I prezzi superano la media mobile a 50 giorni, dollaro stabile e limitato ribasso per i rendimenti dei Treasury a 10 anni

L’analisi quotidiana di Omkar Godbole, analista di CoinDesk e Chartered Market Technician, evidenzia che Bitcoin (BTC) a 114.942,08 dollari continua a guadagnare terreno, confermando la rottura del pattern “testa e spalle invertito” all’inizio di questa settimana, che ha aperto la strada a un possibile rally verso i 120.000 dollari.

I prezzi hanno superato la media mobile semplice a 50 giorni (SMA), un indicatore di momentum molto seguito. Inoltre, l’indicatore Guppy Multiple Moving Average (GMMA) suggerisce l’inizio di una nuova “bull cross”. Questi due fattori combinati potrebbero attirare operatori che cercano il momentum, accelerando l’ascesa dei prezzi.

Tuttavia, ci sono almeno tre elementi che invitano alla prudenza e che meritano un’analisi approfondita.

Bitcoin si avvicina alla soglia di stanchezza del rialzo

BTC si sta avvicinando a una zona in cui il trend rialzista potrebbe indebolirsi, collocata sopra i 115.000 dollari. Benchè i pattern storici non garantiscano risultati futuri, da luglio il momentum positivo di Bitcoin mostra segni di calo ogni volta che il prezzo supera questa soglia, come indicano le lunghe ombre superiori delle ultime due candele mensili.

Queste ombre lunghe suggeriscono che, nonostante il tentativo dei rialzisti di spingere il prezzo sopra i 124.000 dollari, la pressione di vendita ha costretto il prezzo a ritornare sotto i 115.000 dollari. Questo conferma un livello di resistenza significativo e una possibile esitazione da parte degli acquirenti.

Il grafico mensile di Bitcoin mostra quindi candele con ombre superiori molto pronunciate, sintomo di tensione tra domanda e offerta.

L’indice del dollaro ha già scontato i tagli dei tassi della Fed?

Con il mercato del lavoro negli Stati Uniti in rapido indebolimento, i futures stanno prezzando tagli ai tassi per un totale di 70 punti base entro il 31 dicembre, equivalenti a quasi tre riduzioni da 25 punti base a partire dal 17 settembre. Inoltre, si ipotizzano ulteriori 125 punti base di allentamento entro luglio 2026, con un tasso di riferimento che scenderebbe nell’intervallo tra il 3% e il 3,25% dai livelli attuali del 4,25-4,50%.

Il mercato sembra quindi convinto che la Federal Reserve reagirà a un’inflazione ancora elevata, come evidenziato dall’ultimo indice dei prezzi al consumo, tagliando i tassi per sostenere il mercato del lavoro e la crescita economica. Queste aspettative accomodanti sono in netto contrasto con quelle delle controparti come la Banca Centrale Europea (BCE), che invece sembra aver abbandonato l’idea di riduzione dei tassi. Il differenziale tra tassi favorisce quindi un indebolimento del dollaro.

Nonostante ciò, l’indice del dollaro, che misura il valore del biglietto verde rispetto alle principali valute fiat, rimane stagnante nell’intervallo 97,00-98,00. Negli ultimi giorni l’indice ha perso solo lo 0,20%, fermandosi a 97,55, nonostante l’aumento delle probabilità di tagli della Fed.

Questo solleva il dubbio se il mercato abbia già incorporato queste aspettative di taglio nei prezzi. Se così fosse, il dollaro potrebbe recuperare, frenando così la crescita degli asset denominati in dollari come Bitcoin e l’oro.

Il grafico mostra come la svendita del dollaro abbia perso slancio da quando l’indice ha toccato il minimo di 96,37 lo scorso 1° luglio.

Al momento della stesura, le bande di Bollinger, ovvero le bande di volatilità posizionate a due deviazioni standard sopra e sotto la SMA a 20 giorni dell’indice, risultano le più strette da marzo 2024. Questa compressione segnala l’imminenza di un movimento importante in una delle due direzioni. Qualora fosse rialzista, ciò potrebbe rappresentare un ostacolo per Bitcoin.

Un cambiamento generazionale nel rendimento decennale statunitense

Le aspettative di un rapido piano di tagli della Fed hanno alimentato la previsione di un forte calo del rendimento del Treasury statunitense a 10 anni, parametro chiave che influenza i costi di finanziamento per consumatori, imprese e governi.

Un ribasso del rendimento a 10 anni favorirebbe un maggior appetito per il rischio sia nell’economia reale che nei mercati finanziari. Tuttavia, l’analisi del grafico mensile a lungo termine indica una svolta rialzista di ampia portata nel momentum dei rendimenti, suggerendo che il margine per discese significative potrebbe essere limitato.

In altre parole, la prevista ondata di capitali verso asset più rischiosi basata su tassi estremamente bassi potrebbe non concretizzarsi. I rendimenti dei Treasury non torneranno probabilmente ai minimi storici nel breve termine, rendendo ancora attrattivi gli strumenti a reddito fisso per gli investitori.

Il rendimento a 10 anni è aumentato significativamente dopo la pandemia da coronavirus, ponendo fine a un trend discendente iniziato nel 1981 e durato quattro decenni.

Inoltre, le medie mobili a 50, 100 e 200 mesi si sono riallineate in ordine rialzista, configurazione che si è vista per l’ultima volta negli anni ’50, segnando l’inizio di un rally trentennale del rendimento benchmark.

Lo stesso andamento si riscontra nel rendimento a 2 anni, particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi di interesse.



Author: Tony
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