Manager sempre più sotto pressione, dipendenti perdono slancio
- 13 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Riaprono le porte degli uffici e, come ogni settembre, torna d’attualità la cosiddetta “sindrome da rientro”. Tuttavia, il disagio diffuso nelle scrivanie non sembra solo un fenomeno passeggero: secondo il rapporto State of the Global Workplace 2026 di Gallup, la condizione di malessere è diventata strutturale per molti lavoratori.
Lo studio, tra i più ampi sull’esperienza dei dipendenti a livello mondiale, rileva che il tasso di coinvolgimento dei dipendenti è sceso al 20% nel 2025, rispetto al 23% registrato nel 2022, attestandosi al valore più basso dal 2020. Gli analisti stimano che questo calo possa tradursi in una perdita di produttività globale pari a circa 10mila miliardi di dollari, corrispondenti a quasi il 9% del PIL mondiale.
La metrica di Gallup misura il legame psicologico dei lavoratori con il proprio lavoro, il team e il datore di lavoro: studi precedenti hanno dimostrato come dipendenti non coinvolti o attivamente disimpegnati incidano negativamente sulla redditività delle imprese, con ricadute sulla crescita economica complessiva.
Anche Italia contribuisce a questo quadro: il livello di coinvolgimento nel nostro Paese è stimato intorno all’11%, inferiore alla media europea del 12%. Dopo un calo significativo tra il 2014 e il 2015, la situazione si è mantenuta sostanzialmente stabile negli anni successivi, ma resta distante dai livelli auspicabili per sostenere produttività e competitività.
Il fattore trainante
La sorpresa principale del rapporto è che il decremento del coinvolgimento è guidato soprattutto dallo scarso engagement delle figure manageriali. Dal 2022 il coinvolgimento dei manager è diminuito di nove punti percentuali; solo tra il 2024 e il 2025 si registra una riduzione di cinque punti, dal 27% al 22%.
Gallup ha dichiarato:
“In breve, i manager un tempo godevano di un ‘premio di engagement’ sul lavoro, ma il loro coinvolgimento è sempre più limitato.”
Il rapporto evidenzia inoltre che le organizzazioni che applicano pratiche di gestione avanzate riescono a invertire questa tendenza: in contesti con le migliori pratiche, il 79% dei manager si dichiara coinvolto, quasi quattro volte la media globale. Ciò indica che interventi mirati a livello aziendale possono avere impatti significativi sulla partecipazione dei leader e, per estensione, sull’intera forza lavoro.
Cause e implicazioni
Dietro il calo del coinvolgimento si possono identificare molteplici fattori: l’estensione del lavoro ibrido senza adeguati modelli di gestione, l’aumento delle richieste di produttività a fronte di tagli organizzativi, l’affaticamento da carichi emotivi e professionali e la mancata formazione dei manager su competenze relazionali e di leadership.
Per le imprese ciò si traduce in costi diretti e indiretti: turnover più elevato, aumento delle assenze per malattia, perdita di conoscenza interna e minore capacità di innovare. Per gli investitori istituzionali e i mercati finanziari, il deterioramento del capitale umano rappresenta un rischio operativo e reputazionale che può influenzare valutazioni di lungo periodo e strategie di allocazione del capitale.
Nel contesto italiano, settori come manifatturiero e servizi professionali, che dipendono fortemente dalla qualità del capitale umano, potrebbero risentirne più di altri. Al contrario, l’aumento della domanda per soluzioni di human capital management e tecnologie HR offre opportunità di investimento per chi punta su digitalizzazione e formazione continua.
Possibili rimedi e ruolo delle istituzioni
Le azioni efficaci richiedono interventi su più fronti: potenziamento delle competenze manageriali, promozione di pratiche di lavoro che favoriscano senso di scopo e autonomia, investimenti in benessere organizzativo e misurazioni periodiche del coinvolgimento. Anche le istituzioni pubbliche possono giocare un ruolo incentivando programmi di formazione, sostenendo iniziative di upskilling e includendo indicatori di capitale umano nelle politiche economiche e di sostegno alle imprese.
Per gli operatori di mercato, integrare metriche di engagement nelle analisi di rischio e nel reporting ESG può migliorare la comprensione del valore a lungo termine di un’impresa e guidare decisioni di investimento più informate.
In sintesi
- La scarsa partecipazione dei dipendenti e, in particolare, dei manager, rappresenta un rischio sistemico per la produttività globale che può riflettersi negativamente anche sulla crescita economica italiana.
- Le imprese italiane con strategie chiare di sviluppo manageriale e investimenti in tecnologie HR possono ottenere vantaggi competitivi e attrarre capitale interessato a asset con forte qualità del capitale umano.
- Gli investitori dovrebbero integrare indicatori di engagement nei modelli di valutazione: aziende con alti livelli di coinvolgimento tendono a mostrare resilienza operativa e potenziale di rendimento più stabile nel medio-lungo termine.
- Politiche pubbliche orientate a formazione e benessere sul lavoro possono aumentare la produttività nazionale e sostenere la competitività dell’Italia in un contesto economico sempre più basato sul capitale intellettuale.