Smart working utile per ridurre traffico e inquinamento ma non può essere considerato leva green
- 13 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Lo smart working rappresenta un elemento importante per diminuire il traffico, l’inquinamento e i consumi energetici, ma non può essere considerato una soluzione esclusivamente “green”. I benefici ambientali, infatti, dipendono da molteplici fattori, tra cui le abitudini di consumo e l’efficienza energetica sia dei mezzi di trasporto utilizzati sia degli spazi in cui si svolge l’attività lavorativa. Questa è una delle conclusioni emerse dallo studio condotto dai ricercatori dell’Enea, Roberta Roberto e Alessandro Zini, intitolato Remote Work: Evolving Travel Behaviours and Their Impacts on Environmental Sustainability.
I ricercatori spiegano che spostare il lavoro dall’ufficio a luoghi alternativi come la propria abitazione o i centri di co-working modifica la domanda di mobilità, con conseguenze su traffico, consumi energetici e qualità dell’aria. Tuttavia, la riduzione di emissioni e consumi non è automatica e può essere influenzata da diversi fattori, come gli effetti cosiddetti “rimbalzo”.
Ad esempio, chi sceglie di trasferirsi in zone periferiche potrebbe ritrovarsi ad affrontare distanze di viaggio maggiori, cancellando così i vantaggi ambientali legati alla diminuzione del numero di spostamenti. Anche se la riduzione del traffico è un risultato positivo, non è sufficiente di per sé. Inoltre, l’incremento delle ore passate a casa per motivi lavorativi comporta un maggiore consumo di energia per il riscaldamento, il raffreddamento, l’illuminazione e l’utilizzo di apparecchiature elettroniche. Questo incremento potrebbe vanificare i benefici ottenuti dalla riduzione degli spostamenti, soprattutto se gli uffici rimangono attivi e non sono gestiti con criteri di efficienza energetica.
Analisi sull’utilizzo del telelavoro nella pubblica amministrazione
Lo studio ha preso in considerazione un’indagine effettuata da un’agenzia di ricerca su circa 2.000 dipendenti pubblici impegnati in modalità di telelavoro, distribuiti tra le città di Bologna, Roma, Trento e Torino. Prima dell’introduzione del lavoro da remoto, il campione percorreva in media 30 km al giorno per raggiungere l’ufficio, dedicando circa un’ora e 20 minuti giornalieri al viaggio. Un segmento significativo, pari al 12%, affrontava tragitti di oltre 100 km quotidiani, con Roma che si configurava come il caso più emblematico a causa delle distanze maggiori e della congestione del traffico.
I dati evidenziano come prima del telelavoro il mezzo privato fosse predominante, utilizzato dal 47% dei lavoratori intervistati. L’introduzione del lavoro da remoto per una media di 2,1 giorni a settimana ha consentito un risparmio giornaliero stimato di 6 kg di emissioni di CO₂ e di 85 MJ di carburante per ogni lavoratore; tale quantità corrisponde approssimativamente a 260 litri di benzina o 237 litri di gasolio.
Su un anno lavorativo standard di 48 settimane, ogni persona in telelavoro ha ridotto le emissioni di CO₂ di circa 600 kg, risparmiando al contempo 8,6 GJ di carburante, evidenziando quindi l’impatto positivo di questa modalità lavorativa in termini di sostenibilità ambientale.
Impatto più marcato nelle grandi metropoli
Le diminuzioni delle emissioni e dei consumi più rilevanti si sono registrate nelle grandi città come Roma, caratterizzate da tragitti mediamente più lunghi e da un predominio dell’uso di mezzi privati. Lo studio ha inoltre mostrato che l’effetto “rimbalzo” è stato contenuto e si è limitato a un incremento della mobilità locale all’interno dei quartieri.