Oura punta a un’IPO da 2,2 miliardi: valutazione fino a 14,1 miliardi, ma gran parte dell’offerta è dei soci

Oura punta a raccogliere fino a 2,2 miliardi di dollari con lo sbarco al Nasdaq. Il produttore finlandese degli smart ring per il monitoraggio di salute, sonno e attività fisica ha fissato una forchetta di prezzo compresa tra 40 e 44 dollari per azione, che al limite superiore attribuirebbe alla società una capitalizzazione di circa 14,1 miliardi di dollari.

L’offerta riguarderà complessivamente 50 milioni di azioni. Di queste, soltanto 13,5 milioni saranno di nuova emissione e vendute direttamente da Oura, mentre 36,5 milioni saranno cedute dagli azionisti esistenti.

La distinzione è rilevante: al prezzo massimo di 44 dollari, l’intera IPO avrebbe un controvalore di 2,2 miliardi, ma circa 594 milioni lordi deriverebbero dalle azioni collocate dalla società. Il resto sarebbe riconducibile alla componente secondaria e quindi destinato agli attuali soci. Oura ha specificato che non riceverà proventi dalle azioni vendute dagli azionisti.

Valutazione fino a 14,1 miliardi

Al vertice della forchetta, Oura arriverebbe a una capitalizzazione iniziale di circa 14,12 miliardi di dollari, calcolata sulle oltre 320,9 milioni di azioni che risulterebbero in circolazione dopo l’offerta.

Su base fully diluted, considerando quindi anche titoli potenzialmente convertibili o esercitabili, Reuters indica una valutazione che potrebbe raggiungere circa 15,6 miliardi di dollari.

Il confronto è con gli 11 miliardi circa attribuiti alla società nel round di finanziamento del 2025, quando Oura aveva raccolto poco meno di 900 milioni di dollari.

La società ha chiesto l’ammissione al Nasdaq Global Select Market con il ticker OURA. Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan figurano tra i principali coordinatori dell’operazione.

Eli Lilly e Dragoneer interessate all’IPO

Il collocamento ha già attirato l’attenzione di investitori istituzionali.

Eli Lilly ha manifestato interesse per acquistare fino a 100 milioni di dollari di azioni, mentre Dragoneer Investment Group potrebbe sottoscrivere fino a 300 milioni. Le indicazioni non costituiscono tuttavia impegni vincolanti all’acquisto.

Gli azionisti venditori concederanno inoltre ai sottoscrittori un’opzione di 30 giorni per acquistare fino ad altre 7,5 milioni di azioni, sempre al prezzo dell’IPO al netto delle commissioni. Anche in questo caso gli eventuali proventi andrebbero ai soci venditori e non a Oura.

Ricavi +74% a 1,21 miliardi

Alla base della valutazione c’è soprattutto la forte accelerazione del business.

Nei nove mesi terminati il 30 giugno 2026, Oura ha realizzato 1,214 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 74% rispetto ai 697,6 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

Il margine lordo è salito dal 51% al 55%, mentre l’Adjusted EBITDA è passato da 83,5 a 106,7 milioni di dollari.

La società ha inoltre generato 60,8 milioni di utile netto, contro appena 1,6 milioni nei nove mesi comparabili del 2025. Oura sottolinea nel prospetto di aver raggiunto la redditività solo recentemente e avverte che non vi è garanzia che questi livelli possano essere mantenuti in futuro.

Perché nei documenti compare una perdita di 924 milioni

Il prospetto contiene però anche un dato apparentemente opposto: una perdita attribuibile agli azionisti ordinari pari a 924,3 milioni di dollari, rispetto ai 182,8 milioni negativi dell’anno precedente.

Non si tratta della perdita netta generata dall’attività operativa.

Il dato deriva principalmente da un dividendo figurativo di circa 985 milioni di dollari riconosciuto ai detentori di azioni privilegiate convertibili e rimborsabili. La voce rappresenta la differenza tra il prezzo pagato dalla società per riacquistare determinate azioni privilegiate e il loro valore contabile.

Partendo dall’utile netto di 60,8 milioni, la contabilizzazione di questa posta porta così alla perdita di 924,255 milioni attribuibile agli azionisti ordinari.

È quindi più corretto distinguere i due dati: Oura è risultata profittevole a livello di utile netto nel periodo, mentre il forte rosso attribuito agli azionisti comuni deriva soprattutto da un effetto contabile legato alla struttura del capitale pre-IPO.

3,6 milioni di anelli venduti in un anno

Anche i volumi mostrano la crescita raggiunta dalla società.

Nei dodici mesi terminati a giugno 2026 Oura ha venduto circa 3,6 milioni di smart ring, pari secondo la società a circa il 2% delle spedizioni mondiali di dispositivi wearable.

Al 30 giugno la piattaforma contava inoltre 5 milioni di abbonati paganti, contro 2,5 milioni un anno prima, con un tasso medio ponderato di retention a dodici mesi di circa 85%.

Il modello di business combina infatti la vendita dell’hardware con l’abbonamento ai servizi digitali, generando una componente di ricavi ricorrenti oltre al prezzo iniziale dell’anello.

Dal wearable alla piattaforma per la salute

Fondata nel 2013, Oura ha costruito il proprio posizionamento attorno a un dispositivo meno ingombrante rispetto agli smartwatch e capace di monitorare parametri come sonno, frequenza cardiaca, attività fisica e altri indicatori biometrici.

La società punta ora a trasformare l’anello da semplice wearable a piattaforma per il monitoraggio continuo della salute, integrando hardware, software, intelligenza artificiale e servizi.

Nel prospetto Oura indica di essere presente in 56 mercati e descrive la crescita dell’abbonamento come una componente centrale della propria strategia.

L’IPO mette alla prova una valutazione cresciuta rapidamente

Il collocamento rappresenterà quindi un test per una società che in pochi anni ha trasformato lo smart ring da prodotto di nicchia a dispositivo consumer con milioni di utilizzatori.

Con una valutazione base che potrebbe superare 14 miliardi di dollari, il mercato dovrà valutare se la crescita del 74% dei ricavi e l’espansione degli abbonamenti giustifichino il forte aumento rispetto agli 11 miliardi dell’ultimo round privato.

Un altro elemento da osservare sarà la composizione dell’offerta: su 50 milioni di azioni collocate, quasi tre quarti provengono dagli azionisti esistenti, mentre la componente primaria destinata a finanziare direttamente Oura rappresenta 13,5 milioni di titoli.

L’IPO vale quindi fino a 2,2 miliardi di dollari nel suo complesso, ma l’aumento effettivo di capitale per Oura è sensibilmente inferiore: un dettaglio decisivo per leggere correttamente una delle quotazioni tecnologiche più attese dell’autunno americano.