Orsini: l’Ue ha fatto di tutto per distruggere l’industria, ora va tutelata
- 12 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
I dazi rappresentano una fonte di preoccupazione, ma ciò che desta maggiore inquietudine è il cambio euro-dollaro. È proprio questa la variabile che influisce maggiormente sulla nostra competitività, un aspetto spesso sottovalutato.
Queste considerazioni sono state espresse da Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, durante la Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia, nel corso del dibattito dal titolo “L’economia e le imprese italiane tra dazi e incertezze”.
Orsini ha sottolineato come il vero problema risieda nell’assenza di iniziative concrete in Europa per attrarre investimenti e capitali. A tal proposito, ha ricordato la necessità di agire tempestivamente, anche attraverso strumenti come gli Eurobond.
Le critiche di Orsini all’Unione Europea e la situazione industriale
Secondo Orsini, nel corso degli ultimi anni l’Unione Europea ha compiuto scelte che hanno arrecato danni significativi all’industria, in particolare al settore automobilistico. Anche ora, nonostante la Commissione sembri pronta a correggere alcune politiche, non si percepiscono segnali concreti di “neutralità tecnologica” o di “libertà tecnologica”.
Il presidente di Confindustria ha ammonito che le politiche adottate dalla Commissione europea precedente hanno contribuito alla deindustrializzazione del continente. Ha espresso la speranza che l’attuale Commissione non continui su quella strada, anche se al momento non sembra del tutto allineata alle richieste delle imprese italiane.
Ha poi esteso le sue critiche anche ad altri settori, come quello calzaturiero, della pelletteria e dei farmaci, evidenziando come si stiano creando condizioni tali da incentivare la fuga delle aziende dall’Europa. La necessità di una seria riflessione sulle normative europee affonda le radici nel fatto che spesso tali norme non tengono conto degli effetti reali che producono sull’economia e sull’industria.
Il richiamo di Draghi e l’urgenza di agire
Orsini ha ricordato che l’allarme lanciato da Mario Draghi sulla situazione economica e sui rischi per l’industria europea è presente da diversi anni, ma è stato in gran parte ignorato. Per questo insiste sulla necessità che l’Europa agisca con rapidità per affrontare le sfide in atto.
Le aspettative della Confindustria sulla prossima manovra
Orsini ha inoltre evidenziato come molte delle misure di sostegno alle imprese siano in scadenza, citando esempi come Industria 4.0, Industria 5.0, le Zone Economiche Speciali (Zes) e gli investimenti in ricerca e sviluppo.
Ha sottolineato che, perché l’industria sia realmente messa al centro, è necessario andare oltre i semplici contributi economici. Il credito d’imposta, ad esempio, rappresenta un incentivo intelligente: se viene riconosciuto al 30% su un investimento, questo impegno economico genera ulteriori benefici, come l’assunzione di nuovo personale e l’indotto, portando a una situazione vantaggiosa per imprese e sistema Paese.
Ha citato il caso dei 4,8 miliardi stanziati nel Mezzogiorno, che hanno prodotto 28 miliardi di investimenti e 35.000 nuovi posti di lavoro, sottolineando come le imprese abbiano realizzato concretamente il proprio lavoro in questa area.
In merito alla manovra, Orsini ha ribadito la necessità di percorrere due strade parallele: una dedicata alla tutela e al sostegno delle micro, piccole e medie imprese, e un’altra rivolta alle grandi aziende, evitando inoltre di trascurare il ruolo di strumenti fiscali agevolativi che possano favorire aggregazioni e collaborazioni tra imprese di dimensioni minori.
Il dialogo con il Partito Democratico sulle politiche di competitività
Orsini ha infine riferito di dialoghi costruttivi con il Partito Democratico su temi come competitività e investimenti, evidenziando che questa rappresenta una strada fondamentale per rafforzare l’economia italiana.
Ha fatto riferimento alla misura che riguarda le Zone Economiche Speciali, con uno stanziamento di 4,8 miliardi che ha già generato 28 miliardi di investimenti e 35.000 nuovi posti di lavoro.
Orsini ha concluso precisando che Confindustria intrattiene rapporti con tutti i principali rappresentanti politici ed economici del Paese, raccogliendo le istanze delle imprese che, sull’insieme delle entrate pubbliche, contribuiscono a oltre due terzi delle entrate statali grazie all’attività produttiva e occupazionale.