AI e credito, il 48% degli italiani pronto agli agenti. Ma la fiducia nell’accuratezza è la più bassa: 5,9 su 10
- 21 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
Gli italiani sono pronti a utilizzare l’intelligenza artificiale anche per decisioni finanziarie complesse, ma chiedono garanzie molto più forti sull’affidabilità delle informazioni. Il 48% sarebbe disposto a far gestire a un agente AI una richiesta di credito, mentre il livello di fiducia nell’accuratezza delle risposte dell’AI generativa si ferma a 5,9 su 10, il più basso tra i 13 mercati analizzati.
È quanto emerge da “AI in Risk: The Rise of Agentic Commerce”, ricerca realizzata da Forrester Consulting per Experian su 6.247 consumatori attivi sul credito in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico, di cui 476 in Italia.
A livello complessivo, il 54% degli intervistati si dichiara disposto a lasciare che un agente AI presenti una richiesta di credito per proprio conto, mentre l’82% si fida già dell’intelligenza artificiale per confrontare prestiti tra diversi operatori.
Italia sotto la media sulla delega all’AI
Il 48% registrato in Italia si colloca quindi sotto la media internazionale del 54%.
La distanza diventa ancora più marcata quando si misura la fiducia nell’accuratezza delle informazioni prodotte dai sistemi generativi: il punteggio italiano è pari a 5,9 su 10, contro una media di 6,8 e un massimo di 8,1 in India.
Più che un rifiuto della tecnologia, dalla ricerca emerge una richiesta di maggiore verificabilità.
Il 73% degli italiani indica infatti come principale rischio degli agenti AI la possibilità che possano prendere decisioni utilizzando informazioni errate o non aggiornate.
L’Italia è l’unico mercato dello studio nel quale questo aspetto supera le altre preoccupazioni. In altri Paesi prevalgono invece il rischio di frode, il furto dei dati o la perdita del controllo sulle decisioni.
L’87% vede un vantaggio nel confronto tra più offerte
La cautela non significa però scarso interesse per le potenzialità dell’AI.
L’87% dei consumatori italiani ritiene che un agente possa confrontare un numero di alternative superiore a quello gestibile manualmente, una quota persino superiore all’85% rilevato sull’intero campione internazionale.
L’86% pensa inoltre che l’intelligenza artificiale possa contribuire a far risparmiare denaro individuando prezzi o tassi più convenienti, mentre l’84% ritiene utile la capacità degli agenti di intercettare elementi che rischierebbero di passare inosservati, come commissioni nascoste o particolari clausole contrattuali.
“I consumatori italiani hanno aspettative molto chiare,” spiega Giulio Mariani, Director Data & AI di Experian Italia. “Vogliono l’AI per confrontare più opzioni di quante potrebbero gestire manualmente: l’87% riconosce questo valore, uno dei tassi più alti nello studio. Ma chiedono che l’AI mostri il proprio lavoro: da dove provengono i dati, come vengono calcolati i confronti, quale metodologia viene applicata. Nel mercato italiano, la trasparenza metodologica non è un optional: è il presupposto per la fiducia”.
Il 60% vive di stipendio in stipendio
Il rapporto mette il rapporto tra AI e finanza anche in relazione alle condizioni economiche delle famiglie.
Secondo l’indagine, il 60% degli intervistati italiani dichiara di vivere di stipendio in stipendio, a fronte di una media complessiva del 48%.
Allo stesso tempo, soltanto il 32% si dichiara stressato dal proprio livello di indebitamento, una delle percentuali più contenute rilevate dall’indagine.
È in questo quadro che l’intelligenza artificiale viene percepita soprattutto come strumento per ottimizzare il budget e confrontare condizioni economiche, più che come tecnologia alla quale delegare completamente le decisioni finanziarie.
La possibilità di trovare un tasso leggermente più conveniente, individuare costi nascosti o confrontare rapidamente diverse alternative assume infatti maggiore rilevanza quando il margine disponibile nei bilanci familiari è limitato.
Solo il 14% concederebbe autonomia condizionale
Il limite più evidente riguarda proprio la quantità di controllo che i consumatori sono disposti a cedere.
Solo il 14% degli italiani concederebbe a un agente AI un’autonomia condizionata, cioè la possibilità di agire autonomamente entro parametri stabiliti in precedenza. È la percentuale più bassa tra i mercati analizzati, contro il 35% della Cina.
Al contrario, il 41% degli italiani vuole che l’AI si limiti a fornire raccomandazioni senza prendere decisioni autonomamente, la quota più elevata dello studio insieme alla Malaysia.
Nel campione internazionale, il 23% sarebbe disposto a consentire a un agente di agire sulla base di regole concordate e appena il 5% gli affiderebbe piena autonomia.
Dati finanziari, disponibilità limitata al 61%
La prudenza emerge anche nella condivisione delle informazioni personali.
Il 61% dei consumatori italiani sarebbe disposto a mettere a disposizione di un agente AI i dati finanziari necessari per automatizzare una richiesta di prestito.
La quota è inferiore a quella rilevata in Cina e India, entrambe al 74%, in Danimarca al 70% e in Germania al 67%.
Il tema della fiducia diventa quindi centrale per banche e operatori finanziari. A livello internazionale, il 75% degli intervistati afferma che si sentirebbe più sicuro nell’utilizzare un’intelligenza artificiale collegata a un istituto finanziario del quale è già cliente e di cui si fida.
Le tre funzioni più richieste dagli italiani
Le applicazioni ritenute più interessanti riguardano soprattutto controllo e prevenzione.
L’83% degli italiani vorrebbe che l’AI fosse in grado di individuare addebiti anomali potenzialmente riconducibili a frodi e inviare immediatamente una segnalazione.
L’80% chiede invece avvisi preventivi in presenza di un rischio di mancato pagamento o scoperto, mentre il 79% considera utile il monitoraggio delle spese mensili accompagnato dalla ricerca di offerte alternative per cambiare fornitore.
La richiesta è quindi quella di un’intelligenza artificiale che lavori principalmente come strumento di controllo, confronto e allerta, lasciando all’utente la decisione finale.
Dall’assistenza alla finanza “agentica”
Il fenomeno analizzato da Experian riguarda il passaggio dai chatbot che si limitano a fornire informazioni agli agenti AI capaci di eseguire operazioni per conto dell’utente.
Nel credito, questo può significare confrontare diversi finanziatori, verificare i requisiti di accesso, compilare una domanda e trasmettere documenti autorizzati. Experian sottolinea che questa evoluzione renderà sempre più importanti verifica dell’identità, gestione del consenso, prevenzione delle frodi ed explainability dei sistemi.
La società sta lavorando in questa direzione anche attraverso Agent Trust, framework annunciato nel 2026 per creare un collegamento verificabile tra consumatore e agente AI e rendere identificabili le azioni avviate autonomamente dai software.
Il quadro italiano appare quindi netto: l’interesse per l’AI finanziaria è già elevato, ma la disponibilità a delegare rimane condizionata dalla qualità delle informazioni, dalla trasparenza dei processi e dal controllo sui dati personali. Per banche e operatori del credito, la sfida non sarà soltanto rendere gli agenti più capaci, ma dimostrare in modo verificabile perché e sulla base di quali dati prendono le proprie decisioni.