Gli Etf stanno superando la Fed? I flussi netti record potrebbero confermarlo
- 14 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
I flussi record verso gli exchange-traded fund (ETF) stanno modificando i mercati in modi che persino la Federal Reserve non sembra in grado di gestire. Nuovi dati rivelano che gli ETF quotati negli Stati Uniti sono diventati una forza predominante nei mercati finanziari.
Secondo un comunicato stampa di venerdì rilasciato da ETFGI, una società di consulenza indipendente, il patrimonio investito negli ETF statunitensi ha raggiunto la cifra record di 12,19 trilioni di dollari a fine agosto, in aumento rispetto ai 10,35 trilioni alla fine del 2024. Un’analisi pubblicata da Bloomberg ha sottolineato che questo afflusso mette in discussione l’influenza tradizionale della Federal Reserve.
Solo nel mese di agosto gli investitori hanno riversato 120,65 miliardi di dollari negli ETF, portando i flussi da inizio anno a 799 miliardi — il massimo storico. Per confronto, il precedente record annuale era di 643 miliardi, stabilito nel 2024.
Concentrazione nelle principali società
La crescita è principalmente concentrata tra i maggiori fornitori. iShares guida con 3,64 trilioni di dollari di asset, seguito da vicino da Vanguard con 3,52 trilioni e dalla famiglia SPDR di State Street con 1,68 trilioni. Insieme controllano quasi tre quarti del mercato ETF statunitense.
Gli ETF azionari hanno attirato la quota maggiore dei flussi di agosto, pari a 42 miliardi di dollari, mentre i fondi obbligazionari hanno raccolto 32 miliardi e gli ETF sulle materie prime quasi 5 miliardi.
La rilevanza crescente degli ETF legati alle criptovalute
Gli ETF collegati alle criptovalute rappresentano ora una componente significativa del mercato. Dati di SoSoValue indicano che gli ETF spot su bitcoin e ether quotati negli Stati Uniti gestiscono complessivamente oltre 120 miliardi di dollari, guidati dall’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock e dal Wise Origin Bitcoin Trust (FBTC) di Fidelity.
Solo gli ETF su bitcoin rappresentano più di 100 miliardi, equivalenti a circa il 4% della capitalizzazione di mercato del bitcoin, stimata a 2,1 trilioni di dollari. Gli ETF su ether aggiungono ulteriori 20 miliardi, nonostante siano stati lanciati soltanto all’inizio di quest’anno.
ETF: la scelta prediletta degli investitori
Questa crescita mette in evidenza come gli ETF — sia tradizionali che legati alle criptovalute — siano diventati il veicolo preferito dagli investitori, indipendentemente dalla dimensione. Per molti, i flussi negli ETF sono automatici: negli Stati Uniti, gran parte dei fondi proviene da conti pensionistici chiamati 401(k), attraverso cui i lavoratori destinano una quota fissa degli stipendi.
Una quota crescente di questi capitali è investita in “target-date funds”, fondi che modificano automaticamente la composizione degli investimenti, spostandoli gradualmente da azioni a obbligazioni man mano che l’investitore si avvicina all’età pensionabile.
Portfolio modellati e robo-advisor applicano logiche analoghe, indirizzando flussi verso gli ETF senza che gli investitori debbano prendere decisioni quotidiane.
Bloomberg ha descritto questo fenomeno come un effetto “pilota automatico”: ogni due settimane, milioni di contributi lavorativi confluiscono in fondi indicizzati che acquistano gli stessi paniere di titoli, indipendentemente da valutazioni di mercato, notizie o politica della Fed. Gli analisti citati sottolineano come questa domanda costante spieghi il continuo rialzo degli indici azionari statunitensi, anche quando i dati su occupazione e inflazione mostrano segnali di rallentamento.
Le implicazioni per la politica monetaria della Federal Reserve
Questa dinamica solleva importanti interrogativi sull’efficacia dell’intervento della Fed. Tradizionalmente, tagli o aumenti dei tassi d’interesse trasmettevano segnali forti che si riflettevano nei mercati azionari, obbligazionari e delle materie prime. Tassi più bassi incoraggiavano l’assunzione di rischi, mentre tassi più alti tendono a contenerla.
Tuttavia, con gli ETF che assorbono centinaia di miliardi di dollari secondo un calendario prestabilito, i mercati potrebbero risultare meno sensibili alle indicazioni della banca centrale.
Questa tensione diventa particolarmente evidente in questo mese. Con l’aspettativa di un taglio dei tassi di un quarto di punto il prossimo 17 settembre, i mercati azionari si mantengono vicino ai massimi storici e l’oro si scambia sopra i 3.600 dollari l’oncia. Il bitcoin, invece, si attesta intorno a 116.000 dollari, non distante dal picco storico di 124.000 dollari raggiunto a metà agosto.
ETF su azioni, obbligazioni e criptovalute hanno registrato forti afflussi, suggerendo che gli investitori si stanno posizionando per una politica monetaria più accomodante, ma riflettendo anche una tendenza strutturale verso allocazioni passive.
I sostenitori del fenomeno sottolineano come la diffusione degli ETF abbia abbassato i costi di investimento e ampliato l’accesso ai mercati. D’altro canto, alcuni critici avvertono che l’ampiezza dei flussi potrebbe amplificare la volatilità in caso di riscatti simultanei, poiché gli ETF operano sull’intero paniere di titoli contemporaneamente.
Secondo quanto riportato, questa “macchina perpetua” degli investimenti passivi potrebbe quindi modificare i mercati in modi che la banca centrale fatica a contrastare efficacemente.