Serie A, un euro su tre arriva dalla tv: stadi fermi al 7,1% dei ricavi. Euro 2032 vale 5,8 miliardi di progetti
- 24 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
La prima Relazione annuale della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche fotografa la struttura dei ricavi dei club italiani. I diritti audiovisivi restano la principale fonte di entrate, mentre gli stadi continuano a pesare poco sui conti
Per un club di Serie A, un euro su tre dei ricavi arriva dai diritti televisivi, mentre lo stadio ne genera poco più di sette centesimi. È uno dei dati più significativi contenuti nella prima Relazione annuale della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, presentata alla Camera dal presidente Massimiliano Atelli (in foto).
Una parte rilevante delle 114 pagine del documento è dedicata proprio alla composizione dei ricavi del calcio italiano e al confronto con gli altri principali campionati europei.
La Commissione, prevista dall’articolo 13-bis del decreto legislativo 36 del 2021 e introdotta con il decreto-legge del 31 maggio 2024, si è insediata il 1° ottobre 2025. Vigila su 128 società tra calcio e basket professionistico e fino al 31 agosto ha svolto 2.688 verifiche, di cui 2.432 nel calcio. Le violazioni riscontrate sono confluite in 20 pareri del Collegio, 15 relativi al calcio e cinque al basket.
Diritti tv al 33,5%, player trading oltre il 20%
Le percentuali indicate nella relazione sono valori mediani, e rappresentano quindi il club che si colloca a metà del campione, non la somma dei bilanci delle venti società di Serie A.
I diritti audiovisivi rappresentano il 33,5% dei ricavi, mentre l’area commerciale pesa per il 24,1%. Il player trading, cioè la compravendita dei calciatori, vale il 20,8%, mentre i ricavi da stadio si fermano al 7,1%. Al netto del player trading, i ricavi caratteristici rappresentano il 64% del totale.
La relazione sottolinea come la televisione costituisca una fonte di entrate più stabile rispetto al mercato dei calciatori, ma allo stesso tempo esponga i club alla dipendenza dall’andamento del mercato audiovisivo, sia domestico sia internazionale.
I ricavi commerciali vengono invece considerati una misura della forza del marchio e della capacità delle società di attrarre sponsor e trasformare il seguito dei tifosi in fatturato. Ed è proprio su questa voce che emergono alcune delle maggiori differenze tra i singoli club.
Diritti tv, 887 milioni da distribuire nel 2025/26
Per la stagione 2025/26, la Commissione stima in 887 milioni di euro le risorse da distribuire ai club attraverso i diritti audiovisivi, rispetto ai circa 899 milioni del 2024/25.
Inter, Milan, Napoli e Roma assorbono complessivamente circa 285 milioni, pari al 32% del totale, mentre alle ultime cinque società vanno poco più di 140 milioni.
Il rapporto tra chi incassa di più e chi riceve meno è pari a 3,3 a uno, contro 3,2 nella stagione precedente e 4,4 nel 2017/18. Il divario resta comunque superiore a quello della Premier League, dove la forbice è di 1,6 a uno, e della Bundesliga, dove arriva a 2,4.
Il sistema italiano prevede che il 50% dei proventi venga distribuito in parti uguali e che il 28% sia legato ai risultati sportivi. Il restante 22% viene assegnato sulla base del radicamento sociale: il 12,54% dipende dagli spettatori allo stadio negli ultimi tre anni, l’8,36% dall’audience televisiva e l’1,1% dal minutaggio dei giovani.
Il nodo degli stadi: solo il 7,1% dei ricavi
Televisione e pubblico allo stadio entrano dunque entrambe nel meccanismo di distribuzione dei diritti, ma nei bilanci dei club hanno un peso radicalmente diverso.
Se i diritti audiovisivi rappresentano nella mediana il 33,5% dei ricavi, il matchday si ferma al 7,1%. Ed è proprio sugli stadi che la Commissione individua una delle principali criticità strutturali del calcio italiano.
A incidere non sono soltanto gli incassi da biglietteria, ma anche hospitality, posti premium e attività commerciali indipendenti dal giorno della partita. Determinanti risultano inoltre la qualità dell’impianto e la possibilità per il club di esserne proprietario.
Nel documento vengono richiamate stime secondo cui gli oltre 150 stadi costruiti o profondamente rinnovati in Europa nell’ultimo decennio hanno determinato per i club proprietari un aumento degli spettatori del 40%. I ricavi da stadio sarebbero cresciuti di oltre il 70% già dal primo anno.
Euro 2032, sul tavolo investimenti per 5,8 miliardi
Il tema degli impianti conduce direttamente a Euro 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia.
Al 31 luglio la FIGC aveva ricevuto candidature da 13 città per 16 impianti. Roma ne ha presentati tre: l’Olimpico ristrutturato, il nuovo stadio della Roma a Pietralata e il Flaminio indicato dalla Lazio. Napoli ne ha proposti due: il Maradona da riqualificare e il nuovo stadio del club, al momento ancora in fase progettuale.
Nel complesso, i dossier presentati prevedono 5,8 miliardi di euro di interventi, escluso il nuovo impianto del Napoli, per il quale non sono ancora disponibili tutti i dettagli economici.
Circa l’80% degli investimenti, pari a 4,6 miliardi di euro, dovrebbe essere finanziato da capitali privati. A ottobre la Federazione dovrà individuare i cinque stadi italiani destinati a ospitare le partite dell’Europeo.