Fallita Celsius porta in tribunale BitMEX per le liquidazioni del crollo covid: chiede 495 milioni di dollari

La massa fallimentare di Celsius Network ha presentato una causa contro BitMEX contestando le liquidazioni forzate verificatesi durante il crollo dei mercati nel marzo 2020 e richiedendo la restituzione di 6.360 BTC, valore attuale stimato intorno a 495 milioni di dollari.

Il ricorso è stato depositato il 12 settembre presso il U.S. Bankruptcy Court for the Southern District of New York dal Blockchain Recovery Investment Consortium, l’amministratore della lite nominato nella procedura fallimentare di Celsius.

Dettagli della causa

Nel documento processuale sono citati come convenuti diversi soggetti collegati alla piattaforma: HDR Global Trading, ABS Global Trading, Shine Effort, 100x Holdings e HDR Global Services, entità operanti in giurisdizioni diverse tra cui Bermuda, Isole Cayman, Inghilterra, Hong Kong, Seychelles e Stati Uniti.

Secondo l’azione legale, Celsius ha subito la perdita di 1.325,84 BTC in una singola liquidazione il 12 marzo 2020; a questa si aggiungono i diritti derivati da reclami assegnati dal fondo d’investimento JST, che il giorno successivo avrebbe perso 5.034,33 BTC. Le posizioni interessate erano, in entrambe le situazioni, soggette a guadagno esclusivamente nel caso in cui il prezzo del bitcoin fosse rimasto stabile o fosse aumentato.

La denuncia ha affermato:

“BitMEX ha intenzionalmente progettato la sua piattaforma e le procedure di liquidazione in modo da provocare la liquidazione delle garanzie e frodare i propri clienti.”

Contesto e meccanismi contestati

Le liquidazioni forzate avvengono quando i conti a leva non rispettano i requisiti di margine: in situazioni di forte volatilità, le piattaforme possono chiudere automaticamente posizioni per coprire esposizioni. Le parti attrici sostengono che, oltre al motore di liquidazione, BitMEX controllasse anche il cosiddetto insurance fund — il fondo che accumula risorse dalle liquidazioni per coprire perdite residue — creando così un conflitto di interessi nella gestione delle esecuzioni.

Questa contestazione solleva questioni tecniche e giuridiche complesse: è necessario dimostrare che le regole di liquidazione siano state applicate in modo anomalo o progettate per favorire l’operatore a scapito dei clienti, nonché stabilire collegamenti diretti tra le azioni della piattaforma e le perdite concretamente subite da terzi.

La presenza di soggetti distribuiti in molteplici ordinamenti pone inoltre problemi pratici di competenza e di esecuzione delle eventuali sentenze: recuperare asset in criptovalute attraverso confini internazionali richiede procedimenti coordinati e spesso lunghi.

Implicazioni per il settore

Una controversia di questo tipo, portata avanti da un amministratore di massa fallimentare, può creare precedenti rilevanti per la responsabilità delle piattaforme di derivati in ambito crypto. Se i tribunali dovessero riconoscere pratiche scorrette, potrebbero scattare richieste risarcitorie diffuse e una maggiore pressione regolamentare su meccanismi di gestione del rischio e trasparenza delle controparti.

Per gli investitori istituzionali e retail italiani, e più in generale europei, la disputa evidenzia la necessità di valutare non solo il rischio di mercato ma anche il rischio operativo e legale associato all’uso di piattaforme con struttura internazionale. Le decisioni giudiziarie potranno influenzare i criteri di due diligence adottati da fondi e service provider nel settore crypto.

Il procedimento si inserisce inoltre in un quadro più ampio di scrutinio normativo sulle attività di trading con leva e sugli exchange che offrono prodotti derivati, ambiti dove le autorità nazionali e sovranazionali stanno progressivamente rafforzando controlli e requisiti di trasparenza.

La causa è destinata a svilupparsi nei prossimi mesi e potrebbe concludersi con accordi transattivi o con pronunce che definiscano limiti e responsabilità per le piattaforme di trading di criptovalute.

In sintesi

  • La disputa legale mette in luce il rischio operativo delle piattaforme di derivati crypto: i professionisti italiani dovrebbero integrare controlli giuridici nelle valutazioni di contagio rispetto ai prodotti a leva.
  • Un esito favorevole per la massa fallimentare potrebbe innescare reclami simili e aumentare il costo di compliance per gli exchange, con effetti sul pricing dei derivati e sulle commissioni.
  • I limiti di applicazione transfrontaliera indicano che anche in caso di sentenze favorevoli il recupero degli asset può essere complesso e dilatato nel tempo, influenzando la liquidità e l’allocazione degli investimenti in criptovalute.


Author: Tony
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