L’intersezione tra DeFi e AI richiede una sicurezza trasparente
- 14 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Jason Jiang, Chief Business Officer di CertiK, condivide una riflessione sull’evoluzione dell’ecosistema della finanza decentralizzata (DeFi) e sull’impatto dell’intelligenza artificiale in questo ambito.
Sin dalla sua nascita, l’ambito della finanza decentralizzata (DeFi) si è distinto per la capacità innovativa, con strumenti che spaziano dagli exchange decentralizzati (DEX) a protocolli di prestito, stablecoin e molto altro. L’ultima frontiera in questo campo è rappresentata dalla DeFAI, ovvero la DeFi potenziata con l’intelligenza artificiale.
Questa nuova declinazione integra bot autonomi addestrati su grandi quantità di dati. Tali bot possono ottimizzare significativamente l’efficienza, ad esempio eseguendo operazioni di trade, gestendo il rischio e partecipando ai protocolli di governance. Tuttavia, come ogni innovazione basata su blockchain, anche la DeFAI introduce potenziali nuove vulnerabilità che la comunità crypto deve saper affrontare per garantire la sicurezza degli utenti.
DeFAI supera i tradizionali smart contract
Nel mondo della blockchain, la maggior parte degli smart contract adotta una logica semplice e predeterminata: ad esempio “Se accade X, allora esegui Y”. Grazie a questa trasparenza, tali contratti possono essere sottoposti ad audit e verifiche.
Al contrario, la DeFAI si differenzia profondamente poiché i suoi agenti basati su AI adottano processi probabilistici. Questi prendono decisioni in base a dati in continua evoluzione, informazioni pregresse e contesto, interpretando segnali ed adattandosi dinamicamente piuttosto che reagire a eventi prefissati.
Sebbene questa modalità rappresenti un avanzamento sofisticato dal punto di vista tecnologico, implica anche un maggior margine di errori e la possibilità di sfruttamenti, dato l’elevato grado di incertezza intrinseco.
Fino ad ora, i primi esempi di bot di trading AI integrati in protocolli decentralizzati hanno anticipato questa direzione. Per esempio, utenti o organizzazioni autonome decentralizzate (DAO) possono impiegare bot per riconoscere pattern di mercato e compiere operazioni in frazioni di secondo.
Tuttavia, la maggior parte di questi bot si basa ancora su infrastrutture Web2, esponendo un punto di vulnerabilità centralizzato all’interno di un contesto che dovrebbe essere decentralizzato.
Nuove superfici di attacco generate dalla DeFAI
È importante che il settore non si lasci trascinare dall’entusiasmo per l’integrazione dell’AI nei protocolli decentralizzati senza considerare le potenziali nuove vulnerabilità. Attori malevoli potrebbero attaccare gli agenti AI manipolando i modelli, avvelenando i dati o utilizzando input avversari.
Un esempio può essere rappresentato da un agente AI addestrato per identificare opportunità di arbitraggio tra DEX. Un attaccante potrebbe alterare i dati in input spingendo l’agente a eseguire operazioni poco redditizie o addirittura prosciugare i fondi da una pool di liquidità.
Inoltre, un agente compromesso potrebbe disorientare l’intero protocollo diffondendo informazioni errate e fungere da trampolino per attacchi più estesi.
Questi rischi sono amplificati dal fatto che molti agenti AI attualmente operano come vere e proprie “scatole nere”. Anche gli sviluppatori spesso non hanno piena visibilità sui processi decisionali adottati da tali agenti.
Tale opacità contrasta nettamente con i principi fondamentali del Web3, basati sulla massima trasparenza e verificabilità.
La sicurezza come responsabilità condivisa
Considerando questi rischi, alcuni potrebbero invocare la sospensione del progresso della DeFAI. Tuttavia, è probabile che questa tendenza continui a svilupparsi e ad essere adottata su larga scala. Ciò che occorre è dunque adattare l’approccio alla sicurezza del settore.
Gli ecosistemi DeFAI dovrebbero adottare modelli di sicurezza standardizzati, nei quali sviluppatori, utenti e auditor indipendenti collaborano per individuare le strategie più efficaci per proteggere gli utenti e ridurre i rischi.
Gli agenti AI devono essere trattati come qualsiasi altra componente infrastrutturale on-chain, cioè con un approccio critico e scrupoloso: tramite audit approfonditi del codice, simulazioni di scenari di rischio e esercitazioni di tipo red team per anticipare possibili vettori di attacco prima che vengano sfruttati da malintenzionati.
Inoltre, il settore dovrebbe promuovere criteri di trasparenza, ad esempio attraverso modelli open source o una dettagliata documentazione, per tradurre il funzionamento degli agenti AI in un linguaggio accessibile a tutte le parti coinvolte.
Questa strada permetterà di bilanciare l’innovazione portata dalla DeFAI con robusti standard di sicurezza, consolidando la fiducia degli investitori e degli utenti in un contesto decentralizzato e trasparente.
DaFAI pone nuove sfide riguardo alla fiducia nei sistemi decentralizzati. Quando gli agenti di intelligenza artificiale possono gestire autonomamente risorse, interagire con smart contract e votare su proposte di governance, la fiducia non riguarda più soltanto la verifica della correttezza logica, ma si sposta sulla verifica delle intenzioni. Diventa quindi necessario esplorare come gli utenti possano garantire che gli obiettivi di un agente siano allineati sia con le finalità a breve termine sia con quelle a lungo termine.
Verso un’intelligenza sicura e trasparente
Il percorso da seguire richiede soluzioni interdisciplinari. Tecniche crittografiche come le prove a conoscenza zero (zero-knowledge proofs) potrebbero contribuire a verificare l’integrità delle azioni compiute dagli agenti AI, mentre i framework di attestazione on-chain potrebbero tracciare con precisione l’origine delle decisioni. Infine, strumenti di auditing dotati di elementi di intelligenza artificiale potrebbero valutare gli agenti in modo completo, analogamente a come oggi gli sviluppatori esaminano il codice degli smart contract.
Tuttavia, la realtà attuale mostra che il settore non ha ancora raggiunto questi livelli. Per il momento, la migliore difesa resta un auditing rigoroso, la trasparenza e l’effettuazione di test di stress approfonditi. Chi desidera partecipare ai protocolli DeFAI dovrebbe assicurarsi che essi adottino questi principi nella logica AI che li governa.
Tutelare il futuro dell’innovazione AI
DeFAI non è intrinsecamente pericoloso, ma si differenzia profondamente dalla maggior parte delle infrastrutture Web3 attuali. La rapidità della sua adozione rischia di superare i modelli di sicurezza su cui il settore si basa oggi. Poiché l’industria delle criptovalute ha imparato soprattutto attraverso esperienze difficili, è chiaro che l’innovazione senza un approccio solido alla sicurezza rappresenta una potenziale minaccia.
Considerando che gli agenti AI presto agiranno per conto degli utenti, gestendo beni e influenzando i protocolli, è necessario riconoscere che ogni riga di logica AI è codice e, come ogni codice, può essere vulnerabile a sfruttamenti malevoli.
Per garantire un’adozione di DeFAI che non comprometta la sicurezza, è indispensabile progettare tali sistemi fin dall’inizio con un’attenzione particolare alla sicurezza e alla trasparenza. Ogni altra strada rischia di portare a risultati opposti a quelli per cui la decentralizzazione è stata ideata.
Jason Jiang, responsabile commerciale di CertiK, ha espresso questa opinione:
“La crescente autonomia degli agenti AI nel mondo decentralizzato introduce nuove sfide di fiducia che richiedono soluzioni innovative e trasparenti per proteggere gli utenti e l’integrità dell’intero ecosistema.”
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale o finanziaria. Le opinioni espresse sono esclusivamente dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di altre entità nel settore.