Fisco salva il tfr: niente stretta, resta il paracadute delle aliquote più basse

Nessuna stretta sulla tassazione del Tfr: la possibilità di usufruire, se più favorevole, della tassazione con gli scaglioni e le aliquote in vigore al 31 dicembre 2006 rimarrà pienamente operativa anche dopo l’entrata in vigore del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (Dlgs 117/2026), che scatterà dal 1° gennaio 2027.

Articolo 21 del Testo unico inserisce infatti, al comma 11, la clausola di salvaguardia già esistente:

«Ai fini della determinazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta sui trattamenti di fine rapporto, sulle indennità equipollenti e sulle altre indennità e somme connesse alla cessazione del rapporto di lavoro, di cui all’articolo 19, comma 1, lettera a), si applicano, se più favorevoli, le aliquote e gli scaglioni di reddito vigenti al 31 dicembre 2006».

In pratica, quando si calcola la tassazione del Tfr mantenuto in azienda — distinto dal Tfr versato ai fondi pensione, soggetto a imposta sostitutiva — il lavoratore potrà comunque beneficiare delle aliquote più favorevoli previste a fine 2006 qualora le aliquote in vigore al momento del calcolo risultassero più gravose.

Perché era sorto il dubbio sull’abrogazione

La percezione di un’eventuale abrogazione della tutela era nata dopo la pubblicazione dell’elenco delle disposizioni che, secondo l’articolo 376 del nuovo testo, avrebbero dovuto essere superate alla sua entrata in vigore. Tra le norme indicate figurava la disposizione originaria contenuta nel comma 9 dell’articolo 1 della legge 296/2006 (la Finanziaria 2007), che istituisce il meccanismo di salvaguardia. Tuttavia la clausola è stata ricollocata ed esplicitata nell’articolo 21 del Dlgs 117/2026, eliminando così ogni incertezza normativa.

Impatto fiscale e contabile

La relazione tecnica al decreto non ha rilevato un aumento di gettito derivante dalla soppressione della salvaguardia, un elemento che conferma come eventuali effetti fiscali sarebbero stati concentrati principalmente sui redditi più alti e sugli importi di Tfr più consistenti. Dal punto di vista aziendale, la continuità della disciplina mantiene stabile il trattamento delle passività relative al Tfr e evita scossoni nella pianificazione fiscale e nella valutazione del costo del lavoro.

Per i lavoratori, la conferma della norma significa tutela del potere d’acquisto degli importi liquidati alla cessazione del rapporto di lavoro; per i gestori di previdenza complementare, la scelta tra mantenere il Tfr in azienda o destinarlo ai fondi continuerà a essere valutata tenendo conto non solo della tassazione, ma anche della gestione finanziaria e dei rendimenti attesi.

Conseguenze per mercati e politica

Dal punto di vista macroeconomico e finanziario, la stabilità normativa riduce il rischio politico-legislativo associato alle scelte di lungo periodo degli attori del mercato del lavoro e dei fondi pensione. Una modifica fiscale rilevante sul Tfr avrebbe potuto generare movimenti di liquidità, variazioni nella domanda di strumenti finanziari a lungo termine e riaggiustamenti nei piani di acquisto delle imprese. La conferma della salvaguardia contribuisce invece a preservare un grado di prevedibilità utile per investitori istituzionali e imprese.

Infine, la decisione ha anche una valenza politica: mantenere la tutela evita tensioni sociali e pressioni sui redditi da lavoro dipendente, circostanza che i decisori pubblici valutano spesso con attenzione in vista delle manovre di bilancio.

Raccomandazioni pratiche

Per i lavoratori è consigliabile verificare, in sede di cessazione del rapporto o in caso di valutazione della destinazione del Tfr, l’impatto fiscale confrontando la soluzione del mantenimento in azienda con l’adesione a forme pensionistiche complementari. Per le imprese e i consulenti fiscali, mantenere aggiornati i modelli di calcolo delle passività e i piani di tesoreria resta un elemento cruciale per garantire adeguata informazione e controllo dei costi del personale.

In sintesi

  • La conferma della clausola di salvaguardia sul Tfr riduce il rischio di gettito immediato per lo Stato, ma soprattutto tutela i lavoratori con importi consistenti, limitando impatti redistributivi.
  • Per i mercati finanziari, la stabilità normativa diminuisce il rischio politico e favorisce una pianificazione più prevedibile per i fondi pensione e per la domanda di strumenti a lungo termine.
  • Le imprese beneficiano di certezza nella contabilizzazione delle passività da Tfr, facilitando la gestione del costo del lavoro e la pianificazione finanziaria.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.