Liberi di scegliere: un precedente a livello mondiale che libera bambini e donne dai contesti mafiosi

Roberto Di Bella ha raccontato:

«Facciamoli i nomi: i Brusca, i Messina Denaro, i De Stefano. Sono le stesse famiglie da oltre un secolo, sempre gli stessi cognomi: ho processato prima i padri, poi i figli.»

Nel ripercorrere la sua esperienza giudiziaria, Di Bella richiama l’esistenza di una vera e propria continuità generazionale che alimenta l’infiltrazione criminale nei tessuti sociali: un indottrinamento che si consolida all’interno di nuclei familiari e che rende difficile l’uscita da ambienti criminali senza misure specifiche di protezione e supporto.

Il programma Liberi di scegliere e i finanziamenti

Per favorire il distacco da queste dinamiche, è stato costituito il programma Liberi di scegliere, sostenuto da un finanziamento pubblico pari a 10 milioni di euro all’anno. Le risorse sono destinate a interventi concreti: trasferimento abitativo, assegni di sostegno temporaneo, assistenza nella ricerca di un lavoro e la possibilità di adottare un nuovo cognome, accompagnata da documentazione di supporto per ricollocarsi senza esposizione al rischio.

Il ruolo del terzo settore, e in particolare dell’associazione Libera, è ritenuto cruciale: offre accompagnamento legale, servizi di integrazione sociale e mediazione con le istituzioni locali. Tali attività mirano a colmare il vuoto che spesso separa la dichiarazione di volontà di allontanarsi da contesti criminali e l’effettiva possibilità di ricostruire una vita autonoma.

Roberto Di Bella ha spiegato:

«In molti casi è fondamentale tutelare le madri che rischiano di essere intercettate; un nuovo cognome può proteggere l’identità e favorire la ricerca di lavoro. Queste misure sono pensate per chi non può accedere ai programmi di protezione riservati a chi fornisce dichiarazioni rilevanti all’autorità giudiziaria: non si tratta di equiparare i due percorsi, ma di offrire una via d’uscita a chi manifesta la volontà di affrancarsi dai contesti criminali.»

Protezione dei testimoni: limiti ed esempi

Il tema della protezione dei testimoni resta, però, segnato da criticità storiche. Il caso di Lea Garofalo — vittima della ‘ndrangheta e testimone di giustizia — evidenzia i limiti pratici dei programmi statali: dopo aver reso dichiarazioni importanti, Lea e la figlia Denise furono escluse dal programma per un periodo, rientrarono brevemente e vissero un esilio segnato dall’insicurezza. La vicenda si è conclusa tragicamente e ha alimentato polemiche sulle falle organizzative e sulla necessità di maggiori tutele.

Interventi di assistenza legale esterna, come quelli forniti dall’avvocata Enza Rando e dallo staff legale di Libera, hanno a volte consentito rientri temporanei nei percorsi di protezione, ma le testimonianze raccolte indicano che molti ex-protetti reclamano maggiore continuità, sicurezza e supporto operativo. Inoltre, confessioni processuali come quella di Carlo Cosco hanno contribuito a ricostruire dinamiche interne alle organizzazioni criminali e a mettere in luce i pericoli per chi collabora con la giustizia.

Le associazioni che si occupano della tutela dei testimoni sollecitano regolari incontri con le istituzioni — tra cui quello con il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni — per ottenere garanzie operative e risorse adeguate a stabilizzare i percorsi di protezione.

Approccio giudiziario, carcere e prevenzione culturale

Secondo Di Bella l’approccio esclusivamente penitenziario non è sufficiente: misure restrittive come il 41 bis sono necessarie per l’azione repressiva, ma non bastano a interrompere i meccanismi di riproduzione criminale che hanno radici familiari, sociali e culturali. Per questo occorrono strategie integrate che includano politiche educative, programmi di sostegno psicologico e alternative sociali volte a prevenire il reclutamento dei giovani.

Roberto Di Bella ha concluso:

«Abbiamo capito che contro la mafia non bastava solo la repressione carceraria. Bisogna intervenire sulla genesi del fenomeno, trasformandolo in una questione sociale e culturale: servono scelte educative radicali e nuovi orizzonti affettivi e psicologici. Occorre offrire alternative vere a chi rischia carcerazioni, lutti e latitanze.»

La proposta di combinare misure di protezione sociale con strumenti di reinserimento economico e abitativo vuole dunque ridurre sia il rischio di ritorsioni sia la dipendenza economica dalle organizzazioni criminali. Il coinvolgimento di enti locali, servizi sociali e operatori del lavoro è fondamentale per creare percorsi sostenibili nel medio periodo.

Implicazioni per le politiche pubbliche

I fondi dedicati a programmi come Liberi di scegliere rappresentano un investimento pubblico orientato alla sicurezza sociale: essi richiedono però un sistema di monitoraggio e di valutazione dell’efficacia, per evitare dispersione delle risorse e garantire risultati misurabili. È altresì necessario chiarire i criteri di accesso, i collegamenti con i programmi di protezione ufficiali e le responsabilità degli enti che forniscono assistenza.

Nel dibattito politico e amministrativo si profila quindi la necessità di integrare strumenti giudiziari, welfare locale e iniziative del privato sociale, creando reti territoriali capaci di offrire risposte tempestive e personalizzate a chi decide di interrompere un legame con il crimine organizzato.

In sintesi

  • Il finanziamento di 10 milioni di euro annui rappresenta una spesa pubblica mirata che può ridurre i costi sociali a medio termine se collegata a indicatori di successo (reinserimento lavorativo, stabilità abitativa).
  • Investire in percorsi di uscita dalla criminalità può creare opportunità occupazionali formali, influenzando positivamente il mercato del lavoro locale e riducendo il ricorso all’economia sommersa.
  • Per gli investitori e le imprese locali, la stabilizzazione sociale e la riduzione della criminalità organizzata migliorano il clima di fiducia, favorendo investimenti e rigenerazione urbana nei territori più colpiti.
  • È cruciale implementare sistemi di monitoraggio e partnership pubblico-private per massimizzare l’impatto delle risorse: misurare costi e benefici aiuta a replicare modelli efficaci su scala nazionale.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.