato, con i cosiddetti “Magnifici 7” che rappresentano ormai un terzo del valore totale dell’indice. Questa combinazione di massimi storici, leadership ristretta e attese di tagli ai tassi da parte della Federal Reserve spinge gli investitori a valutare con attenzione sia il momentum sia i potenziali ostacoli futuri.

In questo contesto, l’economista di grande esperienza David Rosenberg ha recentemente pubblicato un’analisi approfondita sul S&P 500. È importante sottolineare che Rosenberg non è un semplice commentatore: ex economista capo per il Nord America presso Merrill Lynch, fu uno dei pochi ad anticipare la recessione del 2008, affermandosi come uno dei più autorevoli analisti di Wall Street.

Quando esprime le sue valutazioni, sia investitori istituzionali che privati seguono con particolare attenzione i suoi commenti.

L’economista David Rosenberg, noto per aver previsto la crisi del 2008, avverte di rendimenti negativi in arrivo.

Fonte immagine: Michael M. Santiago/Getty Images

David Rosenberg sostiene che il mercato azionario statunitense sia attualmente immerso in una “enorme bolla dei prezzi”, caratterizzata da “valutazioni estreme” e prevede rendimenti negativi nel prossimo futuro.

Rosenberg evidenzia che lo Shiller CAPE del S&P 500 si attesta vicino a 37,5, un valore che rappresenta il terzo livello più elevato di sempre. Con le sue stesse parole:

“Questo è l’aspetto di uno stato euforico: lo stiamo vivendo in tempo reale.”

Per contestualizzare, lo Shiller CAPE è un indicatore di mercato che misura la valutazione azionaria confrontando i prezzi correnti con la media degli utili degli ultimi dieci anni, opportunamente adeguati all’inflazione. Questo indicatore aiuta a smussare le fluttuazioni di breve termine, risultando efficace nel riconoscere bolle speculative o valori di lungo periodo.

Secondo Rosenberg, storicamente, quando il CAPE supera quota 35, i rendimenti annuali tendono a diventare negativi, rendendo l’attuale scenario particolarmente fragile dal punto di vista storico. L’ultima volta che il CAPE aveva raggiunto questi livelli risale al 2021-2022, un periodo seguito da risultati altalenanti e mediamente deludenti.

L’economista segnala altresì un raffreddamento del mercato del lavoro, con una crescita mensile di posti di lavoro inferiori a 100.000, una revisione al ribasso di 911.000 posti nelle rilevazioni precedenti e un numero iniziale di richieste di sussidi di disoccupazione a 263.000, valore superiore al suo “livello di allerta” fissato a 240.000.

Le implicazioni per il mercato azionario

Guardando al futuro, sarà fondamentale monitorare il mantenimento di livelli elevati del CAPE, il flusso di richieste di sussidi oltre la soglia critica e la stretta concentrazione dei rialzi nelle mega-cap tecnologiche.

Se la previsione di Rosenberg si rivelerà corretta, le azioni con multipli elevati e utili ridotti saranno le più esposte a perdite potenziali.

Inoltre, qualità del flusso di cassa e investimenti a breve termine in liquidità o titoli del Tesoro a breve durata potrebbero mitigare la volatilità di mercato. Per gli operatori, diventa cruciale valutare strumenti di copertura e ridurre l’esposizione durante le fasi di rialzo eccessivo.

Secondo diversi parametri, il rischio di concentrazione nell’indice S&P 500 ha raggiunto un livello record. Dati di settembre di Apollo indicano che la concentrazione dell’indice in termini di capitalizzazione di mercato, rendimento e utili è ai massimi storici o prossima ad essi.

La quota complessiva delle prime dieci società è cresciuta notevolmente, restringendo significativamente il campo dei leader del mercato.

In particolare, la quota maggiore è detenuta da Nvidia, che secondo il report tratta a un multiplo di utili pari a 51 volte. Inoltre, il peso combinato delle azioni che superano il 3% nell’indice si colloca tra il 30% e il 35%, un dato rilevante per gli investitori.

Quando la leadership è così concentrata in poche megacap, la performance complessiva dell’indice dipende fortemente da queste poche società. Eventuali oscillazioni negative in questi titoli possono quindi innescare perdite generalizzate sull’intero S&P 500.

Prospettive degli analisti

Tra le recenti previsioni degli istituti finanziari più influenti:

Deutsche Bank: obiettivo 7.000 punti, con un potenziale rialzo del 6,3%, ha ripristinato questa valutazione nel corso della settimana.

Goldman Sachs: target a 6.600 punti, indicativo di un aumento del 2% entro fine anno.

JPMorgan: tiene una valutazione costruttiva ma con un ottimismo prudente, fissando il riferimento a 6.500 punti.

Barclays: ha innalzato il target a 6.450, sebbene ancora inferiore ai valori attuali di mercato.

Bank of America: ha aumentato la stima a luglio a 6.300 punti ma mantiene un approccio cautelativo.

Queste previsioni riflettono una certa cautela analitica, mostrando segnali di fiducia moderata ma con attenzione ai segnali strutturali del mercato.



Author: Tony
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